Parco Nazionale del Monti Sibillini: quale futuro? Lettera aperta del Presidente Generale Martini al Ministro dell'Ambiente Galletti

L'apprensione del CAI per le aspettative oggi disattese sorte intorno all’idea di un Parco vivo e partecipato

In una lettera aperta inviata oggi al Ministro dell'Ambiente, Tutela del Territorio e del Mare Gianluca Galletti e per conoscenza al Presidente del Consiglio Matteo Renzi, al Presidente del Parco Nazionale dei Monti Sibillini Oliviero Olivieri, al Direttore del Parco Franco Perco e al Presidente del Collegio Nazionale Guide Alpine Cesare Cesa Bianchi, il Club Alpino Italiano attraverso la voce del Presidente Generale Umberto Martini esprime la propria apprensione per il futuro dei parchi italiani, e in particolare del Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Un futuro che è divenuto precario e denso di interrogativi, anche per carenza di chiari indirizzi e stabilità di governance, oltre che di risorse adeguate.

 

Gentile Signor Ministro,

mi sono deciso a inviarle questa lettera aperta, perché lo stato in cui si trovano i Parchi nazionali italiani, tra i quali quello dei Sibillini oggetto di questa lettera, è divenuto precario e denso di interrogativi relativi al loro futuro, anche per carenza di chiari indirizzi e stabilità di governance, oltre che di risorse adeguate.
C’è bisogno di un rilancio del rapporto tra Enti Parco, cittadini e associazionismo che opera nel campo della tutela ambientale, per ristabilire rapporti collaborativi e consapevoli del ruolo dei Parchi, oltre ogni burocratismo sia esso di tipo amministrativo quanto ammantato di tecnicismo e talora di pretesa ricerca di improponibili chiusure alla frequentazione avvertita dei parchi stessi.
Per noi del Club Alpino Italiano, per le nostre tradizioni, per i progetti che istituzionalmente perseguiamo e per potere onorare le convenzioni e gli accordi di collaborazione da noi sottoscritti con la gran parte dei Parchi montani, è ancor più importante che questo auspicato rilancio interessi i Parchi che insistono sulle aree montane alpine e appenniniche di interesse sia paesistico che alpinistico .
È il caso del Parco Nazionale dei Monti Sibillini.
Con questa mia lettera le rappresento anche le istanze dei Gruppi regionali CAI Marche e Umbria, che hanno rilevato alcune criticità nella gestione del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, rilevanti per i numerosi interessi connessi alla gestione del territorio, nonchè ai fini statutari del nostro Sodalizio.
E' noto che, fin dalla sua fondazione, il CAI coniuga nelle sue attività volontaristiche la tutela dell’ambiente montano e la formazione alla sua frequentazione responsabile, consapevole e autonoma, contribuendo con una capillare opera sul territorio ad un costante processo formativo dei cittadini di ogni età. La frequentazione consapevole e rispettosa del territorio montano diventa in tal modo il suo più efficace presidio di tutela e strumento di valorizzazione.
Tuttavia, ancor più nell’attuale contesto di grave recessione economica, si impone al nostro Sodalizio - come a tutti i soggetti coinvolti nella fruizione e gestione delle aree montane - di affiancare alla tradizionale funzione di tutela ambientale, la responsabilità della valorizzazione e promozione del territorio, quale inestimabile risorsa e terreno elettivo per nuove forme di economia sostenibile, sulla base di un nuovo patto di alleanza tra le popolazioni residenti, le amministrazioni locali, le istituzioni, l’associazionismo, le professionalità, gli amanti e i frequentatori della montagna.
Il CAI ha intrapreso da tempo un percorso evolutivo - coerente con i valori della Convenzione Europea del Paesaggio – che si distingue dalla mera fruizione alla partecipazione attiva alla gestione del territorio montano.
Il legame tra il Sodalizio, i Monti Sibillini e l’Ente Parco è antico, reciproco e saldo.
La scoperta alpinistica e la divulgazione del territorio dei Sibillini sono in consistente misura dovute a soci del CAI che, sin dalla fine degli anni 20 dello scorso secolo, vi hanno aperto vie alpinistiche.
I Monti Sibillini debbono per larga parte la loro notorietà alle pubblicazioni del Sodalizio, come la prima guida dei Sibillini del 1983 della sezione CAI di Ascoli Piceno; nonché alle numerose iniziative editoriali ad opera di soci CAI che hanno esplorato, censito e divulgato itinerari sci-alpinistici, alpinistici ed escursionistici.
