Orsi marsicani annegati nella cisterna in Abruzzo, il CAI Coppo dell’Orso valuta l’ipotesi di costituirsi parte civile

“Vanificati anni di sforzi, di studio, di ricerche e di investimenti per la sopravvivenza della specie. Potevano essere decine le soluzioni per risolvere il problema, i responsabili dell’ultimo scempio devono essere individuati e perseguiti dalla legge".

21 novembre 2018 - Se la morte di due orsi, nel 2012, nella cisterna maledetta, nel versante sud di Monte Breccioso, in località ‘Le fossette’, nel comune di Villavallelonga, nella Zona di Protezione Esterna del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, poteva essere considerato un campanello d’allarme, la morte di altri tre orsi nella medesima cisterna, qualche giorno fa, rappresenta un atto d’accusa nei confronti di tutti coloro che avrebbero dovuto mettere riparo a quella situazione e che non lo hanno fatto. Si è trattato di un fallimento per tutti.

La Sezione CAI Coppo dell’Orso-Vallelonga ritiene non più tollerabile vanificare circa un secolo di lavoro e di lotte per la tutela di questa fondamentale specie di plantigrado, che costituisce il simbolo stesso dell’area protetta e dell’intero Abruzzo, con contemporanee disattenzioni, inefficienze e mancate risposte operative a criticità anche di non difficile soluzione.

Il CAI chiede che si attivino immediatamente i tavoli di concertazione con enti competenti, associazioni che hanno come scopi statutari la difesa dell’ambiente e mondo scientifico per decidere linee di azione e d’intervento per l’effettiva tutela dell’orso bruno marsicano.

Non è accettabile che cinque orsi (quasi il 10% del patrimonio di orsi del PNALM) muoiano in una vasca di raccolta dell’acqua perché questa non è stata messa in sicurezza con le soluzioni più idonee e opportune, in una zona di immediata contiguità con il Parco. Potevano essere decine le soluzioni per risolvere il problema: dalla più semplice come quella di dotare la vasca di una scala in ferro ancorata al cemento per consentire agli animali la risalita, a quella più drastica del riempimento con pietre, passando per una recinzione elettrificata.

Nessuna di queste soluzioni è stata adottata e le conseguenze sono state drammatiche per gli orsi del Parco. Tutti (Parco, Regione, Comuni, Ministero dell’Ambiente, Forze di polizia, Magistratura) devono sentirsi responsabilmente chiamati ad agire per eliminare quelle situazioni di pericolo per la sopravvivenza dell’orso: cisterne, bracconaggio, epidemie, bocconi avvelenati.

I responsabili dell’ultimo scempio devono essere individuati e perseguiti nei termini di legge, mentre  la Sezione del CAI ‘Coppo dell’Orso-Vallelonga’ valuterà l’ipotesi di costituirsi parte civile, in un eventuale procedimento giudiziario. Nel frattempo, il Direttivo della sezione ha deliberato di dare mandato a un legale che segua gli aspetti giudiziari dell’inchiesta in corso.

Non è più accettabile che a parole si continui a blaterare sulla protezione dell’orso bruno marsicano e nei fatti poi si vanifichino anni di sforzi, di studio, di ricerche e d’investimenti per la sua sopravvivenza.

CAI Coppo dell'Orso

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