Pakistan Hindukush 2017: alpinismo su vette inviolate di 5000 e 6000 metri e il progetto socio-umanitario intitolato a Cristina Castagna (“El Grio”)

Nell'estate 2017 cinque alpinisti della onlus "Montagne e solidarietà" hanno scalato un 6000 inviolato e senza nome e hanno dato il via ai lavori a un centro che sta portando entusiasmo e gratitudine negli abitanti locali.

Uno scatto delle salite alpinistiche

18 gennaio 2018 - Una “vacanza” fuori dagli schemi l’estate scorsa in Pakistan, per avviare le fondazioni del “Cristina Castagna Climbing Center” nel villaggio di Ghotolti e scalare vette inviolate e senza nome di 5000 e 6000 metri.
È l’esperienza che hanno fatto cinque amici legati dall’appartenenza al volontariato alpinistico-umanitario. Tra giugno e luglio 2017 hanno infatti trascorso un mese in Hindukush, sull’imponente catena montuosa che si eleva fra Pakistan e Afghanistan. Si tratta dei vicentini Mara Babolin, Tarcisio Bellò, Mirco Forte e Stefano Mattiello e del bergamasco Francesco (Franz) Rota Nodari.

I cinque stanno preparando un video e promuovendo alcune serate benefiche per illustrare i lavori svolti, per narrare la loro incredibile arrampicata agli appassionati di montagna e per informare i sostenitori del progetto umanitario, che va avanti ormai da molti anni, sullo stato di avanzamento dei lavori del centro Cristina Castagna, la struttura ricettiva dedicata alla giovane alpinista italiana scomparsa nel 2009 sul Broad Peak. La prossima serata sarà presso la FIDAS di Arcugnano (VI), il 26 gennaio 2018, ma ne seguiranno tante altre.

A distanza di 6 mesi dalla spedizione “Hindukush 2017”, è tempo di bilanci. Quello fatto appena tornati era stato senza dubbio positivo: trenta fruttuosi giorni sia dal punto di vista alpinistico che umanitario, un vero successo! La scalata ad un 6000 inviolato e senza nome, ultimo ancora non salito di quella catena, non poteva andare meglio, sia a livello di condizioni meteo che della montagna, anche se la salita aveva provato molto Franz, Tarcisio e Mara per le ben 28 ore resesi necessarie per l’ascensione dal campo base avanzato. I tre erano riusciti anche a salire un bel 5000, per il quale le poche informazioni disponibili riguardavano solamente una salita di vicentini del 2004, forse nemmeno al picco principale, secondo la ricostruzione delle testimonianze.

Il Centro Cristina Castagna era stato poi correttamente avviato, nonostante le mille, anzi seimila, difficoltà e intoppi incontrati lungo il percorso (come la rottura della ruspa, il difficoltoso trasporto su strade improponibili, guasti a non finire). La collaborazione dei pakistani era stata preziosa e fondamentale per cominciare col lavoro di fondazione. Una ventina di operai assoldati in loco (altro motivo di orgoglio del progetto quello di dare lavoro ai locals) avevano lavorato alacremente sotto il cocente sole di luglio per portare i lavori il più avanti possibile. Il coordinamento di Bellò, Mattiello e Forte aveva permesso di fare progressi insperati. Quando i nostri sono partiti per tornare in Italia, alla fine della loro “vacanza”, hanno lasciato un impegnativo “testimone” ai pakistani che hanno dovuto continuare il lavoro in autonomia. Questo è tuttavia proseguito come da programma ed il piano di fondazione e i pilastri sono attualmente stati ultimati. Il tutto è già stato ricoperto da una gettata di cemento e il piano di appoggio è praticamente pronto. Mancano però i fondi per proseguire con i lavori e si attendono quindi nuovi finanziamenti al progetto provenienti dai sostenitori italiani…