Il libro “Sibillini, storia di un parco” edito dalla sezione del CAI di Ascoli Piceno con patrocinio e finanziamento del Ministero dell'Ambiente, racconta le numerose battaglie intraprese dal Sodalizio a tutela dei Monti Sibillini, contro interventi speculativi e distruttivi e in favore della creazione di un Parco vitale e partecipato, basato su un equilibrio dinamico tra la protezione degli ecosistemi, della fauna e della flora e la valorizzazione economica del territorio nella sua valenza ambientale, storica, culturale e sociale, a sostegno delle popolazioni residenti.
Fu al fine di dare concreta e compiuta attuazione a quella idea forte di “Parco vivo”, scaturita anche dall'importante convegno nazionale “Il CAI ed i Parchi Nazionali di Montagna” (Arquata del Tronto 1997) alla presenza del Ministro dell'Ambiente Ronchi, che il CAI ed il Parco stipularono nel 2000 un protocollo di collaborazione che, nel reciproco riconoscimento dei ruoli istituzionali, sancisce princìpi condivisi di tutela e promozione del territorio montano e consente oggi un metodo consultivo permanente per l’elaborazione di strategie integrate di gestione del territorio.
D'altra parte, il CAI ha ripetutamente posto il proprio patrimonio di esperienza e conoscenza del territorio a disposizione del Parco: all’indomani della sua istituzione, un rappresentante del CAI espresse per due mandati consiliari quelle doti di equilibrio indispensabili a coniugare protezione e fruizione dell’ambiente. E sono esempi concreti e recenti di tale spirito collaborativo l’opera volontaristica di segnatura e mappatura dei sentieri, disciplinata da una convenzione del 26 gennaio 2012; la donazione di due radiocollari per il progetto di ripopolamento del camoscio; le costanti attività di manutenzione, come la pulizia annuale del Rifugio Zilioli sul Monte Vettore, con il recente riposizionamento della Croce di Tito Zilioli; ancora, la recente azione a tutela delle sorgenti del Parco contro l’incremento dei prelievi previsto dal Piano Acquedotti dalla Regione Marche, concretizzatasi sia nelle osservazioni al Piano in itinere proposte dal Gruppo Regionale Marche e dalle Sezioni di Terni e Ascoli Piceno del C.A.I., sia nella successiva campagna informativa su quotidiani cartacei e online, condivisa anche da Legambiente e Italia Nostra.
Tuttavia, le aspettative sorte intorno all’idea di un Parco vivo e partecipato ci appaiono oggi disattese.
Una prima causa va rintracciata nel grave stallo istituzionale e operativo in cui il Parco - come molti altri in Italia - è costretto dalla mancata nomina dei componenti del Consiglio Direttivo.
In tale vuoto amministrativo si è progressivamente consolidata una gestione del Parco basata su decreti direttoriali, in assenza di una vera politica di indirizzo e di un adeguato confronto con interlocutori qualificati, tra cui il CAI, che trae la sua forza rappresentativa da oltre 300.000 soci e quasi 500 sezioni, di cui quasi 7000 soci e 21 sezioni tra Marche e Umbria.
Anche le vicende più recenti offrono una chiara rappresentazione di quanto esposto.
Allo scopo di avviare una stagione più partecipativa e propositiva a sostegno del Parco e del suo territorio, nello spirito dell'accordo di collaborazione siglato nel 2000, con istanza congiunta del 18 luglio 2014, i Gruppi Regionali CAI Marche e Umbria hanno sollecitato l'Ente Parco alla istituzione di un tavolo consultivo.
Tuttavia, con Decreto Direttoriale n.351 del 12 Agosto 2014, in assenza di ogni consultazione preventiva con il CAI, è stata approvata una convenzione con il Collegio delle Guide Alpine delle Marche, con particolare riferimento all’area del Monte Bove - da considerarsi sensibile per effetto del ripopolamento del camoscio appenninico, sulla base del progetto Life Coornata - che impegna il Parco “a riconoscere il Collegio quale referente tecnico ufficiale in materia di attività alpinistiche” (art.3), con la precisazione che tali attività includono “le attività di alpinismo, di arrampicata, di bouldering, escursionistiche, sci escursionistiche, sci alpinistiche, ciclo escursionistiche (mountain bike), speleologiche, torrentistiche