Appunti di Natura. Gigli, fiori d'estate

Giglio aranciato. Lilium bulbiferum subsp. croceum © Antonio Rinaldi

L’estate in montagna è la stagione dei gigli, tra i fiori più belli che si possano osservare nella nostra flora. Tre sono le specie più diffuse belle e conosciute, due gigli arancioni (il giglio di San Giovanni e il giglio aranciato) e il giglio martagone

 

Giglio di San Giovanni e giglio aranciato appartengono alla stessa specie, ma alcuni caratteri fanno si che siano divisi in due sottospecie, subsp. bulbiferum la prima (diffusa principalmente nelle regioni Alpine di nord-est), e subsp. croceum la seconda (che si può rinvenire un po' in tutta Italia isole maggiori escluse). 

I fiori di entrambe le sottospecie sono caratteristicamente arancioni brillanti costellati di macchie marroni soprattutto verso la parte più interna, compaiono ai margini dei boschi principalmente, ma anche nei prati soprattutto nelle aree di montagna. 

La subsp. bulbiferum si distingue, come il nome ci suggerisce, per produrre all’ascella delle foglie piccoli bulbi che cadendo per terra possono generare nuove piante: è dunque in grado di riprodursi anche tramite una forma di riproduzione asessuata. Il suo nome popolare, giglio di San Giovanni è ovviamente giustificato dal fatto che alle quote un po' inferiori a quelle strettamente montane, diciamo dalla collina fino al 700-800 metri, raggiunge l’apice della fioritura proprio attorno al periodo in cui si celebra la ricorrenza di San Giovanni, ovvero il 24 giugno; il giglio aranciato (subsp. croceum) è del tutto simile, macroscopicamente, la differenza più rilevante è proprio l’assenza dei bulbilli. 

Lievemente più tardivo è il Giglio martagone decisamente diverso per avere dei fiori più piccoli, di un colore lilla tenue e rivolti verso il basso: dei piccoli gigli penduli, come delle campanule insomma. 

 

La bellezza e l’appariscenza del giglio lo ha reso protagonista di storie e leggende e da sempre lo ha fatto entrare nella storia dell’uomo a vario titolo.
Era simbolo di vita e resurrezione per gli egizi che lo utilizzavano in particolare nei riti funebri; anche il cristianesimo ha poi fatto ampio uso del giglio, simbolo appunto della festa di San Giovanni, ma anche della festa di San Luigi dei Francesi a Roma e di quella di Sant'Antonio da Padova (entrambi questi ultimi santi sono spesso raffigurati con un giglio in mano); anche l'Arcangelo Gabriele nell'iconografia dell’Annunciazione è sovente raffigurato portare un giglio alla Vergine. E poi il giglio è ovviamente il celeberrimo simbolo di Firenze, anche se in realtà il giglio di Firenze, botanicamente non è esattamente un giglio ma un iris. Tutte le specie di giglio sono protette in Italia e ne è quindi vietata la raccolta, come del resto buona parte delle piante appartenenti alla famiglia delle Liliacee.