Ma torniamo al resoconto della parte alpinistica.
Oggi come oggi trovare una cima di 6000 metri inviolata è abbastanza difficile, se non a costo di andare in zone altamente isolate o proibite (come il Buthan o la Cina). Per un lungo periodo anche queste montagne sono state “proibite” a livello militare per la vicinanza all’Afghanistan e per i disordini talebani. Sicuramente i locals, sia per mancanza di mezzi adeguati a salite di questo livello, sia per interessi primari ben diversi dall’aspetto “ludico” dell’alpinismo, non vi si sono cimentati.
La profonda conoscenza da parte dei vicentini di queste zone e delle varie spedizioni che vi si sono svolte sono da sempre garanzia di assoluta veridicità delle informazioni riguardanti le prime salite. Inoltre, chiunque si approcci a queste montagne si appoggia alla stessa agenzia (Adventure Tour Pakistan – ATP) esattamente come noi, per via degli accessi (jeep e muli) e dei permessi (tanti controlli di polizia dei passaporti) con assoluta certezza riguardo a chi e di che nazionalità è passato da queste lande remote.
In totale le vette superiori a 6000 metri rilevate in questa sottocatena dell’Hindukush sono 11: Garmush Nord, 6048m; Garmush, 6244m (questi due però si trovano oltre lo spartiacque, verso il Chiantar glacier); Casarotto Kor, 6185m; Marostica Peak, 6107m; Italia Peak, 6189m; vetta unclimbed e unnamed, 6177m; Karkamush, 6222m; Haiz Peak, 6105m; e, ancora oltre lo spartiacque verso il Chiantar glacier, il Ko-i-Chiantar, 6416 m (la più alta del gruppo), il Ko-i-Chatiboi, 6150m e il Ko-i-Warghut, 6130m.

Il “nostro” 6177m (come da carte russe consultate), nel contesto di un progetto nato ormai anni fa, l’abbiamo intitolato a Muhammad Ali Jinnah, primo presidente pakistano grazie al quale e al Movimento del Pakistan cui faceva capo, con la lotta col subcontinente indiano, il Pakistan nacque nel 1947 come nazione indipendente. La via invece l’abbiamo chiamiata “Ghotolti dreams” in onore del popolo di questo villaggio che ha conosciuto una “nuova primavera” negli ultimi anni grazie alla collaborazione con gli italiani.

L’inizio della spedizione è stato caratterizzato da giornate terse, calde, ma stabili. Abbiamo inizialmente portato in due tranche il materiale (tenda, cibo, ferraglia) all’ABC a 4600 m e al “Colle Steck” a 5050 m. Successivamente, dopo aver portato del materiale verso il Brocca pass a 4400 metri, abbiamo effettuato la bella salita del Brocca peak (24/06) e il suo picco principale (che battezziamo Broken peak – 5040 m - per via del rovinoso crollo della cornice sommitale cui assistiamo basiti) e finalmente ci “imponiamo” il classico “resting day” di riposo al BC prima dell’attacco alla cima.

Piove, poco male. Il problema è che piove anche i due giorni successivi. Non ci demoralizziamo e comunque rimaniamo in movimento salendo due volte fino a 4500 per pascoli e prati fioriti. Il quarto giorno (29/06), nonostante le previsioni dessero l’1 la giornata migliore, decidiamo di salire all’ABC ed essere pronti al momento giusto. Vi arriviamo durante una bufera di vento e neve, ma in breve il cielo si apre e le montagne si puliscono. Dopo la cena e la notte decidiamo così di partire, sempre con l’occhio all’orizzonte.

In realtà, scopriremo solo al rientro che le previsioni (eravamo in contatto con l’Italia – grazie MaPi - per gli aggiornamenti dal sito mountain-forecast.com) erano cambiate e il giorno ideale era diventato proprio il 30! Quindi la salita, giorno e notte, si era svolta nelle migliori condizioni meteo che potessimo desiderare/sperare. Arrivati all’ABC alle 8, alle 11 cominciò a nevicare: una piccola e veloce perturbazione che lascia spazio presto al sole, ma trovarsi in parete così avrebbe probabilmente voluto dire una ritirata. Il giorno dopo, 02/07, al BC, pronti a scendere a valle, ci svegliamo sotto una fitta pioggia. E anche i 2 giorni successivi meteo instabile, sicuramente non “idoneo” ad una simile salita. Insomma, l’abbiamo “presa per i capelli”, come si suole dire.

