Un nuovo sentiero attraversa le nuove Dolomiti

Sta nascendo il Sentiero Alpinistico del 50esimo CAI Domegge, nell'area occidentale della principale elevazione del Monte Cridola, più esattamente il Nodo di Scodavacca: un anello selvaggio per chi ama l'avventura, la solitudine e la libertà.

La Capanna Sociale al Montanel

6 marzo 2019 - Nuove Dolomiti? Il riferimento è ad un nuovo sentiero, ma anche in questo caso sorge spontanea la domanda: un nuovo percorso? Si tratta dell'area occidentale che fa capo alla principale elevazione del Monte Cridola, più esattamente del periferico Nodo di Scodavacca.

Dolomiti “nuove” perchè la conoscenza di questo gruppo è limitata e la frequentazione ridotta, riservata per lo più a pochi amatori, principalmente cadorini e bellunesi. Un nuovo percorso perchè il lato meridionale è stato ignorato dall'escursionismo ufficiale.

Su iniziativa della locale Sezione CAI di Domegge di Cadore, viene oggi proposta questa attraversata che, partendo dal Lago di Centro Cadore, passa dal Rifugio Casera Cercenà, dalla Baita Sociale dedicata a Natale Da Deppo, risale il Cadin di Montanel e, guadagnato il lato meridionale del Gruppo del Cridola, ricalca una sequenza di cenge erbose e rocciose che raggiungono l'ampio valico di Forcella Scodavacca. Il rientro avviene, in direzione del punto di partenza, dal noto Rifugio Padova nell'alta Val Talagona.

L'idea è nata nel 2017, anno in cui la Sezione CAI territoriale festeggiava il 50° anniversario dalla fondazione, e viene inaugurato nell'estate 2019, quando compie il 40° compleanno la Baita Sociale al Montanel. Così nasce il Sentiero Alpinistico del 50esimo CAI Domegge, itinerario naturale, ad anello, splendidamente panoramico. I primi a percorrerlo, a singoli tratti, sono stati camosci, cacciatori e pionieri dell'alpinismo, in questa sequenza temporale, escludendo non per assenza di memoria, chi l'ha frequentato nella parte bassa per lavoro, allevatori, contadini e boscaioli.

I selvatici attraversano, ancora oggi, in quota, i catini ghiaiosi negli spostamenti giornalieri e stagionali ed erano, ai tempi della caccia non sportiva, seguiti dai cacciatori che, disinteressati alle salite verticali verso le cime, modellavano il territorio per le proprie esigenze. Lo attestano i passaggi tra i mughi e le numerose grotte-rifugio scopribili attorno a tutto il Nodo di Scodavacca a partire dal conosciuto Montanel. Lo testimonia ulteriormente, all'inizio delle cengie meridionali, il panoramico Col de l'Utìa interamente addomesticato per l'appostamento. Utia è antica denominazione ladina di luogo atto al ricovero per cacciatori, toponimo testimoniato in altre aree sia cadorine sia della Val Badia.

I pionieri dell'alpinismo hanno privilegiato l'avvicinamento al gruppo dolomitico dalla Val Talagona che, con la Casera in Prà di Toro, dove attualmente sorge il Rifugio Padova, forniva un approccio comodo per quei tempi, quando il turismo e le relative strade asfaltate di accesso erano lontani a venire. Nomi altisonanti quelli dei primi salitori di queste vette solitarie: Patera (1901, Croda Longa), Domenigg con Gassner (1901, Crodon di Scodavacca), Eichinger e Uchland (1903, Montanel) probabilmente preceduti da Kugy che salì questa cima per guardare la sua opera alpinistica portata a termine sulla Cima del Cridola nel 1884; Piaz e Trier (1905, Campanili Trier e Fassa), di nuovo Piaz con Glaser e Michelsohn nel 1910 (Crodon di Scodavacca), Umberto Fanton in varie riprese con la sorella Luisa, Bleier e Schrofenegger (Torri del Crodon di Scodavacca).

Che riguardano direttamente il nostro percorso però sono due salite, una di Schrofenegger con Bleier all'Ago del Cridola, la guglia che domina la seconda parte del percorso (1907); l'altra di Berti con Tarra e Bacarisas (1909, 1^ invernale di Comici con Brunner nel 1930) che raggiunsero la cima principale del Cridola avvicinandosi con il nostro sentiero al canalone d'accesso.

