La viabilità nella dorsale dei Nebrodi, «una storia indecente»

Il presidente del Cai Sicilia Francesco Lo Cascio chiede all'Ente Parco e ai Comuni interessati di regolamentare il traffico veicolare e di cooperare per favorire la mobilità dolce nell'area, proponendo modalità di fruizione sostenibile e attenta ai beni naturali
Ad oltre quarant'anni dall'approvazione della Legge regionale n. 98 del 6 maggio 1981 (“Norme per l'istituzione nella Regione Siciliana di parchi e riserve naturali”) e dopo circa trenta dalla Legge 349/91 “Legge quadro sulle aree protette”, che demandavano ai Regolamenti dei Parchi la disciplina concernente “il soggiorno e la circolazione del pubblico con qualsiasi mezzo di trasporto”,
«siamo quanto mai colpiti dal fatto che sulla dorsale dei Nebrodi il tempo sembra sia trascorso invano».
Queste le parole che si leggono in una nota del Cai Sicilia, firmata dal presidente Francesco Lo Cascio, che sono rivolte ai
«soggetti istituzionali a cui è demandato l’obbligo di pianificare la viabilità interna del Parco, così come previsto espressamente dall’art. 16 della Legge regionale 14/88».
Veduta del lago Biviere con l'Etna sullo sfondo © Fabrizio Meli
Presidente Lo Cascio, qual è il ruolo del controllo della viabilità in un parco come quello dei Nebrodi? «Il controllo della viabilità è strategicamente centrale e indispensabile alla soluzione di alcuni principali problemi creati dalle massicce presenze di automezzi di qualsiasi genere, il cui impatto, specialmente nella “dorsale”, è devastante. D'altra parte anche in altre aree protette italiane (Adamello Brenta, Abruzzo, Sila ecc.) molti operatori dei Parchi ammettono che il successo di una buona politica di tutela ambientale è strettamente connessa a una rigorosa definizione della viabilità interna, a partire dalla preclusione al traffico motorizzato di particolari aree ecologicamente fragili e vulnerabili, dove permettere esclusivamente flussi pedonali regolati lungo percorsi attrezzati, limitando al minimo o eliminando del tutto l’inquinamento da gas di scarico e il rumore all'interno dell'area protetta. Tutto ciò, come è ovvio, risulta del tutto coerente con le finalità di preservare le “aree protette” anche se, molto spesso, ciò risulta “impopolare” e mal digerito da una certa politica, tutta protesa a un cieco bisogno di soddisfare l’insano malcostume di consentire a qualsiasi automezzo motorizzato di scorrazzare ovunque». Che vantaggi può una limitazione del traffico motorizzato? «Sui Nebrodi vietare al traffico certe aree o porre forti limitazioni ad esso, mediante stringenti autorizzazioni, consentirebbe di controllare meglio lo scarico selvaggio dei rifiuti, limitare l'insorgere di incendi e del bracconaggio. Favorirebbe inoltre una più agevole attività di vigilanza e deterrenza anche in considerazione dell’esiguo contingente di personale preposto. È oggi sin troppo facile attraversare in automobile la dorsale, sede di varie tappe del prestigioso Sentiero Italia CAI, lungo quella che è di fatto una pista forestale, senza alcun impedimento, vista la colpevole grave omissione da parte degli Enti preposti. Questi ultimi infatti non impediscono il divieto di accesso con mezzi motorizzati nelle aree protette e men che mai svolgono azioni mirate al sanzionamento e al contrasto degli atti vandalici sulla segnaletica orizzontale e verticale, posta in opera con grande fatica dai numerosi volontari del Cai che qualche stolto giornalista liquida come “silenti”. Ovviamente comprendiamo come la chiusura al traffico motorizzato possa dare fastidio a qualche Sindaco e finanche all’Ente Parco ma ribadiamo con fermezza che nelle aree di particolare pregio la vigente normativa comporta la tutela integrale. Una tutela che può essere reale solo se l'accesso viene consentito esclusivamente a piedi».
Segnaletica Sicai nei pressi del Lago Biviere © Fabrizio Meli
Segnaletica Sicai nei pressi del Lago Biviere © Fabrizio Meli
In questo contesto, come si inseriscono le associazioni ambientaliste e i Comuni del Parco? «Cartelli distrutti, sbarre divelte, azioni di ritorsione quali l’incendio delle aree boscate, sono stati all'ordine del giorno nonostante le associazioni ambientaliste e il Parco abbiano messo in atto una massiccia e preventiva campagna di manutenzione della segnaletica, a partire dal Sentiero Italia CAI, e di informazione al pubblico, attraverso, guide, volantini e manifesti. Tutto questo anche a causa dell’impossibilità di un’azione più incisiva e capillare di vigilanza. In tale contesto, i Comuni interessati, invece di supportare e corroborare l’intervento dell’Ente Parco in un'efficace attività di tutela, risultano del tutto indifferenti e in qualche caso “molto disturbati” dalle iniziative delle associazioni ambientaliste. Iniziative volte anche a prevenire ogni possibile maldestro impiego delle cospicue risorse di carattere finanziario in progetti che poco hanno a che fare con la tutela e la valorizzazione delle aree protette». Cosa propone il Cai Sicilia? «Riteniamo che il traffico veicolare nella dorsale abbia da tempo assunto proporzioni non più derogabili dall’Ente Parco e dagli Enti locali deputati allo scopo. Solo attraverso una sua precisa regolamentazione, pur ammettendo un intelligente e compatibile uso collettivo, si potrà prevenire il degrado e la selvaggia fruizione dell'ambiente e del paesaggio, mantenendo habitat di grande valore ecologico per i quali siamo chiamati ad essere “custodi”, nel solco di quella ecologia richiamata nell’enciclica “Laudato Sii”. Occorre, perciò, che l’Ente Parco e i Comuni interessati cooperino per una progettualità finalizzata a percorsi pedonali e ciclabili, non a caso definita come mobilità dolce, favorendo lo sviluppo di posti tappa attrezzati dove accogliere comitive e gruppi organizzati con strutture adeguate (aree pic-nic al coperto, piccoli musei, servizi, ecc.) proponendo nello stesso tempo "modalità d'uso" sostenibili dei beni naturali. Approntare e definire convenzioni e strutture anche con associazioni, cooperative o ditte private, al fine di supportare adeguatamente chi intenda visitare le aree protette in modo corretto, è ciò che il Cai ha cercato di sviluppare con le “Guide del Sentiero Italia”, dove sono riportate, in dettaglio, informazioni tecniche sui percorsi e sui posti tappa da poter utilizzare, attività che ha comportato un notevole sforzo organizzativo, a tutt'oggi ampiamente riuscito. Questo, ci sembra il miglior modo per rispondere non già a qualche “stolto giornalista” del tutto disinformato, ma all’interesse di un’intera collettività che vuole difendere gli ultimi lembi di natura “a due passi da casa”». Quali sono, in conclusione, le vostre specifiche richieste? «Per tali finalità, chiediamo all’Ente Parco di convocare un apposito tavolo tecnico, dove confrontarsi serenamente sulle iniziative ritenute utili a risolvere o mitigare una situazione che anno dopo anno minaccia di cancellare un patrimonio naturalistico di impareggiabile bellezza».