Riunione Commissione Medica CISA-IKAR in Irlanda, ecco il resoconto

Oltre 60 medici provenienti da 17 Paesi di tutto il mondo hanno partecipato alla riunione tenutasi a Killarney dal 12 al 17 ottobre 2015.

Una foto della Riunione

Si é tenuta dal 12 al 17 ottobre 2015 la riunione generale della CISA-IKAR a Killarney in Irlanda.
Presenti alla riunione della Commissione Medica più di sessanta medici, provenienti da Austria,Canada, Croazia, Francia, Germania, Giappone, Irlanda, Islanda, Montenegro, Norvegia, Nuova Zelanda, Repubblica Ceca, Spagna, Svezia, Svizzera, UK, USA.

In occasione di questo avvenimento il soccorso alpino irlandese ha voluto festeggiare i suoi cinquant'anni di vita.
Dopo l'apertura ufficiale del meeting, si sono svolte le riunioni delle quattro commissioni aerea, terrestre,medica e valanghe.

Dopo i saluti del Presidente della Commissione Medica Fidel Elsensohn, si sono avvicendati i vari relatori.
Si é parlato di un documento in grado di redigere delle linee-guida per quanto riguarda gli incidenti di montagna e in zone remote del mondo con molte vittime. E' seguita un'interessante discussione.

M. Blancher di Grenoble ha illustrato la nuova “check list” per le vittime da valanga, messa a punto di recente in collaborazione con lo svizzero A. Kottmann. Ha parlato dell'importanza di introdurre questo documento ovunque in Europa e nel mondo intero, sottolineando l'importanza di organizzare delle “teaching presentation” a scopo educativo.

G. Strapazzon dell'EURAC di Bolzano ha parlato delle linee-guida riguardanti il soccorso nel canyoning.
La spagnola M. Nerin ha illustrato un suo progetto riguardante l'istituzione di una “application” riguardante delle consultazioni “on line” fatte da tre medici spagnoli in caso di problemi medici in montagna.
Il norvegese Skaiaa ha illustrato gli attuali sistemi non invasivi di rilevamento della temperatura corporea in corso di ipotermia profonda, realizzati con appositi termistori. Misure non invasive della temperatura corporea sono in grado di migliorare la diagnosi, i triage pre-ospedalieri e l'utilizzo di strumentazioni in grado di rilevare la temperatura epitimpanica nei casi di ipotermia.

E' seguita un'interessante relazione riguardante uno studio comparativo effettuato sulla compressione del torace sia manuale che meccanica, sia in caso di arresto cardiaco  su moto-slitta in movimento sia da fermo tramite rianimazione cardio-respiratoria (CPR). La svizzera Schoen, medico legale di Berna, ha parlato di una casistica di studi autoptici raccolti in tra il 2003 e il 2014 (32 casi all'anno) con 49 autopsie (13%) su incidenti mortali in montagna tra escursionisti, alpinisti e “base-jamper”. 

Il medico alaskano K. Zafren ha voluto parlare della sua recente esperienza in Nepal, nella regione del Khumbu, in occasione del terremoto. Il medico polacco T. Darocha di Cracow ha tenuto una interessante relazione riguardante  un caso di ipotermia con arresto cardiaco, avvenuto sulle montagne della Polonia il 29 dicembre del 2014, con la proiezione di un filmato che ha documentato le varie fasi del soccorso, avvenuto con pessime condizioni atmosferiche, di notte, con vento a 100 km/ora.

Un team svedese di soccorso ha descritto tre situazioni diverse verificatesi in occasione di tre valanghe, mettendone a nudo alcune criticità. La prima (1967) con un lungo intervallo di tempo tra allerta e partenza dei soccorsi. La seconda   ha registrato una grande esitazione da parte dei soccorritori coinvolti  in un soccorso in una grande valanga, durato molte ore  e costato molta fatica ai soccorritori.
Il terzo incidente da valanga avvenuto alla presenza di molte organizzazioni di soccorso con presenza di  rischio persistente. Quindi tre realtà con aspetti molto diversi. Sono stati analizzati metodi e problemi incontrati, valutando le difficoltà nelle comunicazioni e sottolineando l'importanza della cooperazione tra i vari team di soccorso.

