Shisha Pangma (8027m): Hervé Barmasse in Tibet per tentare il suo primo Ottomila senza passare da una via normale

Insieme al tedesco David Göettler, Hervé tenterà di salire una nuova via sulla parete sud senza ausilio di ossigeno, senza corde fisse e campi pre-allestiti.

Hervé Barmasse

4 maggio 2017 - Ancora una settimana ed Hervé Barmasse, insieme al tedesco David Göettler, tenterà di aprire in Tibet una nuova via sulla parete sud dello Shisha Pangma (8.027 metri).

«L'idea è di salire senza ausilio di ossigeno, senza corde fisse e campi pre-allestiti. Inseguo il sogno di scalare il mio primo ottomila senza passare da una via normale. Farlo per una via nuova sarebbe bellissimo. Si tratta di un progetto coerente con l’alpinismo che ho sempre cercato di fare e di vivere, sia come atleta, sia dal punto di vista degli ideali”, spiega l’alpinista di Valtournenche, atleta del Team The North Face. «Un alpinismo di esplorazione e avventura, cioè fedele all’idea di confrontarmi con qualcosa che ancora non conosco e lontano dall’affollamento delle vie normali sugli ottomila. Riconosco che è un progetto molto ambizioso, ma preferisco fallire tentando l’impossibile, che salire fino in vetta seguendo una pista battuta insieme a tantissime altre persone».

Per Barmasse, tra l’altro, in Tibet si tratterà di una doppia prima volta: non ha mai affrontato in carriera un ottomila; quello in Tibet è la prima via che affronta dopo le notevoli modifiche nella metodologia – allenamento, alimentazione, preparazione – studiate insieme a Elena Casiraghi, Piero Cassius e Lorenzo Visconti «con i quali – ha ricordato di recente in un articolo a sua firma apparso su SportWeek – ho scoperto un nuovo concetto di esplorazione dei limiti. Sto parlando di alimentazione, preparazione atletica e conoscenza del mio corpo».

Al tentativo sullo Shisha Pangma, Barmasse arriva dopo due fasi di acclimatamento.
La più recente, è iniziata il 26 aprile e ha previsto anche un paio di notti trascorse a 6mila metri su una delle montagne della valle dell’Everest. Un’altra (“necessaria”), i due alpinisti l’hanno poi passata a 7mila metri quando già si trovavano in Tibet.

Ci sono le novità, dunque, ma c’è anche un aspetto tutt’altro che insolito per Barmasse: l’idea di “rinascita” che lo Shisha Pangma porta con sé. «Anche stavolta, infatti, mi capita di affrontare un progetto importante successivo a due infortuni (di cui uno grave) e l’idea di ripartire sempre, di motivarsi può essere una carta vincente. Finché uno è motivato e ha voglia di mettersi in gioco ce la può fare». Dal punto di vista tecnico, Barmasse descrive così la parete dello Shisha che ha deciso di aprire: «Il problema è che le difficoltà tecniche - parlo di arrampicata su roccia - le troveremo tra quota 7.300 e 7.800 metri. Proprio la parte finale è dunque la più difficile. Si tratta di un muro verticale abbastanza tecnico, quanto esattamente lo sapremo solo dopo. È per questo motivo che su questa via non è ancora salito nessuno».

Segreteria Hervé Barmasse

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