e dei parchi acrobatici, comprese le attività a queste collegate, svolte in modo autonomo o in accompagnamento, a livello professionale e non, in qualsiasi stagione e su qualsiasi terreno ivi compresi terreni innevati e non, roccia, ghiaccio e media montagna” (art. 2); e con la precisazione che “sono fatti salvi gli accordi stipulati tra Parco -o che verranno stipulati - con altri soggetti in materia di attività montagna, con particolare riferimento al CAI e alle Guide del Parco; in questi casi, il Collegio si impegna a stabilire un rapporto collaborativo anche con tali soggetti, prestando il suo ruolo di indirizzo tecnico generale in tema di attività in montagna”.
Con successivo Decreto Direttoriale n. 384 del 29 agosto 2014, in ulteriore assenza di ogni consultazione preventiva con il CAI, sono stati ridefiniti i limiti e le modalità di frequentazione dell’area del Monte Bove, peraltro rappresentando una urgenza che non ha mai caratterizzato la già ridotta frequentazione dell’area.
Oltre a prospettare possibili profili di illegittimità degli atti (sia a causa del superamento del limite di 180 giorni posto alla gestione provvisoria presidenziale ex art. 9, comma 5 della Legge Quadro n. 394/91; sia per la mancata ratifica consiliare degli atti urgenti ai sensi dell’art. 9 comma 3), appare evidente che tale prassi gestionale, basata su decreti direttoriali focalizzati esclusivamente sulla tutela faunistica e in assenza di una strategia di gestione complessa del territorio, esprime in modo inequivoco una visione del Parco personalistica, limitativa, proibizionista e non condivisa, che svilisce la risorsa territorio, mortifica il ruolo dei corpi sociali qualificati e portatori di interessi diffusi, prelude alla potenziale estensione del medesimo modello gestionale ad altre aree interne del Parco, contraddice in modo sostanziale la volontà formale del Direttore di costituire un tavolo consultivo con il CAI (peraltro, tardivo rispetto a provvedimenti già adottati e penalizzante nell’oggetto e nelle competenze). Ma, soprattutto, confligge irrimediabilmente con la visione del CAI di un “Parco vivo”, basato sulla frequentazione consapevole della montagna, sulla tutela del territorio coniugata alla sua promozione, sulla costruzione di nuove forme di economia sostenibile con la partecipazione attiva delle sue componenti sociali, politiche, economiche, culturali, in piena coerenza con i principi della Convenzione Europea del Paesaggio, che ne affermano una nozione fortemente integrata ed antropica.
Pur nel riconoscimento che il progetto Life Coornata costituisce un’operazione di grande valenza naturalistica, dobbiamo ribadire che la frequentazione rispettosa dell’ambiente montano rappresenta un alto valore sociale perchè contribuisce alla formazione dei cittadini nei valori della consapevolezza, della responsabilità e dell’autonomia; che essa genera benessere della persona, con ricadute positive di valenza sociale ed economica; e che le “buone pratiche” di convivenza di una pacifica e rispettosa presenza antropica con le specie faunistiche trovano larga diffusione all’interno dei sistemi parco in Italia e nel mondo, sulla base di valutazioni di rango scientifico, non esclusa l’eventualità di necessarie restrizioni di tempo e spazio alla presenza umana.
Nel riconfermare la sua storica sensibilità ambientale e il tradizionale spirito di collaborazione con le guide alpine( che ricordo essere come figure professionali riconosciute organizzate in collegio, ma che, rappresentando anche una Sezione nazionale dello stesso, del CAI sono parte integrante) e con gli operatori professionali della montagna, anche al fine di intraprendere azioni condivise ed efficaci volte a contrastare il fenomeno dello spopolamento antropico, il Club Alpino Italiano intende mettere a disposizione delle istituzioni e della collettività il proprio patrimonio ultracentenario di competenze e di esperienza nella tutela e valorizzazione dell’ambiente montano, per promuovere una nuova stagione di relazioni propositive e di partecipazione attiva ai processi decisionali, ispirate “alle buone pratiche” dei luoghi ove il turismo consapevole, la tutela dell’ambiente, la valorizzazione e la corretta amministrazione delle risorse territoriali generano forme di economia sostenibile (formazione ambientale, collaborazione con le scuole, offerta di “turismo verde”, marchi di qualità, tipicità agro-silvo-pastorali e a Km Zero, etc.).
