Salvo lo speleologo tedesco bloccato in grotta dall'8 giugno

Nel recupero del ferito è stato fondamentale il lavoro del team internazionale allertato per l'occasione, nel quale ha avuto un ruolo determinante il nostro CNSAS

I soccorsi in azione

Ha rivisto la luce del sole dopo 11 giorni di buio, freddo, umido e dolore: alle 01:30 dell'8 giugno Johann Westhauser, speleologo 52enne di Stoccarda, si trovava a quota -980 m. nella più grande grotta della Germania, la Riesending-Schachthöhle, in alta Baviera quando è stato investito da una gragniuola di massi e sassi, ferendosi gravemente.

Uno dei suoi compagni di escursione ci ha messo 13 ore per percorrere i circa 3500 m di pozzi, cunicoli e strettoie che separavano il luogo dell'incidente dall'esterno e dare l'allarme: un tempo infinito per chi soffre ed è sepolto vivo sotto la montagna.

Poi i soccorsi sono stati allertati ma la situazione sin da subito appariva disperata; occorrevano squadre di tecnici iper-specializzati, molto allenati e resistenti: scendere a -980 in una grotta piena di cunicoli strettissimi, di pozzi verticali e meandri ostili e infiniti, con barella e materiali medici, personale medico ed infermieristico, attrezzature per la sopravvivenza del ferito e dei soccorritori, una sfida al limite dell'impossibile.

Il soccorso alpino tedesco ha capito sin da subito di aver bisogno di aiuto e si è rivolto ai corpi di soccorso più specializzati in Europa: fra questi il nostro CNSAS - Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico - squadre dall'Austria, Svizzera e in un secondo momento anche dalla Croazia.

E ha visto giusto puntando sul CNSAS: sono stati proprio gli spelo-soccorritori italiani a raggiungere per primi il ferito con un medico del CNSAS specializzato in soccorso medicalizzato in ambiente ostile e ad aiutare un medico austriaco che era rimasto bloccato a -700 portandolo poi sul ferito.

Questa mattina finalmente la luce: dopo 275 ore in grotta, Johann Westhauser è uscito dalla grotta: un grande GRAZIE!!! a tutti i soccorritori austriaci, svizzeri, tedeschi e croati ma in particolare modo al team italiano, 109 tecnici del CNSAS organizzati su più turni di lavoro.

Dividendosi in più squadre, non hanno esitato ad accorrere sulle montagne bavaresi per portare soccorso, hanno lavorato ciascuno per diverse decine di ore senza interruzione e senza risparmiare le proprie energie movimentando la speciale barella col ferito in tutti i tratti profondi e pericolosi della grotta.

Un contributo determinante alla sopravvivenza del ferito è stato dato da tutti i tecnici coinvolti nell'accudire l'infortunato e dai 5 medici e 3 paramedici del CNSAS - tutti esperti in soccorso medicalizzato in ambiente ostile. I membri dell'equipe della Commissione Medica del CNSAS sono stati i primi a raggiungere e a medicalizzare il ferito ed a seguirlo per tutto il percorso di evacuazione fino a pochi metri dall'uscita.

Lo speleologo infortunato è finalmente in salvo, ma l'intervento e la mobilitazione del CNSAS e del team internazionale di soccorso continua senza interruzione finché l'ultimo tecnico non sarà uscito dalla grotta Riesending-Schachthöhle ed eli-trasportato al campo base.

Fonte: ilgiornaledellaprotezionecivile.it

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