"Quando uno di noi ci lascia": è venuto a mancare Ottennio Ciancarelli, socio CAI e membro del Consiglio Direttivo della Sezione di Popoli.

Una memoria di Ottennio, scomparso dopo una lunga malattia il 2 aprile 2016, da parte del Presidente della Sezione Claudio Di Scanno ne sintetizza l'alto profilo e il senso di appartenenza al CAI.

Ottennio Ciancarelli

Parlo a nome del Consiglio Direttivo e di tutta la Sezione di Popoli del Club Alpino Italiano di cui Ottennio era socio e componente il Direttivo stesso. Tornano alla mente le tante esperienze di montagna e le attività di cultura della montagna che tanto lo coinvolgevano.

Si occupava della nostra piattaforma di tesseramento e del sito web della Sezione, ma anche delle iscrizioni alle escursioni e dei rapporti con la nostra Sede Centrale. Realizzava spesso il nostro materiale video divulgativo e le sue foto riassumevano le nostre attività di montagna riempiendole sempre di contenuti efficaci. Un ruolo molteplice e  fondamentale che richiedeva disponibilità e competenza, due qualità queste che certamente non gli mancavano.

Per ciascuno di noi era un riferimento certo, imprescindibile, irrinunciabile. Ma per ciascuno di noi era anche l'amico altrettanto certo, sincero, pronto al sorriso cordiale, alla battuta coinvolgente, alla gentilezza contaminante. Come contaminante era la musica d'opera alla quale si abbandonava, lasciandosi attraversare dalla poesia e dalle emozioni con la consapevolezza che la spiritualità e il pensiero vanno nutriti al pari dei muscoli del corpo, e forse di più.

Gli amici del Club Alpino che lo conoscevano da sempre mi ribadivano spesso le qualità del suo carattere, forgiate da una cultura delle relazioni interpersonali che ribadiva costantemente il valore della delicatezza d'animo. Ecco, il termine più giusto per Ottennio è proprio questo: delicatezza. L'essere cioè in contatto con l'universo intero delle relazioni umane nelle forme più alte e nobili della relazionalità.

Per questo amavamo chiamarlo “Principe”, un termine che immediatamente provocava in lui il sorriso divertito e luminoso che tutti ricordiamo. E adesso che non c'è più credo che ciascuno di noi amerà ricordarlo così: con il sorriso immancabile, foriero di quella delicatezza dell'anima che si fa soffio regale, energia vitale che contagia e coinvolge. Ha lavorato per il Club Alpino Italiano fino all'ultimo, fino a quando le energie lo hanno sorretto,  e lascia a tutti noi un segno di disponibilità vera, l'eredità di un profondo senso di appartenenza e di partecipazione alla vita del nostro Club.

Senso di appartenenza come abnegazione, disponibilità ad offrire la propria “professionalità” perché ci si sente parte integrante di un progetto di rinnovamento e di crescita, nella condivisione dei sentimenti più autentici e veri, tutto quanto contribuisce a produrre saperi e cultura; tutto quanto si esprime in quel sentirsi attivi e coinvolti, compromessi con i destini del nostro sodalizio, quindi profondamente responsabili.

Tutto quanto ci porta a dire “è uno di noi”, “era uno di noi”, oltre ogni banale ed occasionale formalismo di facciata, oltre ogni retorica approssimativa e superficiale, oltre ogni ipocrisia... Questa consapevolezza, ne sono certo, ci aiuterà a continuare il nostro cammino con lui accanto, sui sentieri della montagna, soprattutto su quelli spesso più difficili della vita.

Grazie Principe, per tutto quello che ci hai donato, per la tua allegria e umanità, per la tua gentilezza e il tuo sorriso alla vita. Grazie per averci regalato il grande insegnamento della delicatezza dell'anima.
Ci rivedremo sulla vetta più alta, come il destino di noi tutti indica.
Grazie Ottennio. Grazie Principe!

Claudio Di Scanno

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