È in tale ottica costruttiva e innovativa che riteniamo necessario e opportuno rappresentare al Signor Ministro dell’Ambiente e ai soggetti decisori competenti il nostro fermo dissenso da una gestione del Parco priva di una strategia di valorizzazione e carente di metodi e strumenti partecipativi,(anche a supporto delle mozioni approvate dalle assemblee regionali del CAI Marche ed Umbria).
L’occasione è preziosa anche per sollecitare la nomina dei componenti del Consiglio Direttivo, così da restituire all’Ente Parco il suo organo di indirizzo, necessario ad un corretto ed efficace funzionamento istituzionale.
A sostegno di un’azione efficace di sensibilizzazione sulle criticità sopra evidenziate e a conferma dello spirito propositivo e collaborativo del Sodalizio, i Gruppi regionali Marche e Umbria procederanno d’intesa :
- a formulare richiesta al Presidente del Parco, Prof. Oliviero Olivieri, di annullamento o revoca della convenzione del 12 agosto 2014 con il Collegio delle Guide Alpine della Regione Marche e dei conseguenti Decreti attuativi;
- per ottenere l’immediato avvio dei rapporti tra CAI e Parco al fine di ridefinire temi e contenuti della convenzione CAI – Parco per la sentieristica in scadenza alla fine del corrente anno, utile anche a predisporre una ridefinizione dei rapporti con il Parco e il ristabilimento di corretti rapporti tra CAI e Parco , quale precondizione per una collaborazione effettiva tra gli stessi;
- a richiedere al Presidente del Parco la sollecita istituzione di un tavolo consultivo permanente, nel rispetto dei principi generali di partecipazione e collaborazione ai processi decisionali previsti dall’ordinamento e dallo statuto del Parco;
- a ristabilire con il Collegio delle Guide Alpine un adeguato rapporto rispondente all’etica e alle competenze professionali delle stesse , perché venga riacquisito lo spirito di piena collaborazione con la gran parte delle istanze volontaristiche che il CAI rappresenta in tema di montagna e alpinismo, come tratto qualificante delle stesse Guide alpine rappresentate nel Sodalizio ; di qui la disponibilità a definire un metodo di concertazione delle buone pratiche di frequentazione dell’ambiente montano; di qui la volontà di coinvolgere attivamente il patrimonio di esperienza e conoscenza professionale del Collegio nella ideazione e definizione di una nuova politica di tutela di promozione di un “Parco vivo”;
- a promuovere un incontro con il Presidente del Parco, volto a sollecitare, nelle more dell’insediamento del Consiglio Direttivo, la riconduzione della gestione ai suoi poteri suppletivi di indirizzo; nonché ad illustrare gli intenti del Sodalizio in relazione ad una nuova stagione di relazioni collaborative e di iniziative concrete per la tutela e la promozione del territorio montano;
- a promuovere la costituzione di un Gruppo di lavoro per la promozione, in collaborazione con il Parco, delle iniziative di cui al punto precedente, come a mero esempio: alcuni incontri di natura informativa tra amministratori e operatori economici dei Comuni ricompresi nel Parco, con amministratori e operatori economici di altri territori portatori di buone pratiche di economia sostenibile, anche tramite l’eventuale coinvolgimento della Comunità del Parco; la promozione di incontri tra CAI e Parco di reciproco aggiornamento (su politiche di ripopolamento di specie faunistiche, di tutela degli ecosistemi e delle aree sensibili, nonché su obiettivi e metodologie didattiche del sodalizio nella formazione ad una frequentazione consapevole della montagna nelle diverse discipline; promozione della rinaturalizzazione, spontanea o orientata, contro gli interventi invasivi tuttora presenti all’interno del Parco, come per la strada sul monte Sibilla, etc).
Nel consueto spirito collaborativo, il CAI offre la massima disponibilità per ogni chiarimento e approfondimento, meglio ancora se realizzato attraverso incontri, per i quali restiamo come sempre disponibili.
Ringrazio per l’attenzione e porgo cordiali saluti.

Il Presidente generale
Umberto Martini

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