Giovanni Mori: "La montagna oggi è tutto quello che è difficile da raggiungere"

L'ingegnere ambientale e divulgatore ha tenuto un incontro al Forte Tenaglie di Genova. "Un parco urbano sui monti non è una idea negativa in sé, ma bisogna fare attenzione a non consegnarsi al turismo di massa"
Un momento della conferenza Città invivibili © G. Sassi

Dove finisce la città e inizia la montagna? La domanda è meno filosofica di quanto si potrebbe pensare se la caliamo nelle questioni sociali e ambientali che interessano il nostro territorio. A Genova, per esempio, è in atto un progetto di "valorizzazione" della montagna che prevede la realizzazione di una funicolare, l'allargamento e lo spianamento di diversi sentieri, la posa di lampioni e la realizzazione di punti di ristoro semipermanenti sui monti sopra la città. E qui la questione si fa più complicata, perché i sostenitori delle opere le vedono come un contributo alla realizzazione di una sorta di grande parco urbano. I detrattori, invece, spesso sono appassionati della montagna che amano viverla così com'è, in tutta la ricchezza che la natura può offrire e che nel caso de La Superba, presenta rilievi di tutto rispetto fino al Diamante, 800 metri di quota, e oltre.

Ieri, sabato 29 marzo, al limitare della montagna interessata dai cambiamenti sopra descritti, si è tenuta la conferenza/spettacolo Città invivibili, ospitato a Forte Tenaglie. La fortificazione, risalente al secolo XVII, è un luogo recuperato dall'associazione La Piuma per offrire ospitalità a madri e bambini e dove persone che si stanno reinserendo nel tessuto sociale aiutano a gestire l'importante patrimonio naturale costituito da terrazzamenti, piante, animali. Forte Tenaglie, con una splendida vista sulla città sottostante, è una sorta di confine tra mondo urbano e montagna. Giovanni Mori, ingegnere ambientale e divulgatore esperto di spazi urbani, ha sviluppato con noi il tema del rapporto tra montagna e città.

Cosa identifica la montagna oggi? L'altimetria? La separazione dalla città?
Oggi le distanze vengono identificate in minuti di distanza: vale per le città, per le metropoli...quanto ci vuole per fare Roma-Milano? Vale anche per la montagna, che diventa tutto quello che non è facilmente raggiungibile, tutto quello che è rimasto fuori dalle vie di comunicazione. Non per niente parliamo di montagna anche per quanto riguarda valli isolate. Genova poi è un caso particolare: è sempre rimasta tagliata fuori dalle vie di comunicazione, i monti la separano proprio dal resto del territorio.

Qui siamo in montagna o città?
Non è facile dare una risposta. Le Dolomiti sono vera montagna? Il giga-rifugio su ogni passo alpino rappresenta ancora qualcosa legato alla montagna?. È tutto antropizzato. Ma poi ci sono un sacco di valli interne che continuano a spopolarsi. Quella forse è più montagna di altro.

In un certo senso la montagna è diventata un parco giochi.
Ma facciamo attenzione, perché non siamo ancora, secondo me, nel peggiore dei mondi possibili. Si può rovinare ancora molto. Il turismo chiederà sempre di più e la montagna "di una volta" non c'è più da tempo. Nemmeno chi vive la montagna in maniera attiva o per lavoro oggi conosce davvero quella montagna.

Giovanni Mori al Forte Tenaglie, sede dell'associazione La Piuma © G. Sassi

Insomma, se vogliamo parlare di montagna dobbiamo uscire dall'incanto.
È un pezzo che nessuno scende dalla montagna per andare a mangiare.

 

Possiamo però tornare indietro dalla concezione della montagna come un parco giochi?
Tornare indietro è impossibile per definizione. Detto questo, Braies è Braies, ci sono luoghi che ormai sono diventati un cult e la realizzazione dei film e delle serie ne continua ad aggiungere, tanto che c'è un ragionamento per limitare un certo approccio cinematografico. Però è vero anche che le nuove generazioni i soldi li spendono per viaggiare, rispetto al passato i giovani hanno forse meno progettualità e cercano gratificazioni nelle cosiddette "experience". Credo che avremo sempre più gente in montagna, oppure semplicemente costerà di più e la montagna diventerà un'esperienza da ricchi, come per lo sci, che ormai è diventato inaffrontabile.

 

Cosa ne pensa delle opere che stanno realizzando sui monti di Genova? L'allargamento dei sentieri, l'illuminazione, il progetto della funivia? È giusto trasformare il Righi in un parco urbano?
In generale, l'idea del parco urbano è necessaria alla città. Si dice che ci vorrebbero 3 alberi da vedere fuori da ogni finestra, il 30% del quartiere a superficie verde e un parco a non più di 300 metri da casa. È possibile? In certe parti del mondo sì: a Oslo, in Germania, in Svizzera si fa. Qua a Genova è realizzabile? Dubito che si possa fare dentro la città, quindi l'idea di spostarsi fuori in un certo senso è obbligata. Puoi si può discutere sul come. Abbiamo bisogno davvero di allargare i sentieri?

 

Più che sulle opere, non avrebbe senso investire in cultura della montagna?
Il punto è che la montagna in sé è la cosa meno profittevole che c'è, perché bastano due panini e un paio di scarpe per andare in montagna. Bisogna stare attenti perché l'equilibrio tra montagna nascosta e turismo di massa è labile e d'altronde abbiamo visto dopo il Covid quanta gente si è avvicinata alla montagna, non serve chissà cosa. In Val d'Aosta però ci sono dei Comuni che organizzano campeggi per bambini gratuiti, quello è un investimento sulla cultura di montagna. È assurdo a Genova pensare a uscite con guide pagate dall'amministrazione, su una rete di sentieri ben tenuta e che parte dal centro? Secondo me no, sarebbe un approccio diverso a quello del turismo di massa.
 

La wilderness è un concetto un po' abusato, ma sempre molto di moda. E una forma di compensazione per vite troppo costrette in città?
la wilderness è un prodotto, pacchetti che promettono ogni genere di esperienza adrenalinica o avventura, ma entro confini ben definiti. Insomma, si vende l'emozione devastante ma super controllata, ma è pur sempre qualcosa che si vende.