Ancora due periodi, a buona distanza dal primo, hanno segnato la storia alpinistica di questo gruppetto dolomitico, il primo tra gli anni 50 e 60 del '900 ha visto un frequentatore assiduo ed innamorato di questo angolo di paradiso: l'ingegnere tedesco Wolfgang Herberg. Per il secondo tempo, inizio anni '80, sono stati protagonisti i Ragni di Pieve di Cadore, con la Guida Alpina Ferruccio Svaluto Moreolo, sulle verticali rocce del Crodon della Casera e del Crodon di Scodavacca (vie di arrampicata attorno al 5° grado su roccia ottima).

Il Sentiero Alpinistico del 50esimo è sezionabile in tre parti: la prima dal Rifugio Cercenà alla Baita Sociale (h.2.30), la seconda dalla Baita Sociale a Forcella Scodavacca (6/7 h.) passando dalla solitaria Forcella del Crodon di Scodavacca da cui si può velocemente salire alla omonima cima, la terza che chiude l'anello, dal valico al Rif. Cercenà passando dal Rif. Padova.

Non si tratta di un sentiero comune, accessibile a chiunque e destinato alla massa esultante e consumista che frequenta le Dolomiti vecchie, per capirci quelle addomesticate con strade a due corsie, terrazze di cemento e mega parcheggi, comodi rifugi/ristorante, cavi e funi, gradini e parapetto. Il nostro è un tragitto selvaggio destinato a chi ama l'avventura, la solitudine, la libertà esclusiva. Unico rifugio “al passo coi tempi” e possibile giusta ricompensa al termine del viaggio è il Padova, accogliente e con un menù classico per compagnie di escursionisti classici.

Già il Cercenà, con pochi posti per la notte e produzioni gastronomiche proprie, nonostante l'accesso stradale, è più un agriturismo che un alberghetto al limite delle crode. Anche l'Eremo dei Romiti, pur rimanendo un poco defilato, si presta ad una sosta prima del grande tour, allungando però i tempi di percorrenza dell'intero anello.

La finalità della proposta è quindi chiara: un itinerario dove ambiente e solitudine sono la Grande Meta, come dire... il percorso è la meta! Dove ciò che conta non è la misura ma la qualità del tempo trascorso.
I rari passaggi attorno al I/II grado sono superabili con la buona volontà ed il piede fermo, l'assenza di vertigini e l'abitudine ai terreni selvaggi, lo abbiamo detto, è avventura in ambiente solitario. Non è una rincorsa di cavi, non si troveranno spunti per tutti i collezionisti di metalliche competizioni, quando direte agli amici di ciò che avete fatto vi guarderanno stupiti e solo la vostra capacità di comunicare sensazioni originali vi darà accesso alla loro comprensione.

Per gli insicuri sono posti in loco pochi spit per la progressione e per l'assicurazione. Per la sicurezza nella scelta dell'itinerario sono utilizzati dei segnavia direzionali dedicati, altri cartelli verranno posti successivamente ed indicheranno le salite alle varie cime. Si, perchè gli amanti delle Dolomiti originali potranno, utilizzando la Baita Sociale, provvista di luce e acqua, di legna e gas, fermarsi ed avvicinare tutte le sommità che compongono la corona di crode del Cadin di Montanel e del Cridola.

Dall'aprile 2019 è possibile prendere visione delle varie possibilità visitando il sito www.caidomegge.it

I più allenati è potranno, con deviazioni parzialmente segnalate, raggiungere sia la Cima Ovest del Cridola sia la vetta principale ad Est; sono queste vere salite alpinistiche attorno al 2° grado che richiedono conoscenza tecnica della progressione in roccia e consolidata esperienza in ambiente integro, l'unica indicazione qui sono alcuni rari ometti.

I NUMERI DEL NUOVO SENTIERO
- Rif. Cercenà – Baita Soc: dislivello 950 metri in salita - lunghezza 3 km - tempo di percorrenza 2,5 ore
- Baita Soc – Forc. Scodavacca: dislivello 470 metri in salita + 440 in discesa - lunghezza 4,5 km - tempo di peroccrenza 6 ore
- Forc. Scodavacca – Rif.Padova: dislivello 750 metri in discesa - lunghezza 3 km - tempo di percorrenza 1 ore
- Rif. Padova – Rif. Cercenà: dislivello 230 metri in discesa - lunghezza 3,5 km - tempo di percorrenza 1,5 ore

- TOTALE: dislivello 1420 metri in salita e 1420 metri in discesa - lunghezza 14 km - tempi di percorrenza 11 ore

CAI Domegge di Cadore

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