Il tempo delle castagne

Ricci e castagne © Antonio Rinaldi

La stagione delle castagne è in corso; per molte famiglie una gita per la raccolta è una tradizione che porta indietro nel tempo, magari al ricordo dei nonni che vivevano sulle montagne, alpine o appenniniche, prima che per questioni principalmente lavorative si scendesse a valle. 

 

Una gita a raccogliere le castagne è una bella occasione per una giornata all’aria aperta, magari in compagnia; va certamente usato un pizzico di educazione e buon senso perché, vale la pena ricordarlo, i boschi sono quasi sempre proprietà private; alcuni castagneti poi sono anche coltivati a fini di raccolta, i cosiddetti castagneti da frutto, e in quelli proprio non si deve raccogliere (ci sono solitamente chiare indicazioni); in altri boschi, più “selvatici”, la raccolta è tollerata, ma c’è da usare sempre cautela ed educazione dato che si è in casa d’altri.

 

Vale la pena ricordare che il castagno, oltre che un passatempo autunnale, come è per lo più al giorno d'oggi, è stato per molti anni l'albero del pane delle popolazioni della montagna. Un po' come del maiale, del castagno non si buttava via niente: le foglie erano usate per fare materassi e giacigli per uomini e bestie, le frasche per fare fascine, i pali intrisi di tannino per fare palificate e costruzioni durature e resistenti, e i frutti ovviamente per essere mangiati subito in vari modi, ma anche per far farina. Le castagne venivano infatti essiccate negli essiccatoi (alcuni dei quali stanno oggi tornando ad accendersi grazie ai giovani che riscoprono questa antica tradizione) e dalle castagne secche si ricavava poi la farina, con la quale si facevano pattona, castagnaccio, il pane (mischiando la farina di castagne a quella di grano) e tante altre specialità che per fortuna sempre più stanno tornando nei menu dei ristoranti delle zone montane a testimonianza del fatto che la tradizione del castagno è ancora viva.