Lino Zani e Giovanni Paolo II in Adamello © Archivio Lino ZaniEra l’inizio degli anni Cinquanta quando un giovane sacerdote polacco, Karol Wojtyła, sciava sulle pendici dei monti Tatra con la sua tonaca che svolazzava al vento. I compagni di escursione lo ricordano per la sua resistenza, la sua agilità e la capacità di affrontare lunghe camminate con lo zaino sulle spalle. "L’atleta di Dio" lo avrebbero poi chiamato, un appellativo che lo avrebbe accompagnato per tutta la vita, persino quando sarebbe diventato Papa Giovanni Paolo II. Ma la montagna per lui non era solo sport, era silenzio, preghiera, un luogo in cui sentirsi vicino a Dio.
Oggi, a vent’anni dalla sua scomparsa, il ricordo di Giovanni Paolo II si intreccia inevitabilmente con quello della sua passione per la montagna. Durante il suo pontificato, non rinunciò mai a cercare momenti di raccoglimento tra le vette, lontano dai riflettori, per immergersi in quell’ambiente che considerava sacro. Celebre è l’episodio del 1984, quando in compagnia del Presidente della Repubblica Italiana Sandro Pertini fu accolto al rifugio "Caduti dell’Adamello", a oltre 3000 metri di altitudine, per poi sciare sulla Vedretta della Lobbia.
Giovanni Paolo II con Sanro Pertini in Adamello © Wikimedia CommonsIl rapporto di Wojtyła con la montagna non era solo fisico, ma profondamente spirituale. Durante l’Angelus del 20 giugno 1993, da Campo Imperatore sul Gran Sasso, pronunciò parole che rivelavano la sua concezione della natura come via privilegiata per la contemplazione: "Qui il silenzio della montagna ed il candore delle nevi ci parlano di Dio e ci additano la via della contemplazione". Per lui, il respiro delle cime e il ritmo cadenzato dei passi sui sentieri rappresentavano un modo per elevare l’anima, per ritrovare sé stessi nel silenzio.
A testimoniare questa sua dimensione più intima c’è Lino Zani, alpinista, maestro di sci, rifugista e conduttore televisivo che lo accompagnò in diverse esperienze. Zani racconta di come il Pontefice, una volta raggiunta una cima, si isolasse per lunghi momenti di preghiera. Quei momenti di raccoglimento non erano semplici pause, ma un vero e proprio ritorno alle radici della sua fede.
Giovanni Paolo II e Lino Zani in Adamello © Archivio Lino ZaniTra le montagne italiane che lo accolsero, oltre al già citato Adamello, ci sono le Dolomiti, dove soggiornò spesso nella zona di Lorenzago di Cadore; il Gran Sasso, luogo di ritiri spirituali e momenti di preghiera; e il Monte Rosa, dove visse esperienze intense di contatto con la natura. Anche la Valle d’Aosta lo vide protagonista di escursioni, in particolare nella zona di Les Combes di Introd, dove si recava per brevi vacanze estive.
A due decenni dalla sua morte, Giovanni Paolo II rimane non solo il Papa viaggiatore e carismatico leader spirituale, ma anche l’uomo che trovava nella montagna il suo rifugio dell’anima. Un modo di intendere le montagne che per qualcuno è diventato lezione: nell’epoca della frenesia e della connessione costante, la natura continua a offrirci una via per il raccoglimento, la contemplazione e la riscoperta di noi stessi.