Come riassumere infine questa esperienza pakistana durata 23 giorni? Beh, in poche righe e immagini risulta impossibile. Le montagne? Belle, bellissime, eccezionali, ma sono solo aggettivi... Superlativa la nostra, sia esteticamente, sia per l’impegnativa salita, ma quello che rimane forse di più di questa esperienza non è la parte alpinistica (probabilmente dall’esterno la più “vendibile” e con maggiore appeal), ma il contatto con le persone... con i local... i pakistani: persone semplici e speciali, di un'accoglienza squisita. Ospitati per cena e notte in villaggetti fatti di capanne di sassi e legno come fossimo amici di vecchia data o figli adottivi... attorno al focolare... con cibo locale e tanto amore. Rasa', Ali, Amin, Amir, Sher Murat, Caramat, Achim, Syeed, Sarisah, Sakinasar ... Tanti nomi, tanti volti, tanti nuovi amici…

Come scritto all’inizio, la spedizione "HINDUKUSH 2017" però non è stata solo alpinistica, ma anche socio-umanitaria. Anni fa è nata una collaborazione Italia-Pakistan per la rivalutazione del villaggio di Ghotolti, nell’alta Ishkoman Valley, nel distretto di Gilgit-Baltistan. Tutto ciò grazie alla creazione di una associazione onlus “Montagne e Solidarietà”, che vive delle donazioni di contributors italiani.
La prima opera benefica ed utile è stata la costruzione nel 2009 di un acquedotto e una fontana. Il problema della potabilità dell’acqua in queste zone è infatti notevole e l’accesso a risorse idriche pulite è sempre difficile. Successivamente, nel 2013, a seguito del crollo del ponte di legno che dava accesso al paese, è stato installato un nuovo ponte di metallo (traportato dall’Italia a pezzi), grazie all’industria italiana.

Ma la nascita dell’intero progetto è legata alla triste perdita dell’alpinista vicentina Cristina Castagna, detta “El Grio”, sul Broad Peak, un 8000 proprio pakistano, nel 2009. Nasce quindi in quell’anno la volontà di creare un Community Climbing Center intitolato a Cristina: un rifugio che accolga i turisti e gli alpinisti che vogliono visitare queste dimenticate zone, un luogo dove “insegnare mestieri” ai pakistani e, durante i diversi anni necessari per la costruzione, un’occasione per dare lavoro ai locals (sempre a spese dei donatori italiani).
Questo progetto di solidarietà passo dopo passo ha segnato un notevole cambiamento nelle persone di Ghotolti. Sentire le loro parole di entusiasmo e gratitudine per quello che è stato fatto, dall'acquedotto, al ponte, al rifugio in costruzione… è stato emozionante. Vedere l'impegno nel collaborare ad un'unica idea, a realizzare dei sogni (appunto “Ghotolti dreams”) è stato qualcosa di pieno e coinvolgente!

Chi volesse contribuire e avere informazioni riguardo al progetto può consultare la pagina Facebook: Rifugio Cristina Castagna.
Su tale pagina, verranno anche rese note le località e le date delle prossime serate divulgative, sia per la parte umanitaria, che per quella alpinistica, e si potranno avere i riferimenti per richiedere una nuova programmazione presso le proprie sedi CAI o altre associazioni.

Per eventuali donazioni il riferimento è l’Associazione Onlus “Montagne e Solidarietà”, mediante bonifico bancario IBAN IT19 J080 1134 3200 0001 1042626; causale: offerta liberale Rifugio Cristina Castagna (fiscalmente detraibile).

E chissà che non ci si veda con voi lettori in futuro proprio al “Rifugio” Cristina Castagna a Ghotolti, per una bella salita ad uno dei tanti 6000 affascinanti di questa magica catena.

Francesco Rota Nodari

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