Valanga in Valle Aurina, il parere degli esperti

Sabato 12 marzo 2016 sei scialpinisti hanno perso la vita sul Monte Nevoso: per Giampietro Verza le alte temperature dell'inverno hanno causato instabilità al manto nevoso, per Hans Kammerlander si è trattato di una tragica fatalità.

Soccorritori in Valle Aurina (credit: Ansa)

Una valanga con un fronte di 150 metri e una lunghezza di 300 metri: queste le caratteristiche di quella caduta sabato 12 marzo 2016 sul Monte Nevoso, in Valle Aurina, Alto Adige, fatale per sei scialpinisti. Due esperti hanno rilasciato le loro impressioni all'Ansa, che riportiamo di seguito.

Per Giampietro Verza, ricercatore Everest K2 Cnr e guida alpina, sono diverse le concause della valanga: il 2015 è stato l'anno più caldo di sempre e l'autunno ha evidenziato una spinta inversione termica con temperature molto alte, vicine cioè allo zero e mai negative, nelle sommità dell'arco alpino. "Questo ha comportato una anomalia - ha detto Verza - nella stratificazione nevosa. Inoltre, a inizio marzo c'è stata la precipitazione più importante dell'inverno, e quella neve non si è ancora stabilizzata. Proprio a inizio marzo si apre la stagione dello scialpinismo, ma bisogna sempre valutare la storia del manto nevoso. Un fattore di peggioramento delle condizioni meteo locali può essere inoltre il Föhn, vento con massa d'aria calda proveniente da Nord che sabato, stando alle testimonianze, soffiava in quota, nell'area interessata dalla valanga".

"La valanga di Monte Nevoso non è nient'altro che una tragica fatalità. Era del tutto imprevedibile". Lo dice il noto alpinista e guida alpina Hans Kammerlander, che abita in valle Aurina ad Acereto, a pochissimi chilometri di distanza dal tremila che ha scalato innumerevoli volte, teatro della slavina con sei morti. "Non avrei avuto dubbi - dice all'Ansa - e avrei portato con me anche dei clienti. E' stato un caso che sabato non fossi lì. Le condizioni meteorologiche e il bollettino valanghe non lasciavano presagire nulla del genere". Kammerlander, titolare di una scuola di alpinismo a Campo Tures, assolve pienamente chi sabato si era messo in cammino: "si è trattato di una immensa e tragica fatalità, che poteva colpire chiunque", conclude Kammerlander.

Red
Fonte: Ansa

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