Poi le montagne si riprendono le grotte

Un crollo all’ingresso del Tanone Grande della Gacciolina, in Alta Val di Secchia (RE), impone una riflessione su situazioni geologiche che mutano velocemente e anche su grotte che finiscono la loro esistenza
Il vuoto di una montagna può essere individuato, ma rimanere buio e indistinto. Quando viene illuminato e percorso, si fa grotta, acquista estensione e profondità, può essere ulteriormente esplorato, studiato, diventare oggetto di conoscenza. Per entrare nella montagna, serve un ingresso percorribile. A volte ne troviamo più di uno. Di recente, su "Lo Scarpone”, abbiamo parlato di nuove cavità, di nuove scoperte ed esplorazioni. Adesso parliamo di quando gli ingressi delle grotte rischiano di chiudersi e di quando diventano intransitabili. Ce ne dà occasione il crollo avvenuto non molto tempo fa all’ingresso del Tanone Grande della Gacciolina, nell’area carsica dell’Alta Val di Secchia, in provincia di Reggio Emilia. La grotta e l’area sono stati oggetto di innumerevoli esplorazioni e studi; tra questi, un importante studio sulla formazione gessoso-calcarea nell’alta Valle del Secchia,  a cura del Comitato Scientifico della Sezione di Modena, uscito nel 1949, che costituì fu il primo volume delle Memorie del Comitato Scientifico Centrale del Club Alpino Italiano. Non possiamo inoltre dimenticare che l’area dell’Alta Val di Secchia rientra nel “carsismo nelle evaporiti e grotte dell’Appennino Settentrionale”, che è la candidatura italiana ufficiale alla lista del Patrimonio Mondiale Unesco per il 2023. Stiamo parlando di Gessi, qui molto antichi, che rappresentano uno straordinario patrimonio di conoscenza. Abbiamo perciò posto alcune domande ad Alessandro Casadei Turroni, che questi Gessi del Trias li conosce per averli percorsi ed esplorati al loro interno.
Salone Bertolani nel Tanone Grande della Gacciolina © Archivio GSPGC
Casadei, come vi siete accorti del crollo all’ingresso del Tanone della Gaggiolina?  «La segnalazione è arrivata da amici che abitano a Castelnovo ne’ Monti, poco distante dall’ingresso della grotta, all’interno della Riserva MAB (progetto sull’Uomo e la Biosfera, n.d.r.) dell’Appennino Tosco-Emiliano. La grotta si sviluppa nei Gessi Triassici, rocce di origine evaporitica, che si depositarono nelle acque dell’antico mare della Tetide oltre 200 milioni di anni fa. I cambiamenti che avvengono nelle grotte nei Gessi Triassici, geologicamente parlando, sono molto rapidi, e uno speleologo, nel corso della propria vita, può direttamente osservarne la continua evoluzione».
Passaggio nella grotta del Monte Caldina © Archivio GSPGC
Come nascono, e come si estinguono le grotte in queste rocce?  «Le acque che si infiltrano in profondità, sciogliendo il gesso e il sale eventualmente presente, aprono larghi vuoti che ne consentono l’esplorazione. A volte però succede che i crolli delle parti inziali ne precludano gli ingressi, come è successo per il complesso carsico di Monte Caldina, la grotta più profonda al mondo in questo tipo di rocce. Il percorso sotterraneo – oltre un chilometro di sviluppo e 265 metri di profondità – non è ora più accessibile».   Quali sono i consigli più importanti per chi intende frequentare quest’area splendida e singolare? «Il fascino dell’oscurità non deve mai far perdere di vista la sicurezza; si raccomanda quindi ai turisti e ai curiosi di non inoltrarsi da soli in grotta. Questo vale ovunque e ancora più nelle cavità dell’Alta Val di Secchia; le escursioni sul territorio devono svolgersi con molta attenzione e cautela, sempre accompagnati da speleologi che ne conoscono bene le risorse ma anche i rischi». Torneremo a trattare questi importanti temi su “Montagne 360”, anche chiedendo a studiosi come la crisi climatica può incidere sull’evoluzione geologica. Alessandro Casadei Turroni è socio del GSPGC, Gruppo Speleologico Paletnologico Gaetano Chierici di Reggio Emilia, e tecnico del SAER–CNSAS, Soccorso Alpino e Speleologico dell’Emilia - Romagna. Le immagini a corredo appartengono all’Archivio fotografico del GSPGC.
Anni '90, quando la Grotta del Monte Caldina era ancora percorribile © Archivio GSPGC