Una festa in cima al Kilimangiaro

L’impresa dei "Camosci d’Abruzzo", giovani alpinisti iscritti al CAI, che per la terza volta hanno sfidato il gigante di quasi 6mila metri

Il Kilimangiaro

Decimo compleanno festeggiato sulla vetta del Kilimanjaro. I “Camosci d’Abruzzo”, un gruppo di giovani alpinisti quasi tutto teatino e regolarmente iscritto al Cai (Club alpino italiano), ha recentemente compiuto la prima decade di attività salendo per la terza volta a quota 5.895 metri sul tetto africano del Kilimanjaro.

Un tris di tutto rispetto su una delle più belle e importanti “seven summit” (le montagne più alte per ciascun continente, ndr), scelto per replicare la scalata del 2008 (la prima fu nel 2005) conclusasi in tempi quasi record, ma che non permise la vista del panorama all’alba.

Reduce di quel viaggio solo Alfredo Zuccarini, mentre per gli altri cinque componenti della spedizione (Marco e Fausto Zuccarini, Alessandro Peca, Simonetta Mancini e Manlio Marinozzi), a cui si sono aggiunti due amici padovani appassionati di montagna (Gianluca Maiorano e Giovanna Rossi), è stata la prima volta assoluta sulla vetta della Tanzania.

Il viaggio è durato dieci giorni ed è cominciato percorrendo la Marangu routhe, nota tra gli appassionati come la via più facile per salire in cima, unendo però alla fatica per la montagna la comodità dei rifugi, superando poi in sequenza il Marangu gate (1800 mt), Mandara hut (2.700 mt), Horombo hut (3720 m) e Kibo hut (4.700 mt).

«Stavolta non c’è stato nessun errore di calcolo per l’ultimo tratto di scalata», racconta con ironia Alfredo Zuccarini che nel 2008, scalò la vetta insieme a Massimo Sammartino. «Per l’ultima parte della salita siamo partiti a mezzanotte e abbiamo raggiunto la cima alle 6.30 del mattino quando già era abbastanza affollata e da lì abbiamo potuto godere di un panorama mozzafiato, tra i più incredibili e belli visti in tutta la mia vita».

Per raggiungere il punto più alto del Kilimanjaro esistono infatti ben sette percorsi, tutti di diversa difficoltà. «Complessivamente la salita è stata semplice ed è durata quattro giorni», aggiunge sempre Zuccarini nel suo racconto di viaggio, «mentre solamente due ne abbiamo impiegati per la discesa. Poi spazio ad un rilassante Safari nell’Africa più selvaggia.

Nei primi giorni, oltre alla fatica del percorso in salita, per il quale ci siamo allenati sulle vette abruzzesi prima della partenza», conclude, «siamo stati un po’ rallentati dalla pioggia, ma nulla di preoccupante e, a parte il freddo in vetta, abbiamo goduto di un vero caldo africano».

Ora in bacheca per i “Camosci” restano altre quattro vette, avendo già scalato oltre al monte africano, anche l’Aconcagua (6.962 mt) sulle Ande argentine nel 2010 e il monte russo Elbrus (5.642 mt) nel 2009.

 

Fonte: Il Centro

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