Traversata dal Colle del Monginevro a Plampinet (Francia) per il gruppo TAM del CAI torinese

Malgrado il meteo incerto, 70 Soci di CAI Torino e CAI Uget hanno partecipato all'escursione che dal Monginevro li ha portati nella francese Val Claree.

Il gruppo dei partecipanti

18 settembre 2018 - Domenica 16 settembre le bizze della stagione hanno vivacizzato le ore precedenti la partenza del bus. In varie zone di Torino e della cintura la pioggia violenta avrà indotto qualche dubbio ai partecipanti all’escursione in programma. Malgrado ciò, le solite defezioni sono state molto ridotte, e una settantina di amici del gruppo TAM di CAI Torino e CAI Uget ha raggiunto con due bus il Colle del Monginevro. Condizioni meteo, come da previsioni, buone.

Cronaca: la prima parte dell’itinerario, lungo la sterrata nel bosco, in comune a quello per il Monte Chaberton, è l’ideale per ristabilire i contatti con chi non si vede da un po’ di tempo. Il sentiero si snoda con dolci pendii fino al Col de La Lauze, 2540 m, per scendere nel severo vallone dell’Oupon a scavalcare il Col Dormilleuze, 2420 m. Dal punto più alto ci è negato il bel panorama sul Delfinato, nascosto dalle nuvole. Lo sguardo raggiunge solo il crinale di fronte a noi, verso ovest, che inizia da Briançon e lungo la Crête du Peyrol scende al Col du Granon. Alle nostre spalle, si erge il Monte Chaberton con le pareti precipiti, lontano a sud il Pic de Rochebrune spunta dalle nubi. Il paesaggio sfoggia in anticipo i colori caldi dell’autunno, sottolineati dalle colate di detriti delle ripide creste rocciose incombenti. Una conca erbosa, dove un po’ di verde resiste ancora alla aridità del clima, accoglie la sosta per lo spuntino, al riparo di eventuali correnti più fredde. Sembra di essere in un’enorme arena naturale con i tanti gruppetti multicolori sparsi qua e là. Anche il sole ci ha messo un po’ di buona volontà e non è necessario coprirsi. Si inizia la discesa: ci attendono ancora circa nove chilometri di cammino. Il sentiero si snoda sinuoso con la vista sui versanti meridionali della Guglia del Mezzodì, del Col des Acles e della Punta Charrà. Raggiungiamo gli Chalets des Acles, 1870 m, una fontanella ci disseta. Ultima sosta per godere del sole e dare sollievo ai piedi. La sterrata sassosa scende nel vallone, con numerosi colpi d’occhio sull’orrido sottostante, di fronte alle pareti verticali della Pointe de Pecè. I

n vista di Plampinet, 1482 m, e dei bus, si accelera il passo. Fontana, cambio calzature, il buon caffè della macchinetta del bus e, per finire, la solita merenda in allegra compagnia. Anche oggi è andato tutto bene. Nessuno si è fatto male, tranne due suole un po’ troppo vecchie per i sedici chilometri del percorso, nastrate a gogo e mangiate dalle pietre, non abbiamo usato le mantelline, il buonumore non è mai mancato e, non ultimo dato positivo, un nutrito gruppo di giovani ha contribuito ad abbassare la media dell’età….

Daria Fava
TAM Torino

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