Orso bruno: no ad arroccamenti su posizioni estremistiche e via libera allo studio, alla conoscenza e all’informazione

Questo il concetto ribadito ancora una volta da CAI e SAT a Trento, in occasione del convegno nazionale "Orso bruno, la convivenza possibile", al quale hanno partecipato oltre 100 iscritti provenienti da tutta Italia.

Il convegno di Trento (foto E. Furlani)

12 ottobre 2017 - Oltre 100 iscritti provenienti da tutta Italia sabato 7 e domenica 8 ottobre al Convegno organizzato dal CAI (Gruppo Grandi Carnivori e Comitato Scientifico Centrale) in collaborazione con la Commissione Tutela Ambiente Montano della SAT, con il Parco Naturale Adamello Brenta, la Provincia Autonoma di Trento e con il Muse (Museo di Scienze Naturali) di Trento.

In apertura gli interventi istituzionali hanno sottolineato la posizione univoca di CAI e SAT sulla questione orso: bando ad arroccamenti su posizioni estremistiche (orsi sì, orsi no) e via libera allo studio, alla conoscenza, all’informazione, con cifre e dati alla mano, per sfatare alcune false notizie che spesso impazzano sui social network, generando discussioni al limite dell’insulto, come ha ribadito Davide Berton del Gruppo Grandi Carnivori CAI.

In particolare SAT si occupa da sempre della tutela del plantigrado, ha evidenziato  il presidente del sodalizio Claudio Bassetti, citando i vari documenti redatti da SAT nel corso di oltre 100 anni ed sottolineando come non è facile, anzi spesso impossibile, in condizioni di scontro frontale tra fazioni, portare avanti ragionamenti basati su ricerche, esperienze, risultati, proporre soluzioni che siano ispirate a principi scientifici e cha abbiano il carattere della praticabilità, sempre però a condizione che ognuno applichi il principio di responsabilità e che abbia ben  presente l’idea di bene comune.

Massimo Vettorazzi di TAM SAT, ha di seguito illustrato l’attività della Commissione la quale organizza, con il supporto dei ricercatori del Muse e del Parco, corsi informativi e serate sui grandi carnivori dal 2014, iniziative partecipatissime, dove spesso non si riescono ad accogliere tutte le domande di adesione.

A seguire i contributi scientifici di Andrea Mustoni del Parco Naturale Adamello Brenta, il coordinatore del progetto di reintroduzione “Life Ursus”: “un progetto ambizioso - ha sottolineato - dalle solide basi scientifiche e condotto da un team di zoologi che ha raggiunto risultati straordinari. Ora siamo chiamati ad affrontare nuove sfide: la possibile convivenza, i conflitti con l'uomo, la fragilità genetica della popolazione alpina, l'accettazione sociale di queste "ingombranti" ma fondamentali componenti della biodiversità alpina”.

Luca Pedrotti del Servizio Fauna e Foreste della Provincia di Trento, ha illustrato le tecniche utilizzate per il monitoraggio genetico della popolazione di orsi. Al fine di ottenere informazioni il più complete possibili è importante abbinare più metodologie di recupero dei campioni. Le analisi genetiche consentono di riconoscere il singolo individuo, capire il trend della popolazione, ricostruire la genealogia, studiare la dispersione o ancora, individuare con certezza il responsabile di qualche danno. Sempre in ambito provinciale Claudio Groff ha elencato i danni che gli orsi fanno in Provincia di Trento e la complessa gestione che viene messa in campo dalla Provincia per poter diminuire i conflitti (opere di prevenzione, orsi problematici, comunicazione). “In Veneto - ricorda Davide Berton -  il CAI si sta impegnando con i suoi soci volontari a dare un aiuto nel montaggio delle reti anti lupo e se necessario anti orso”.

Dell’orso marsicano ha riferito la ricercatrice Elisabetta Toson, mentre di genetica ursina ha tracciato un quadro un'altra ricercatrice, Marta De Barba.

Di particolare interesse la tavola rotonda pomeridiana, condotta da Filippo Zibordi naturalista e autore, composta dai partner scientifici che hanno condiviso esperienze con un allevatore, un apicoltore ed un agricoltore. Le testimonianze di chi opera sul territorio sanciscono un dato importante: la convivenza è possibile, magari diversa rispetto al passato, quando si lasciavano liberi e incustoditi i greggi e le mandrie in alpeggio, magari più faticosa (i recinti vanno non solo installati, ma anche controllati e occorre dotarsi dei cani da guardiania). Di fatto alcuni allevatori hanno condiviso la visuale di un ambiente naturale ricco, che non limiti le proprie risorse in termini stretti di uso e consumo, serve un cambiamento anche in prospettiva, hanno ribadito: tutto cambia, il clima, l’agricoltura di montagna, il turismo, occorre adeguarsi.

Molto partecipata anche la serata di presentazione sabato allo Spazio Alpino SAT dei due recenti volumi dedicati al plantigrado “In nome dell’orso” di Matteo Zeni“Sulla via dell’orso” di Filippo Zibordi ed Anna Sustersic.
Il convegno si è concluso con l’escursione domenicale in Val D’Ambiez per conoscere l’areale dell’orso, alla quale hanno partecipato circa 40 di iscritti al convegno.

Società Alpinisti Tridentini

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