C'è anche la nobile figura di
Ettore Castiglioni, accademico del Cai, compilatore di guide alpinistiche Cai-Tci e musicista, tra i protagonisti di
“Natale in quota”.
Il film a lui dedicato,
Oltre il confine. La storia di Ettore Castiglioni (2017, regia di
Andrea Azzetti e
Federico Massa), fa parte infatti delle quindici pellicole su alpinismo e montagna,
noleggiabili per la visione in streaming fino al 15 gennaio con
Cai e
Trento Film Festival.
Antifascista e partigiano
Ettore Castiglioni scelse di avere come unico confidente il suo
diario. Le sue parole compongono il ritratto di un grande alpinista e insieme la figura di un uomo solo e inquieto. Ma raccontano un cambiamento profondo: da ragazzo di buona famiglia ad antifascista che all’indomani dell’8 settembre 1943 guidò un gruppo di ex soldati sulle montagne della Valle d’Aosta e si adoperò per portare in salvo sul confine svizzero profughi ed ebrei in fuga dalla guerra.
Una vita per la libertà degli altri
«Dare la libertà alla gente per me adesso è una ragione di vita»: scriveva così qualche giorno prima di cadere in un tranello delle guardie di frontiera. L’ultima nota nel diario è del marzo ’44 e non svela nulla degli avvenimenti successivi. Sconfinò nuovamente in
Svizzera e fu arrestato. Privato degli abiti e degli scarponi fu rinchiuso in una stanza d’albergo a Maloja. Durante la notte si calò dalla finestra e affrontò il ghiacciaio del Forno avvolto in una coperta. Morì assiderato in
alta Valmalenco.
Il mistero della sua morte
Cosa lo spinse a tentare una fuga impossibile? Quale missione aveva da compiere oltre il confine? Lo scrittore
Marco Albino Ferrari, curatore dell’edizione critica del diario, ripercorre i momenti salienti dalla vita dell’alpinista, raccoglie documenti e testimonianze e si addentra nel mistero della sua morte.
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