In cima al couloir © G. RavizzaA volte il destino sembra metterci davvero lo zampino: lunedì 31 marzo Giovanni Ravizza, con Niccolò Bruni, ha aperto sulla Tour des Jorasses il Gran Couloir 1850, una via di misto valutata ED M6+ e dallo sviluppo di 550 metri. Fino a qui, al di là del sicuro valore dell'itinerario, niente di particolare, se non che le due guide alpine hanno tracciato una linea lungo un couloir che aveva adocchiato a suo tempo niente meno che Gian Carlo Grassi, di cui il giorno seguente (1° aprile) ricorreva il 34esimo anniversario della sua scomparsa. Il fatto è che nessuno dei due alpinisti era al corrente di questa coincidenza, fino a quando un accademico non ha contattato Giovanni per farglielo presente, dando all'apertura il significato di un tributo tanto involontario quanto comunque sentito. "Mi ha scritto Marco Conti - spiega Ravizza- e mi ha raccontato che Gian Carlo aveva visto quel couloir, era nelle sue mire. Aveva incaricato Michele Ghirardi di andare a binocolarlo. Poi non se ne fece più nulla, ma mentre lo salivo avevo la netta sensazione che sarebbe stata una di quelle linee che gli sarebbero piaciute: un pendio di neve che finisce in una strozzatura con una cascata in fondo".
In apertura su Gran Couloir 1850 © G. RavizzaLa via si trova sul versante sud del Monte Bianco, in val Ferret. Il Tour des Jorasses è una imponente struttura di pilastri, il primo itinerario aperto fu il Gran Diedro (agosto 1970), autori una cordata d'eccezione composta da Gianni Calcagno, Leo Cerruti e Guido Machetto. "Noi siamo andati su lunedì: partenza ore 5.40 da fondovalle, 1500 metri di avvicinamento in 3 ore e 10 minuti, la prima parte è in comune con il sentiero per il rifugio Boccalatte. Il couloir parte tra il pilastro sud e la punta Massimo. Ne sono usciti 9 tiri, siamo usciti sulla spalla sinistra. Lì ci siamo ricongiunti a una via del 1931 proprio di Boccalatte, ma non siamo andati in cima, anche perché mancavano ancora 200 metri".
Ravizza e Bruni hanno lasciato 6 soste a chiodi e 3 bakalov per le discese in doppia. "Il ghiaccio era buono al mattino, poi lì rimane esposto dalle 10, per cui quando siamo scesi, in fondo era appena tornato in ombra e iniziava a riformarsi. Condizioni comunque di ghiaccio cariato o che si stava scollando".
Il nome della via invece è un tributo alla società delle guide alpine di Courmayeur, fondata nel 1850 e di cui Niccolò Bruni è socio.
Le nove lunghezze © G. Ravizza