I tre gardenesi in vetta alla Seconda Pala di San Lucano © M. Dejori, T. Prinoth, A. WalpothDal 27 al 29 ottobre scorso, Martin Dejori, Titus Prinoth e Alex Walpoth hanno aperto Un Mondo a parte (VIII A0 IX-), sulla parete sud della Seconda Pala di San Lucano (2340 metri), nelle Dolomiti Bellunesi. Il nome della via è un tributo a un ambiente che Ettore De Biasio descriveva così nella sua guida: “Le Pale di San Lucano sono montagne diverse. Si entra e si esce in un mondo totalmente a parte. Su queste pale, imperiosamente superiori alle Marmarole, alle Civette, ai Burèl, sono state salite cime imprendibili e senza nome, oltre le tracce dei boscaioli, lungo le cenge più estreme, le pareti e i diedri più grandiosi delle Alpi calcaree, i pilastri impossibili, all'inferno e ritorno”. I tre gardenesi non sono nuovi ad avventure di grande spessore nell'ambiente descritto: nel 2020 la cordata ha aperto Guardiano dei sogni sulla sud della Terza Pala (1400 metri, VIII+), mentre l'anno prima Alex e Titus avevano tracciato la via dei ritorni (440 metri, VIII e A1) sulla meridionale della Seconda Pala. Ma le loro “scorribande” si sono spinte fino all'Agner e all'Antelao, sempre con realizzazioni di grande pregio. Qui Martin ci racconta qualcosa di più del loro modo di andare in montagna, uscirà quindi un servizio completo sul prossimo numero de La Rivista del CAI.
Un mondo a parte è una via impegnativa, a partire dall'avvicinamento che porta in una zona remota.
L'avvicinamento è una bella avventura, bisogna salire uno zoccolo con terreno non molto buono dopo l'incendio che c'è stato qualche anno fa. È una via per chi vuole fare fatica, ci vuole la voglia di andare fuori per un po' più di un giorno, non è fattibile senza dormire su. Ma quando usciamo, vogliamo stare fuori sempre un po' di più, almeno per il nostro ritrovo annuale.
Davvero la qualità del roccia è buona?
Sì. È sempre dolomia, quindi a tratti è spettacolare, a tratti devi sapere quale appiglio prendere e quale no. Nelle Pale in generale è molto buona, molto lavorata. Secondo me ci sono un po' di differenze tra le varie pareti. Come roccia non è tanto dura, quando diventa grigia è bellissimo. E nel giallo ci sono buchi che su altre pareti non trovi. A volte si trovano anche belle fessure.
I tiri che vi hanno impegnato di più?
Il secondo dopo il bivacco forse è quello un po' più difficile, e quello di Titus per uscire dal ripido. La seconda lunghezza dopo il bivacco presenta una roccia bellissima. Ci sono le protezioni dove servono. Da sotto non vedi e non è facile capire come passare, ma poi arrivi a un buco e poi a un altro. C'era quello che serviva, non uno di più o di meno. Sulla dolomia passi sempre! L'anno scorso, quando siamo stati sull'Antelao, siamo andati più vicini a pensare che non saremmo passati.
Siete riusciti a tenere una bella linea.
Non abbiamo dovuto deviare troppo dal verticale. All'inizio non eravamo così fiduciosi, pensavamo di andare un po' più a destra. Ma poi la roccia gialla sembrava bella e siamo andati dritti, anche perché andare a destra ci avrebbe portato sugli strapiombi.
Martin Dejori sui primi metri del settimo tiro di Un mondo a parte, una delle lunghezze più difficili © M. Dejori, T. Prinoth, A. WalpothSull'Antelao vi eravate trovati più in difficoltà?
La via [Oltre il Diau, 2023, IX, A2] era più impegnativa, a un certo punto non eravamo sicuri se saremmo passati o meno, a tratti la parete diventa liscia. Lì Titus ha percorso il tratto più difficile: una placca liscia dove non metti nemmeno i cliff. Era roccia svasa, calcare tipo Verdon. È stato una bestia. In libera non siamo riusciti a passare integralmente, lui ha fatto qualche passaggio sul IX, credo che il tiro sarebbe stato 7c in libera.
Sempre e solo chiodi?
Noi proviamo a tenere questo stile, che lascia un punto di domanda. Noi non ci portiamo gli spit. Se hai due spit, poi magari quando sei in difficoltà li metti. A fare come facciamo noi, poi in qualche maniera ti arrangi. Se non ci riusciamo pazienza. Torniamo indietro, strada libera ai più forti.
Cosa mi dici di Guardiano dei sogni?
Quella è una via, la nostra più difficile, che già dal nome parla di avventura. Tre giornate sulla Terza Pala, in un altro mondo, anche perché eravamo nel periodo Covid, eravamo tutti e tre molto carichi, con tempo a disposizione. È una via impegnativa, completa. La libera? È fattibile, più che sull'Antelao. Ma per noi, all'inizio magari ci diciamo che sarebbe da andarci. Poi, quando passa un po' di tempo, siamo più attirati da nuove cose. Andare a fare la libera sarebbe un po' come un lavoro: provare e riprovare lo stesso tiro...per me è bello se va la prima volta che ci provo. Comunque ci piacerebbe che qualcuno andasse a provarle. Non è come aprire ma quasi, con così poche protezioni l'avventura è assicurata.
Titus sull'ottavo tiro, roccia friabile © M. Dejori, T. Prinoth, A. WalpothChe differenze ci sono tra di voi, come idea e tecnica di scalata?
Direi che siamo tutti della stessa idea, ci piace fare le stesse cose. È un bene, non abbiamo troppe discussioni. Tecnicamente siamo cresciuti tutti con la stessa scuola. Io e Alex abbiamo fatto le prime vie insieme alle elementari. Il nostro maestro è stato Stefan Stuflesser, ci ha dato una buona impostazione, una buona tecnica. Secondo me, quando c'è da spingere, Titus ha qualcosa in più. C'è stato un periodo che gli dicevamo: prima o poi questo volo lo farai...sul Sass dla crusc pensavamo che sarebbe accaduto per davvero, ma alla fine lui si tiene sempre e sale.