Walter Bonatti © Archivio Walter Bonatti - Museo Nazionale della MontagnaGirovagare tra gli archivi del Museomontagna di Torino regala, da qualche anno a questa parte, suggestioni ancora maggiori di quelle che ha sempre offerto. Tra i materiali delle spedizioni del Duca degli Abruzzi, della celebre spedizione al K2 del 1954 e molte altre, si possono infatti trovare i materiali dell’archivio Walter Bonatti. La famiglia ha voluto donarli a un ente che sapesse conservarli, tutelarli e, soprattutto, valorizzarli.
Un archivio straordinario, per consistenza e per interesse. Fondamentale per mettere a fuoco quella che è stata la lucida determinazione di Bonatti. Un conservatore, fin dall’infanzia. Caratteristica questa che ci permette oggi di ricostruire con precisione molti momenti della sua vita, da quella pubblica a quella privata. La famiglia, il primo matrimonio e la relazione duratura con Rossana Podestà. Poi tutto l’alpinismo, dalle prime salite quando sboccia la passione, alle più dure e celebri. I grandi problemi alpinistici del tempo, magistralmente risolti con ingegno e fantasia da Bonatti. Ci sono poi gli anni maturi, quelli del grandi reportage di Epoca, e il post, dedicato alla scrittura dei libri, al riordino dei ricordi e delle sue imprese. Storie di un’altra epoca a cui oggi guardiamo con malinconia.
Sul set del film La montagna di Edward Dmytryk l'attore Spencer Tracy chiede un autografo a Walter Bonatti. © Archivio Walter Bonatti - Museo Nazionale della MontagnaL'archivio Bonatti
L’archivio contiene di tutto. Parliamo di 63 metri lineare di documentazione cartacea, tra cui scritti personali, documenti, relazioni tecniche. Ma anche diplomi, taccuini, appunti, bozze di libri, materiali di ricerca, lettere di ammiratori e corrispondenze ufficiali. Oltre a questo, molto altro. Compaiono, a esempio, alcune bozze e sceneggiature per fumetti dedicati alle avventure di Walter Bonatti. Bonatti sul Nilo, tra bufali e leoni. Storie che stavano per essere pubblicate, praticamente pronte, da Massimo Baldini negli anni Novanta sulla rivista Magic. Tra i disegni compaiono infatti anche alcuni numeri, usciti in edicola. Come quello del dicembre 1990: Walter Bonatti: Vivere l'avventura!, disegnato da Enea Riboldi e Alfredo Castelli, su testi dello stesso Walter. O anche, Walter Bonatti. Sulle rapide dello Yukon. Veri e propri pezzi per collezionisti.
Alcuni numeri della rivista Magic, con i fumetti dedicati a Walter Bonatti © Archivio Walter Bonatti - Museo Nazionale della MontagnaL’archivio si arricchisce poi di premi e onorificenze, 45 per l’esattezza, tra medaglie e distintivi. C’è tutta la sua attrezzatura alpinistica, quella impiegata per le grandi imprese e quella usata nella quotidianità degli allenamenti. Ci sono piccozze, ramponi, scarponi, zaini, caschetti. Impossibile non ricordare il caschetto bianco, quello dell’impresa sulla nord del Cervino, quello ammaccato dalle pietre di mille avventure. Ci sono gli oggetti etnici, raccolti nei viaggi in giro per il mondo, alla ricerca delle ultime aree ancora bianche sulle carte geografiche. Le macchine fotografiche, dove si scopre il curioso sistema di autoscatto inventato e testato da Bonatti in persona. Strumenti che si sono rivelati fondamentali per la realizzazione dei grandi reportage per il settimanale Epoca. Il risultato di questo periodo sono infatti 150mila fototipi, di cui circa 75mila diapositive e poco meno di 15mila negativi. 6000 stampe fotografiche e oltre 9000 provini a contatto. Ancora filmati, interviste, video che documentano viaggi privati. Si trovano poi VHS, più avanti CD e DVD, segno del passare dei tempi. Una foto mostra il due volte premio Oscar Spencer Tracy chiedere un autografo a Bonatti, poco sotto esce fuori una lettera, di un bambino delle elementari. Di cognome fa Bonatti e chiede di poter raccontare di essere un suo parente. Testimonianze conservate con uguale cura, con uguale importanza.
Bonatti con Emilio Fede in una palestra di roccia presso Courmayeur, durante una ripresa TV nel luglio 1959. © Archivio Walter Bonatti - Museo Nazionale della MontagnaQuello di Bonatti è un archivio unico, così come il suo produttore. Un’icona, irripetibile, nella storia. Sia per le imprese realizzate, come l’exploit sul Grand Capucin, nel 1955; la salita, mai ripetuta, del Gasherbrum IV, nel 1958, insieme a Carlo Mauri; il Dru, ancora nel 1955. E molte altre, fino alla grande solitaria invernale sulla nord del Cervino, per una via nuova. Il suo personale modo di dire addio all’alpinismo estremo, ai tempi che, inesorabilmente, segnavano la fine di un tipo di alpinismo eroico. Oggi, qualcosa di questo archivio, le parti più affascinanti e utili a inquadrare e raccontare l’alpinista, il fotoreporter e l’uomo Walter Bonatti, si possono ammirare nell’esposizione permanente realizzata dal Museomontagna di Torino. Visitarlo aiuta a comprendere qualcosa in più su quest’uomo che ha attraversato i tempi e contagiato le generazioni. Bonatti è l’eroe di tutti, lo dimostrano i numeri che Topolino gli ha dedicato e quel suo messaggio autografo “Ai lettori di Topolino, un amico”. Bonatti è l’amico di tutti, o quello che tutti avremmo voluto avere. Il nonno da cui farsi raccontare storie di altri mondi. Un uomo capace di fermare le emozioni, di intere generazioni, continuando ancora oggi ad alimentare il suo mito, ormai destinato a diventare leggenda.