Salviamo il rifugio Pomilio, senza strada è irraggiungibile

Appello del presidente del Club alpino di Chieti dopo la chiusura di cinque anni fa. Il Parco sbarrò la via carrabile verso il Blockhaus

La Maiella

«Ho invitato il Parco nazionale della Maiella a incontrarci per discutere insieme sulle prospettive del Rifugio Pomilio».

Enrico Di Giuseppantonio annuncia così la lettera appena inviata all'ente Parco per un tavolo che dovrà risolvere la questione del Pomilio, chiuso dal 2008 nonostante fosse il perno di tutto il movimento turistico sulla Maiella esclusi i soli sport invernali.

Il presidente della Provincia aggiunge all'annuncio che «l'amministrazione provinciale ha riservato da sempre la massima attenzione al problema e sente ora il dovere di intervenire direttamente giacché la vicenda richiede una decisa azione delle istituzioni». Il nodo da sciogliere è l'accesso alla struttura di proprietà del CAI (Club alpino italiano) di Chieti, irraggiungibile in auto dalla metà dello scorso decennio, quando il Parco sbarrò e in parte smantellò la via carrabile verso il Blockhaus poco più a monte di Mamma Rosa.

Il rifugio della Maielletta, punto di partenza delle escursioni nel cuore del massiccio, chiuse i battenti tre anni dopo la grande ristrutturazione. L'inaccessibilità che si è rivelata fatale per la sopravvivenza economica della gestione, che infatti gettò la spugna 5 anni fa per bilancio degli affari in rosso, è la critica principale mossa da Eugenio Di Marzio, già presidente regionale del Cai e oggi a capo della sezione di Chieti.

Di Marzio parte dalle polemiche seguite alla scoperta fatta all'interno del rifugio alcuni giorni fa durante un sopralluogo che rivelò la scomparsa del mobilio dai locali. «Erano beni di proprietà dell'ultimo gestore», spiega il presidente, «e del resto è perfettamente ovvio che la questione del mobilio è del tutto secondaria rispetto al problema centrale, ossia che il rifugio è chiuso e che il suo isolamento è la causa di questo disastro che per il CAI di Chieti è anche finanziario, visto che la ristrutturazione è costata oltre mezzo milione di euro recuperati soltanto in minima parte per via della imprevista chiusura».

Di Marzio lancia poi un appello alle istituzioni per salvare il Pomilio. «Dall'Italia e dall'Europa ci contattano gruppi di escursionisti che chiedono come prenotare per dei fine settimana che prevedono di trascorrere facendo trekking lungo il percorso dei rifugi sulla Maiella. Rispondo loro che l'unico rifugio gestito è da tempo chiuso, e loro evidentemente cambiano destinazione. La nostra montagna sta morendo così, quando invece doveva essere un caposaldo del turismo naturalistico e montano abruzzese». Il presidente ha poco da dire su eventuali trattative in corso per un nuovo accordo di gestione. «Le offerte ci sono state, ma gli interessati si arrestano davanti al problema della inaccessibilità del rifugio alle auto. E francamente non ci sentiamo di dar loro torto».

 

Fonte: Il Centro

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