Storie di vie. La via Cassin al Pizzo Badile

Il Pizzo Badile è senza dubbio la montagna simbolo di tutto il gruppo del Masino. Numerose sono le avventure e disavventure alpinistiche che si sono svolte lungo i versanti di questa pala granitica.
Il primo itinerario a essere tracciato sulla sua parete nord-est porta la firma di due cordate: una lecchese, composta da Riccardo Cassin, Gino Esposito e Vittorio Ratti e un'altra, comasca, con Mario Molteni e Giuseppe Valsecchi. Le due cordate si unirono dopo il primo bivacco. L’itinerario fu salito in tre giorni e precisamente dal 14 al 16 luglio del 1937. Fu una salita gloriosa e tragica al tempo stesso; il meteo fu pessimo e durante la discesa Molteni e Valsecchi trovarono la morte per sfinimento.

Pizzo Badile - Parete Nord-est
Pizzo Badile - Parete Nord-est © Matteo Bertolotti (Archivio Sassbaloss)


Gli apritori erano stati appostati alcuni giorni alla Capanna Sciora e attaccarono la parete direttamente dal ghiacciaio. Oggi quest'accesso è stato completamente abbandonato a favore di uno decisamente più comodo.

Pizzo Badile - Via Cassin - Hubert Bailloux sul quarto tiro
Pizzo Badile - Via Cassin - Hubert Bailloux sul quarto tiro © Matteo Bertolotti (Archivio Sassbaloss)

Legate a questa via ci sono alcune curiosità:

F. Gaiser e B. Lehmann il 14 luglio raggiunsero la Capanna Sciora con l’intento di salire la Parete Nord-est del Badile. Dato che delle cordate erano già impegnate nel progetto, il giorno successivo salirono il vicino Pilastro Nord-ovest del Cengalo.

Pizzo Badile - Via Cassin - Hubert Bailloux sul settimo tiro
Pizzo Badile - Via Cassin - Hubert Bailloux sul settimo tiro © Matteo Bertolotti (Archivio Sassbaloss)


Il diedro del secondo tiro è oggi noto come Diedro Rebuffat, ma questa lunghezza di corda venne già superata dai primi salitori (Rivista Mensile del CAI 1937 pag. 355).

Pizzo Badile - Via Cassin Luca Bono a pochi metri dalla S14
Pizzo Badile - Via Cassin - Luca Bono a pochi metri dalla S14 © Matteo Bertolotti (Archivio Sassbaloss)


La via fu attaccata dopo un’attesa alla Capanna Sciora, durante la quale Riccardo Cassin cucinò una cena speciale per i compagni. Dal libro Capocordata: la mia vita di alpinista di Riccardo Cassin (Vivalda Editori, 2001):

[…] Il martedì mattina risaliamo lo spigolo Nord del Badile per circa seicento metri per esaminare da vicino la muraglia nord-est, e ridiscendiamo in arrampicata libera per meglio assuefarci alle caratteristiche del granito. Ci sentiamo in piena forma.
Scendendo, scorgiamo sul ghiacciaio del Cengalo tre masse scure. Che cosa saranno? Andiamo a vedere saltando e aggirando i crepacci: sono tre camosci travolti da una valanga. Dapprima stacchiamo le sei corna, per trofeo. L’idea di uno spezzatino mi tenta e propongo di tagliare una gamba e portarla in rifugio, uscita che suscita lo scandalo di Ratti e di Esposito. Le bestie hanno le pance rigonfie per la fermentazione delle interiora, ma la carne deve essere ottima, frollata com’è sul ghiaccio. Chi però riesce a persuadere gli amici?
“Se non ne volete, la mangerò da solo” dico, e a colpi di piccozza stacco un intero cosciotto.
“In cordata con noi non ti vogliamo”, fanno loro di rimando “e nemmeno in cuccetta”.

Pizzo Badile - Via Cassin - Luca Bono su L17
Pizzo Badile - Via Cassin - Luca Bono su L17 © Hubert Bailloux

Invece in cordata ci sto eccome: cammino da ultimo, trascinando sul ghiacciaio la gamba di camoscio non scuoiata. Per tutto il tragitto i due mi stuzzicano, trovando battute sempre nuove, ed è uno spasso. Anche gli altri al rifugio si uniscono ed è un coro di scherzose proteste mentre pian piano con il coltello scalzo la pelle dalla carna, la strappo rovesciandola e infine lavo il cosciotto sotto la fontana. Dicano quel che vogliono: stasera la mia cena sarà succulenta. […]
Mentre aiuto gli amici nella minuziosa preparazione e suddivisione del materiale per la scalata, un delizioso profumo sale con il vapore della pignatta e si spande intorno. Messa la carne a bollire, aggiunta la debita manciatina di sale, assaggio il brodo con il mestolo esagerando l’espressione del ghiottone soddisfatto. Gli altri mi guardano, non dicono niente. Torno ai sacchi, poi mi riavvicino alla pentola. “Ci vuole ancora un po’ di sale” dico per attirare l’attenzione, e sorseggio un altro po’ di brodo. Ratti, il più goloso di tutti, è il primo a cascarci:
È buono?”
“Una delizia!”
“Me ne fai assaggiare un po’?”
“A te il brodo di carne marcia fa male…”
Lo scherzo continua finché il tramonto non ci chiama all’aperto. Il tempo non è soddisfacente, fantastici giochi di luce e luminose sbarre d’oro buttate dal sole attraverso le nubi illuminano la Bondasca. L’ora tranquilla è un po’ triste. Poi il profumo del bollito di camoscio, rientrati nel rifugio, ci fa riprendere il gioco.
Ora provo un po’ di carne staccandola con la forchetta e giuro che non ne darò nemmeno un pezzettino a quelli dallo stomaco delicato. Gli amici intanto elogiano la mia perspicacia e si battono il petto contriti per essere perdonati e ammessi al banchetto, ben sicuri che nessuno si tirerà indietro. […]
Todeschini e Ratti apparecchiano la tavola. “Il nostro camoscio è ormai cotto” dice Comi.
“Come sarebbe il nostro? E’ il mio camoscio, e me lo mangio tutto da solo”.
La cena è allegrissima: con il brodo c’è minestrone di riso per tutti e la carne è abbondante. I miei ospiti, oltre a complimentarsi con me, offrono a loro volta frutta, biscotti e tè, e la sera passa veloce. […]

Luca Bono, Hubert Bailloux e Matteo Bertolotti in vetta al Pizzo Badile dopo aver ripetuto la via Cassin
Luca Bono, Hubert Bailloux e Matteo Bertolotti in vetta al Pizzo Badile dopo aver ripetuto la via Cassin © Matteo Bertolotti (Archivio Sassbaloss)