Plenilunio di pietra: Supramonte e dintorni

Pubblichiamo il racconto dell'esperienza in Sardegna del gruppo CAI "G.Bellucci" della Sezione di Perugia

Il Supramonte

La Sardegna, il suo mondo di pastori, le loro testimonianze: prima fra tutte i Cuilesricoveri circolari di pietra e rami di ginepro, emblema di una civiltà che si perde nel tempo.

Un gruppo Cai della Sezione di Perugia, ha scelto l'interno della Sardegna, nel nuorese, grazie al rapporto speciale con alcuni soci sardi iscritti alla nostra Sezione. Una circostanza che ha aperto il nostro confine d'isola d'appennino a quella sarda attraverso legami di sodalizio e amicizia.

Infatti a Nuoro Giovanni Deiana, un alpinista attivo nella tutela dell'ambiente e sulle tradizioni, ci aspetta a braccia aperte con Massimiliano e Genni, preparando subito una passeggiata al boscoso Monte Ortobene, periferia della città, per farci sgranchire le gambe dopo il viaggio. Sarà nostra guida durante la settimana. Particolari i momenti  con gli amici sardi: gesti, attenzioni, cibo e bevande sono di tale intensità  e sapore da lasciare il segno; come la cena nel cuiles a Oggotile, vicino alla gola del Gorropu, allestita dalla famiglia di Badore che poi ci accompagnerà in Supramonte, culmine dell'esperienza nel cuore selvaggio e aspro dell'interno.

Il recupero dei Cuiles è importante e impegnativo, sono un elemento straordinario di uso, tecnica e testimonianze remote della pratica pastorale.

Badore, con l'aiuto e la sapienza di un anziano, ha recuperato questo antichissimo ricovero: un cerchio di pietre da cui parte un cono chiuso alla sommità, composto da rami di ginepro, quasi sempre già lavati e puliti da pioggia e sole, quindi preparati alla bisogna.

De sa linna de su logu se faedi su fogu ovvero il fuoco si fa con la legna del luogo,  espressione palese di antichissime pratiche e regole d'uso pastorali, in economia di fatiche e di risorse.

Ci vuole una tecnica tutt'altro che facile per disporre e stabilizzare la copertura ma il risultato è sorprendente. Tiepido in inverno e fresco d'estate, a prova di acqua e di neve, con un buco presso la porta dove accendere il fuoco e  altre cavità per riporre gli utensili necessari.

Come liberarsi dalle suggestioni del passato? Pastori solitari, contadini e latitanti, banditi, con il corredo di paesi, fiumare, grotte, covili e tutte quelle storie che l'immaginario letterario e cinematografico  hanno imbastito.  Meglio dire subito che la realtà sbiadisce le immagini, afferra i sensi e li occupa stabilmente, anche in forza della severità dell'ambiente che esige spesso impegno fisico,  attenzione del passo e dello sguardo.

Un bivacco nel Supramonte di Dorgàli ha fatto percepire il senso di queste contrade isolate:  varcando uno steccato di ginepri e sassi, quasi una porta arcaica, sembra di entrare in un altro mondo, lungo una linea continua di massi fessuratitaglienti e scoscesi; una schiena calcarea verso le sommità brulle di Punta Cocuttos.

Poi l'arrivo ad una spianata con il cuiles Ziu Raffaele ricostruito dove però abbiamo mancato di dormire perché già occupato; ma non è poi una perdita stendersi sotto le stelle, anzi è davvero fantastico riposare sotto quella luna bianca e piena, tra ginepri e presso un fuoco che intiepidisce l'aria e agita le ombre della notte. Ecco la prima luce rosata dell'alba, i campanacci e lo scalpiccio delle mucche disperse nei magri pascoli sassosi; svanita ormai la martora che furtiva ma non spaventata aggirava il nostro accampamento in piena notte; Marco ne ha illuminato gli occhi gialli con la frontale,  era grossa come un gatto.

Arriva il giorno e la colazione del pastore per stomaci forti (pecorino e salame alle 6 di mattina), l'approvvigionamento d'acqua alla sorgente sotterranea, (un pertugio, una scesa di alcuni metri sottoterra, una pozza limpida e fredda). Infatti tutta la zona calcarea lascia scorrere l'acqua in superficie e la inghiotte in mille fessure, grotte e canaloni.

Si riparte passando per Campo Donanigorovasta spianata incolta con una porta nuragica sopra un rilievo, quasi un occhio vigile, lì da tempi remoti; breve deviazione per la dolina Su Sercone, enorme voragine circondata da massi aggettanti che accrescono la vertigine della veduta, quindi in discesa ripida lungo Badde Doroné verso il villaggio nuragico di Tiscali, costruito dentro un'altra dolina, un luogo ormai molto noto e visitato.

Si torna per la Scala de Surtana, attraverso il Fiumineddu costellato di oleandri selvatici quindi al cuiles di Badore e ai  suoi asinelli mansueti e curiosi.

Ecco il cuore del nostro viaggio, dopo altri giorni e angoli particolari splendenti di bellezza delle rocce, della macchia mediterranea, delle acque, con il volo radente di un'aquila verso punta La Marmora, librata per l'ultimo saluto!

 

Angela Margaritelli (Gruppo CAI - "G.Bellucci" Perugia)

(Anna Ascani, Giuliano Bocchini, Piero Cian, Roxana Fidiuc, Marco Marazzi, Angela Margaritelli, Rosanna Massetti, Roberto Perini, Marcello Ragni, Ivana Todini)

 

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