Poste non può chiudere gli uffici nei piccoli Comuni e nelle zone montane: lo afferma il Garante delle Comunicazioni

Lettera di Angelo Marcello Cardani al presidente nazionale Uncem on. Borghi: “Garantire la fruizione del servizio postale nelle zone disagiate anche a fronte di volumi di traffico molto bassi”.

Gli uffici postali nei piccoli Comuni e nelle aree montane non possono essere chiusi. Il "servizio postale universale" è chiarissimo in materia e non si può stravolgere. Sono questi i due punti chiave della lettera che il presidente dell’Autorità garante delle Comunicazioni ha inviato al presidente nazionale Uncem e presidente dell’Intergruppo parlamentare per lo Sviluppo della Montagna on. Enrico Borghi, in risposta a una nota trasmessa a dicembre all'AgCom a seguito del rischio diminuzione del servizio postale nelle montane e rurali.

Il presidente Angelo Marcello Cardani interviene sul tema della riduzione dei servizi nelle aree interne e marginali, che aveva destato molta preoccupazione tra sindaci, amministratori cittadini e Parlamentari. Nella lettera il Garante rassicura innanzitutto sulla volontà di mettere in atto “ogni sforzo possibile” per evitare che le aree interne risultino svantaggiate rispetto alla restante parte del Paese, e specifica che la delibera più volte richiamata anche dalle numerose azioni messe in campo dall'Intergruppo parlamentare per lo Sviluppo della Montagna, del quale Borghi è presidente, ha proprio il fine di obbligare Poste italiane al rispetto dello specifico divieto di chiusura di quegli esercizi che servono gli utenti nelle zone remote del Paese.

“Abbiamo l’esigenza di garantire la fruizione del servizio nelle zone disagiate – si legge nella lettera – anche a fronte di volumi di traffico molto bassi e di alti costi di esercizio”. Inoltre, il Garante si impegna a “vigilare affinché i criteri e di divieti contenuti nella delibera siano correttamente applicati”.

"La lettera del Garante – commenta l’on. Enrico Borghi - sgombra il campo da ogni ambiguità e mette al riparo dal rischio di riduzione del servizio postale nelle aree montane e marginali, laddove il volume d'affari è chiaramente minore. Apprezziamo soprattutto la volontà di vigilare affinché quel preciso divieto sia rispettato e dal canto nostro saremo sentinelle sul territorio perché questo avvenga, segnalando eventuali storture o disservizi in quelle aree. Ora la sfida è un confronto che avvieremo con Poste Italiane sul nuovo piano di riorganizzazione, affinché il tema della privatizzazione si trasformi in miglioramento dei servizi e non in una loro riduzione".

In allegato la lettera di Borghi del 18 dicembre scorsoe la risposta di AgCom.

Comunicato UNCEM

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