Nuova campagna della Commissione scientifica centrale CAI sull'Ararat

In questi giorni la quarta esplorazione nella grotta di ghiaccio denominata Halac Buz Magara, con la misurazione di temperatura e umidità in varie zone dell’antro. Modifiche nella morfologia e nella distribuzione delle formazioni glaciali rispetto al 2015

Le rilevazioni scientifiche

21 marzo 2018 - Continua il lavoro del Club alpino italiano nella regione del Kurdistan turco. Alla prima spedizione celebrativa dei 150 anni del sodalizio, organizzata dall’Alpinismo Giovanile, a cui hanno partecipato anche la Commissione Medica Centrale e la Commissione centrale tutela ambiente montano, ne è seguita una seconda organizzata dal Comitato Scientifico Centrale (CSC), che ha visto la partecipazione della Commissione Medica e di cinque Università italiane tra cui l’Università di Firenze. Spedizione quest’ultima proseguita poi con quella del 2015 organizzata dal CSC e dalle Università di Firenze e dell’Aquila.

La quarta esplorazione è quindi una prosecuzione del lavoro cominciato nel 2014 (e proseguito nel 2015), quando si sono potuti effettuare campionamenti del ghiacciaio sommitale, delle lave su gran parte dell’apparato vulcanico e analisi geomorfologiche dell’area. Un lavoro di ricerca alle pendici della montagna biblica che continua grazie ad un contributo del CSC (che ha permesso l’acquisto di strumentazione scientifica per misure in grotta) alla spedizione organizzata dal professor Carlo Alberto Garzonio e sostenuta dall’Università di Firenze.

Quest’anno la spedizione ridotta, composta dal professor Garzonio e da Gian Luca Gasca, prosegue dunque con il ritorno sui luoghi visitati nel corso delle spedizioni del 2014 e 2015. Una grotta di ghiaccio, Halac Buz Magara, un condotto lavico con una morfologia a cupola in grado di imprigionare l’aria fredda. Una caratteristica che permette, in alcuni momenti dell’anno, la genesi di particolari formazioni di ghiaccio che assumono spesso profili a cupole o seni dovuti alla solidificazione delle gocce d’acqua generate per condensazione e precipitazione dal tetto della grotta.

Sia nel corso della prima esplorazione che in questa nuova spedizione sono state misurate temperatura e umidità in varie zone dell’antro. Particolare è stato osservare come si sia modificata la morfologia e la distribuzione delle formazioni glaciali rispetto al secondo sopralluogo: da forme a seni si è passati a forme più allungate, simili ad obelischi. Molto interessante è stata inoltre la scoperta, grazie all’aiuto della guida locale Burhan Ҫevarun, di una nuova grotta del ghiaccio nell’area di Gungoren. Una spelonca, con un accesso più complicato, in cui si sono osservati fenomeni similari a quelli della prima grotta.

È infine importante sottolineare come l’attuale situazione politica che interessa l’area del Kurdistan turco renda difficoltoso portare a termine ricerche di tipo scientifico. Già nel 2015 infatti non si sono potuti completare i campionamenti sul versante Est-Nord-Est dell’Ararat (verso l’Armenia) e sul piccolo Ararat a causa delle forti tensioni tra l’esercito turco e i curdi, con attentati e sparatorie in più zone. Aree che oggi risultano accessibili, nonostante i numerosi controlli da parte dell’esercito nazionale. Si è infatti riusciti a campionare l’Ahora Gorge, sul versante Est-Nord-Est dell’Ararat mentre nei prossimi giorni si effettueranno i campionamenti sul piccolo Ararat, con possibilità di vetta.

Come accennato poche righe fa la situazione non si può certo definire stabile. I controlli sono molto serrati sia in ingresso dei grossi centri abitati che nei pressi dei confini di Stato. Un irrigidimento dovuto sia all’uccisione di due terroristi nelle immediate vicinanze delle aree da campionare che del Nawrūz (che i curdi pronunciano come Newroz), il capodanno curdo. Una festa della libertà per cui, ha spiegato Buhran, sono stati incrementati i controlli da parte dell’esercito turco.

Red

Segnala questo articolo su:


Torna indietro