Altr(r)i racconti. Pole pole: il viaggio di Fiorella Fretta sul Kilimanjaro

A 77 anni scala il Tetto d'Africa per onorare una promessa. Grinta, entusiasmo e curiosità animano l'atleta pontina che fa dello sport una medicina preventiva e della natura un luogo in cui esplorare se stessa
Fiorella Fretta sull'Uhuru Peak con la foto di Daniele Nardi, della moglie Daniela e del figlio Mattia © Archivio Fiorella Fretta

Com'è il panorama a 6000 metri?

L'ho chiesto a Fiorella Fretta, di origini pontine, che ad agosto 2023, a 77 anni, ha scalato il Kilimanjaro, il Tetto d'Africa.

«A 6000 metri il panorama è meraviglioso! Raggiunta la cima è sorto il sole: avevamo la luce negli occhi, come Dante quando entra in Paradiso».

Fiorella è partita con il Cai di Aprilia per un viaggio di dieci giorni con safari finale. La scalata è iniziata il terzo giorno, attraversando pole pole – è swahili, significa “lentamente” – ambienti diversi: dai colori caldi e luminosi della foresta pluviale, alle austere ed imponenti caverne vulcaniche fino agli sconfinati deserti d'alta quota. Di tanto in tanto, si intravedevano piccoli occhi curiosi e una barbetta bianca: erano le scimmie colobo. Una camminata sopra le nuvole, il cielo sempre più vicino e la cima più alta del Kilimanjaro, Uhuru Peak, 5895 m, quieta, attendeva.

Racconta Fiorella: «Non sono salita per arrivare su e dire “l'ho fatto!” ma per vedere cose nuove, cose che non conoscevo».

Giunta in vetta, Fiorella ha immortalato il momento mentre stringeva tra le mani la foto del suo fidato amico Daniele Nardi. La donna è salita per onorare una promessa che le aveva fatto l'alpinista, scomparso sul Nanga Parbat nel 2019: portarla ad un campo base “per respirare l'altitudine attorno ai 6000 metri”. Ma le ragioni di questa impresa non finiscono qui.

Fiorella è nata a Decamere, in Eritrea, e il desiderio di tornare in Africa l'ha accompagnata per tutta la vita. Anche la voglia di fare questa avventura prima che gli anni e il fisico glielo impediscano. Dopotutto, Fiorella ferma non sa stare. Gli amici dicono di lei: "Se si ferma, l'asse terrestre si sposta". E infatti lei ci racconta: «Lo sport è una medicina preventiva. Mi aiuta a mantenere il cervello lucido, a guardarmi intorno e a godere delle bellezze della natura. Mi ha sempre arricchito e fatto superare i momenti più negativi».

Le prime escursioni in montagna le ha fatte in Val Gardena con il marito Ettore, ma sin da piccola ha praticato lo sport anche a livello agonistico: lancio del peso, judo, tennis, e poi sci, kajak. A 54 anni ha iniziato a correre ottenendo titoli internazionali nei 10 e nei 100 km – corsa del passatore – e nella maratona. Esperienze che le hanno permesso di conoscere meglio se stessa: «Ho scoperto l'attitudine a soffrire senza sentirne il sacrificio».

Quando gli altri sport sono diventati faticosi per le sue articolazioni, Fiorella si è dedicata alle scalate: «Sono molto curiosa, mi piace ammirare il mondo da un'altra prospettiva e sentirmi parte della natura che mi circonda. Così scopro un'altra me, sempre con il sorriso sulle labbra».

In tutte le sue esperienze sportive Fiorella cerca l'incontro e il contatto umano: «Voglio conoscere persone nuove e creare un rapporto che vada oltre la performance. Durante le mie escursioni voglio stare con chi mi fido. Il sostegno vicendevole è una delle cose più importanti, soprattutto quando ti spingi oltre i tuoi limiti. Non puoi essere sola, devi avere qualcuno vicino».

Scorci di Tanzania © Archivio Fiorella Fretta