Joseph Gaspard, l'alpinista al fronte

Il 4 aprile 1974 muore a 93 anni Joseph Gaspard, guida del Cervino e protagonista dimenticato della guerra bianca. Scalò la Tofana sotto il fuoco nemico e tornò dalla morte, con umiltà e resistenza.
Joseph Gaspard e Ugo di Vallepiana, nel 1957

Il 4 aprile 1974, alla bella età di 93 anni, muore la guida del Cervino Joseph Gaspard. Ha scalato per primo la cresta del Furggen con Carrel e Piacenza, poi è stato segnato dalla Guerra. Per sempre. La guerra bianca delle Tofane, dall’altra parte delle Alpi.

 

La primavera del 1916

Alla fine di maggio del 1916 il colonnello Tarditi decide che bisogna salire sulla spalla della Tofana di Rozes per bombardare il Castelletto. Ma come si fa a scalare la parete? È venuto il momento che gli alpinisti aiutino gli Alpini. Tarditi chiama Ugo di Vallepiana e gli indica il budello di roccia scura. È un percorso spaventoso a vedersi, cadono pietre di continuo, ben pochi arrampicatori ci proverebbero in tempo di pace, ma Vallepiana è ottimista per natura: “Conosco un uomo che potrebbe forse scalare il suo camino, signor colonnello: si chiama Giuseppe Gaspard”. Gaspard viene richiamato a Cortina quando le Dolomiti si colorano di fiori. L’umile uomo del Cervino non ha mai visto le crode calcaree: sono belle, verticali e senza ghiacciai. Gaspard e Vallepiana affrontano l’impresa nella seconda metà di giugno, quando la neve se ne va. La roccia è cattiva, inzuppata, muffosa, e lo stillicidio dell’acqua di fusione si trasforma in torrente con le piogge; il rischio della scalata è raddoppiato dai colpi dell’artiglieria nemica che punta i due uomini come lucertole sul muro. Gaspard è costretto a manovre funamboliche per superare le strozzature. Confida nelle nebbie per nascondersi agli austriaci.  Gli occorrono sedici giorni di fatiche per scalare il camino della Tofana, dove supera molte volte se stesso: quando viene colpito dalla fucilata di un cecchino; quando grandina e fa tempesta; quando precipita e si salva per miracolo. L’incidente non lo abbatte, al contrario. Ora che il peggio è passato non resta che continuare fino alla fine. Superate le ultime difficoltà, attrezzate le tratte di corda, Gaspard e Vallepiana sgattaiolano di cengia in cengia e all’inizio di luglio accarezzano finalmente la cresta della Tofana a 2900 metri. La via è aperta, ora gli Alpini possono piazzare le loro mitragliatrici. Alla fine il Castelletto salta per i colpi precipitati dal cielo e soprattutto per le mine che scoppiano nella pancia della montagna con l’esplosione dell’11 luglio, eppure la guerra continua senza pietà perché le Dolomiti hanno mille castelli di roccia da conquistare, e la guerra di montagna non si vince mai.

 

Morte e rinascita di una guida

Arriva anche la primavera del 1917. A maggio Gaspard e Vallepiana ripartono per la Tofana di Rozes, nell’ennesimo tentativo di trovare una via. Arrivano in cima poco prima di notte, quando scoppia il temporale. Il fulmine entra nella spalla sinistra di Gaspard e gli esce dal piede, fermandogli il cuore. Anche il respiro si arresta, la baracca puzza di carne bruciata. Per due ore Vallepiana prova il massaggio cardiaco schiacciando la sua guida sul letto di pietra, premendo e pregando, poi gli spalanca la bocca e gli soffia l’aria nel petto, rianimandolo. La mattina seguente la teleferica di Fontana Negra trasporta il corpo martoriato di Joseph a Zuèl, a valle di Cortina. In ospedale viene parcheggiato nella corsia dei moribondi perché i medici lo considerano perduto: ha il fianco e il braccio carbonizzati, ha perso conoscenza per molto tempo e ha passato una notte all’addiaccio in condizioni disperate. Ma Gaspard ha la pelle dura e nonostante le ferite si salva e ricomincia a vivere.