Nuovo anno con escursionisti del Cai Nuoro, lungo i rocciai che accompagnano l’incedere del Tirso

Il 6 gennaio 2018 escursione invernale nella profonda Barbagia per il gruppo che, dopo quattro ore di camminata, ha raggiunto l’ovile in granito bianco di Scala Iscurosa

Uno scatto della giornata

8 gennaio 2018 - Quell’istituzione dei primi di gennaio. Alcuni soci CAI Nuoro la rispettano e anche quest’anno non si sono sottratti. I luoghi dell’inverno della profonda Barbagia. Terreno di escursione a segnarne i passi, la geografia e le storie, iniziando il 2018.

Con Giuseppe, Natalio, Doru, guidando un gruppo di camminatori, Paolo, Sebastian, Massimo, Francesco, Giovannangelo,  obiettivo i rocciai che incorniciano la parte orientale del fiume Tirso. L’acqua scarseggia, campagne erose, economia che boccheggia nel centro della Sardegna. A dare il via, nel mattino freddo, l’arco di San Giovanni. Apriva la grande porta del cimitero del villaggio di Orotelli. Attorno all’anno mille, alto medioevo, vita e morte si consumavano aggrappati alle bifore e al campanile a vela della policrome trachiti della chiesa romanica.

Ripida e impervia la scalata di Luisi ‘e sì, verso la cima della rocca di Crastidorzi. Il maestrale scuote la croce in ferro. Si aprono le campagne e le tanche. Prevale il verde della distesa di pascoli e il bianco delle greggi. Tra Arai e Pedeadde, i muretti a secco. Marchio della dominazione sabauda dell’Isola. Qui ha prodotto tutti i suoi effetti. Con la legge delle chiudende, 1920, forse anche nella Sardegna arcaica si voleva costruire la proprietà perfetta. Ne scaturì un nuovo ceto di proprietari terrieri che ha sepolto o surrogato le vecchie classi feudali spagnole. Sono rimasti i muretti a secco, costruiti con conci in granito asimmetrici, testimoni di storie fabbricate fuori dalla Sardegna.

Intanto vento e pioggia hanno continuato a modellare rocce e pietre. Ci fermiamo, occhi spalancati di fronte al frate con cappuccio e saio, pare scolpito da magica mano d’artista fiorentino. Le strettoie del sentiero di Predu Pintu e si apre il pianoro di Pir’e donne e Ferularzu. Sentieri antichi che contadini battevano con scarpe bullonate e animavano nella fatica delle immutabili stagioni della economia del grano. 

Ci facciamo strada scartando la folta macchia mediterranea, lentisco, mirto già ricco delle bacche nere, rade boscaglie di lecci e sugherete. Saltiamo recinti, incroci di parole potenti, Pettarzu, Juanne varche, la discesa nella vasta area della valle di Erilotta. Ci accompagnano visi e sagome di pietra. L’artista di un mondo altro qui ha lasciato impronte e letture che intrigano i pensieri. Dietro la muraglia di verde compare il capolavoro del grande Fungo. Così chiamiamo questa composizione in granito.

Settima, ottava, nona, non sappiamo meraviglia. Percorriamo Inzas Nieddas, compluvio di acque e di storie, di contadini e pastori di Barbagia. Sotto gli occhi degli escursionisti il grumo di rocce di Bisoia, dalla faccia sofferente della madre dell’ucciso, alla sagoma inconfondibile fallomorfa, alle fantasie e alle magie di millenni che accarezzano, plasmandoli, questi luoghi.

La profonda religiosità di un popolo di campagne e villaggi è racchiusa nei ruderi di san Michele e nella chiesetta, laggiù di San Pietro, con tutto il carico della cultura della dominazione pisana. Dalle grotte di Intro ‘e montes, tesori nascosti di brigantaggio e scambi di bestiame o di genti aduse alle bardane, nascoste negli anfratti di Sa Rusta. Ancora chiudende a Conzeris, Jacu Putzone, Concas Bentosas, Su Pessiche.

Quattro ore dalla partenza, approdo nell’ovile in granito bianco di Scala Iscurosa. Le sue forme richiamo il nuraghe polilobato. Lelle e Martine a narrare storie antiche e a farci gettare lo sguardo oltre quel fiume, a ridisegnare, con noi, nuovi sentieri. Possono diventare patrimonio CAI, per una Sardegna diversa mentre all’orizzonte si stagliano le ciminiere mute, senza vita, della piana devastata e del sogno industriale andato in frantumi.

Matteo Marteddu
CAI Nuoro

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