Rapporto Montagne Italia 2017: crescono occupazione rosa, acquisti verdi, raccolta differenziata ed economie rinnovabili

Per il Vicepresidente del CAI Erminio Quartiani positivo l'approccio innovativo nella classificazione della montanità, con più importanza data alla densità della popolazione e al concetto di differenziazione delle montagne.

La copertina del Rapporto Montagne Italia 2017

30 gennaio 2018 - “L'impressione è che ci sia stato un approccio innovativo nella classificazione della montanità. Sono stati messi in disparte criteri un po' usurati e poco capaci di spiegare la montagna, anche se non da trascurare, come l'invecchiamento o l'assenza di servizi. E' stata conferita più forza e importanza al dato della densità della popolazione e meno importanza alla distanza dai servizi essenziali, troppo spesso individuata anche da Istat come criterio prevalente di riferimento. E' stato inoltre rafforzato il concetto di differenziazione delle montagne: ad esempio a determinare il clima di una data area, e la conseguente disponibilità di risorse, naturali e umane, non è solo l'altitudine, ma anche l'esposizione”.

Questo il primo commento del Vicepresidente generale del Cai Erminio Quartiani, dopo aver assistito ieri a Roma, alla Camera dei Deputati, alla presentazione del Rapporto Montagne Italia 2017, pubblicazione annuale della Fondazione Montagne Italia (costituita da Uncem e Federbim) giunto ormai alla terza edizione.

Un Rapporto che ha fotografato una montagna in crescita, sia dal punto di vista del Pil sia per quanto riguarda le opportunità di sviluppo che i recenti provvedimenti legislativi riservano alle comunità e ai territori.

Il ritorno al settore primario da parte di un numero consistente di giovani, con il conseguente avvio di una varietà di produzioni piccole e medie, la presenza sempre maggiore di migranti che inverte il trend negativo dello spopolamento, il segmento dell'offerta turistica in aumento, stanno cambiando il volto della montagna italiana. La collocazione montana rappresenta addirittura un elemento di vantaggio per le imprese del nord, come hanno dichiarato il 38% delle imprese localizzate nei comuni dell'Arco alpino e il 34,9% tra quelle dell'Appennino settentrionale.

Altro dato da rilevare è il tasso di occupazione femminile superiore alle medie nazionali e largamente diffuso nell'arco alpino. A fronte di una media nazionale di occupazione femminile del 41,8%, nell'arco alpino si registra una percentuale del 45,6%.

Comuni montani in prima linea anche per la decarbonizzazione dell'economia. Sono oggi 1.588 quelli alpini e appenninici che hanno aderito al Patto dei Sindaci (che impegna i comuni europei a realizzare Piani di Azione per l'Energia Sostenibile – PAES).

Territori montani virtuosi anche nella gestione dei rifiuti. A fronte dei 486,7 kg pro capite di rifiuti differenziati prodotti annualmente dalla media italiana, le montagne alpine registrano una produzione media di 464,9 kg e l'Appennino addirittura 428,4 kg. Rispetto ad una media nazionale di 255,8 kg pro capite annuo di rifiuti indifferenziati, le aree alpine scendono a un livello di 193,0 Kg e gli Appennini a 248,2 kg.

Ogni sezione del Rapporto è infine completata dalle “Voci della montagna”, in cui i sindaci montani danno direttamente testimonianza delle trasformazioni in atto. I primi cittadini intervistati, un campione di circa 500, esprimono forte attenzione ai servizi scolastici, settore che ha goduto del maggiore aumento degli investimenti (20% secondo le rilevazioni), costituendo la principale linea di intervento nei comuni montani dell'Appennino centrale e in quelli dell'Appennino meridionale (26,9% in entrambi i casi).

Altro settore “attenzionato” dai sindaci è il sociale e gli aiuti alle famiglie, che hanno rappresentato una priorità di azione per i sindaci dell'Arco alpino e dell'Appennino settentrionale (19,2% e 13% rispettivamente la quota dei sindaci che hanno potuto destinare maggiori risorse a queste aree). Voci che parlano alla politica e alle istituzioni e per questo un capitolo è stato dedicato a un esame critico e costruttivo delle principali politiche e strategie che hanno interessato le aree montane negli ultimi anni.

“Il Rapporto è un ulteriore passo avanti per definire meglio le montagne italiane, uno strumeto a disposizione di tutti gli stakeholder per approfondire gli ambiti ai quali dare priorità di intervento”, conclude Quartiani

Il Rapporto Montagne Italia 2017 è acquistabile on line a questo link.

Red

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