Riuscito perfettamente il caso CAI 150 all’Alevé

Pubblichiamo il resoconto dell'ultimo "caso" piemontese del progetto per il 150° del CAI, che si è svolto domenica 1 settembre

Lungo il sentiero

Più di venti persone del CAI Monviso sottosezione di Carmagnola, anima dell’evento, del CAI di Saluzzo, CAI sezione di Torino, con diversi esponenti di Pro Natura di Carmagnola, hanno preso parte all’ultimo “Caso” CAI 150 del Piemonte al Bosco dell’Alevé sopra Castello di Pontechianale in Val Varaita. 

Erano stati chiamati “Casi” le località scelte dal progetto nazionale del CAI “150 x 150°- Montagna da tutelare” ove la Commissione Tutela Ambiente Montano aveva selezionato in tutto il territorio nazionale 150 luoghi speciali dove l'habitat conserva la sua bellezza o è minacciato da incuria, inquinamento e speculazione.

L'obiettivo è stato di portare queste situazioni all'attenzione dei soci CAI e della cittadinanza attraverso 150 escursioni che ormai volgono al termine in tutto il territorio nazionale e seppur alcuni “Casi” sono stati rinviati a causa del marcato maltempo di quest’anno, si può dire in linea di massima che hanno globalmente riscontrato il successo che l’iniziativa meritava.

Così è stato per l’appunto con il bosco dell’Alevè ideato da Oscar Casanova, rappresentante della Commissione Centrale del CAI TAM per l’area del Nord Ovest e che il coordinatore del CAI Monviso, sottosezione di Carmagnola, Domenico Audisio, che è stato anche accompagnatore nazionale di alpinismo giovanile, ha saputo magistralmente condurre a termine.

Infatti il suddetto ci ha dato esaustive spiegazioni sulla cembreta da noi percorsa, oltre ad aiutare alcune persone poco allenate che grazie al suo aiuto sono giunte a destinazione. Grandiosa ed austera, la cembreta dell’Alevè è uno dei più suggestivi boschi di conifere delle nostre Alpi. Degli oltre 800 ettari di superficie, quasi 700 sono costituiti da bosco puro, distribuito sulle pendici sud-occidentali del massiccio del Monviso, in alta valle Varaita, lungo un rimarchevole dislivello altitudinale.

L’eccezionale biotopo ha infatti inizio intorno ai 1500 metri di altitudine, elevandosi successivamente - in formazione chiusa e compatta, con monumentali esemplari plurisecolari – sino a quote prossime ai 2.300 metri. Pur diradandosi progressivamente alle quote superiori, la cembreta spinge le sue ardite avanguardie ben oltre i 2.600 metri d’altitudine. Alberi isolati di pino cembro, contorti e provati dalle proibitive condizioni ambientali, si possono ancora osservare abbarbicati alle rocce – quasi a formare un tutt’uno con esse – alla soglia dei 2.800 metri! Si tratta di un autentico record per gli alberi che crescono sull’arco alpino e, probabilmente, nell’intera Europa, fatta eccezione per le montagne del Caucaso.

Il nostro gruppo è partito alle 9 esatte dopo aver parcheggiato distanziate le auto, in quanto i parcheggi erano strapieni essendoci, in concomitanza al nostro evento, una gara del “Tour del Monviso” con 3200 metri circa di dislivello. Siamo partiti davanti al Rifugio Alevé, situato poche centinaia di metri prima della frazione Castello di Pontechianale, imboccando sulla destra (palina segnaletica) un ampio sentiero che si inoltra dopo un breve tratto nel bosco, salendo dolcemente alle grange Perin (1719m) e Maltrà (1736), per raggiungere la robusta costruzione della Grangia Baciassot (1683).

Proseguendo in falsopiano il sentiero passa tra  secolari cembri, per uscire sull’aperta radura che precede il Lago Bagnour (2017 m), nei cui pressi è stato recentemente costruito  il piccolo rifugio che prende lo stesso nome del lago. Un’ora e trenta dalla partenza. Qui alcuni partecipanti han consumato il pranzo al sacco, altri han mangiato una polenta concia al rifugio Bagnour che è di proprietà della comunità Montana Val Varaita, aperto tutto l’anno, punto d’appoggio per il “Tour del Monviso” o per la salita della Cima delle Lobbie, montagna che sovrasta il rifugio e si erge sulla dorsale che dal Monviso, scende a separare le Valli Varaita e Po.

Il rifugio è anche un punto logistico per effettuare la salita della Rocca Jarea - 2756 m o scalare la stupenda via di cresta sulla “Costa delle Ali Lunghe”; in inverno invece è frequentato da ciaspolatori e sciatori alpinisti. Dopo un saluto da me portato ai partecipanti quale rappresentante della Commissione Tutela Ambiente Montano del Piemonte e Valle d’Aosta, sempre guidati dall’instancabile Domenico, scendiamo ad anello verso il “Lac Sec” per tornare sul sentiero dell’andata con un interessante periplo. Tre ore in tutto, esclusa la sosta pranzo, comprensive di  tutte le spiegazioni e soste per assistere ai magnifici pini cembri e concludere nel migliore dei modi questo riuscitissimo evento CAI TAM 150.

Per vedere le foto http://www.flickr.com/photos/loscarponecai150/sets/72157635347936230/

Lodovico Marchisio

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