Nel pomeriggio G. Ziahi e B. Brink hanno presentato una proposta per creare delle linee-guida riguardanti il trasporto in elicottero di pazienti con la “long line”. Si é ipotizzato di formare un gruppo di lavoro che si occupi di tale problematica, con la collaborazione congiunta di medici, piloti,e ingegneri, appartenenti alla commissione medica ed alla commissione di soccorso aereo della CIsa-Ikar.

R. Decker, medico sudafricano, ha parlato della prossima riunione della commissione medica della Cisa-Ikar che sarà a Cape Town dal 4 al 7 maggio 2016, con il supporto del “Mountain Club of South Africa”.
Si é, poi, parlato del prossimo Congresso Internazionale di Medicina di Montagna, organizzato da ISMM  e WMS a Telluride in Colorado (USA) alla fine di luglio 2016.

La Commissione Medica della Cisa-Ikar parteciperà con una serie di comunicazioni. La mattina di sabato 17 ottobre si sono tenute una serie di comunicazioni congiunte con le altre tre commissioni della Cisa-Ikar. G. Ruffinen, medio svizzero, ha parlato di una serie di incidenti con molte vittime  in quattro anni di esperienza, sottolineando l'importanza dell'allenamento delle squadre di soccorso con particolare attenzione per  livello dell'esperienza, il materiale impiegato e il rischio. Il “dispatch center” a volte ha scarse conoscenze di incidenti in valanga. Spesso si verifica difficoltà nella comunicazione, con molti team di soccorso presenti contemporaneamente. Non va sottovalutato il lato psicologico che riguarda i vari soccorritori presenti sul terreno. Importanti la durata del seppellimento e  l' equipaggiamento. Importanti le condizioni atmosferiche con cui il soccorso si svolge. Non sempre é facile localizzare il luogo dell'incidente. Ogni valanga presenta  una sua particolare dinamica che la rende diversa dalle altre.

Il francese F. Albasini  ha parlato della valanga caduta presso il Col Emil Pik (3483 m.) nel massiccio degli Ecrins  in Francia, il 1 aprile del 2015, che ha travolto ben 18 sci-alpinisti alle 2.45 p.m. Sono stati sottolineati tre aspetti fondamentali: i fattori umani, la fortuna e mancanza di certezza.

G. Darms dell'Istituto Federale per lo Studio delle Valanghe di Davos ha presentato un interessante lavoro riguardante l'utilizzo dell'”air-bag”, valutando la differenza della mortalità tra chi fa uso e chi non fa uso di questo mezzo: l'11.1% rispetto al 22.2%. H. Brugger  dell'EURAC, ha presentato un aggiornamento circa le raccomandazioni riguardanti il trattamento delle vittime da valanga, analizzando i vari sistemi di rilevamento della temperatura corporea, la determinazione del potassio serico, valutando le varie possibilità di sopravvivenza a seconda della gravità dell'incidente.

M. Blanche di Grenoble ha illustrato la nuova “check list” messa a punto per raccogliere dati nei travolti da valanga, invitando a far conoscere a tutti i soccorritori questo nuovo e utile documento, attuando una educazione positiva e organizzando delle lezioni formative.N. Klever ha raccontato le varie fase di un soccorso speleo avvenuto nella Riesending cave, durato 11 giorni, 10 ore e 49 minuti, descrivendone tutti i dettagli organizzativi e logistici, invitando alla stesura di linee-guida. La giapponese di Sapporo K. Oshiro ha presentato una interessante relazione a proposito dell'eruzione del vulcano giapponese Mount Ontake (3067 m.) avvenuta il 27 settembre 2014 con 31 vittime.

Ben ventimila soccorritori hanno cercato lungo i fianchi del vulcano per venti giorni in mezzo al fango e alla cenere. I maggiori danni sono stati causati alle vittime dalla caduta di rocce. L'inglese J. Ellerton ha parlato della rianimazione cardio- respiratoria intermittente nel corso di ipotermia primaria severa, facendo alcune considerazioni, e trattando anche l'uso di sistemi di compressione automatica del torace. Infine, il medico svizzero O. Reisten ha parlato dei “modular personal first aid kit” studiato per le esigenze di alpinisti, escursionisti, guide alpine e medici.

Giancelso Agazzi

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