Novellara, splendida serata di apertura della rassegna del CAI “Tra le vette e il cielo” in compagnia dell'alpinista Hervé Barmasse

La serata organizzata dalla Sottosezione Cai di Novellara (Reggio Emilia) si è tenuta al teatro “Franco Tagliavini” martedì 10 febbraio 2015

Hervé durante la serata

La serata di apertura della seconda edizione della rassegna culturale “Tra le vette è il cielo”, introdotta dal presidente della Sezione di Reggio Emilia Massimo Bizzarri e dal reggente della Sottosezione di Novellara Giordano Lusuardi, ha visto nell’alpinista valdostano Hervé Barmasse un protagonista d’eccezione. Il teatro è pieno, il pubblico è attento. Fuori dalle mura, una cornice di neve inconsueta e surreale rende magico il momento.
Barmasse inizia la conferenza con immagini, meravigliose, di lontane terre alte. Le montagne della Patagonia. Le montagne del Pakistan. Immagini mozzafiato da cui prende forma una visione poetica (quasi romantica) dell’alpinismo di Barmasse. Quei fotogrammi riproducono, insieme a luoghi ineffabili, silenzi, vuoti, pensieri, amicizie, fatiche e gioie. Tutti i cinque sensi del pubblico in sala sono messi alla prova. È attonito.

Solo dopo queste prime immagini Hervè Barmasse esce dalle quinte per volgersi al pubblico, con semplicità e fare mesto. Inizia a parlare di sé come uomo, come alpinista figlio di alpinisti, come montanaro nato alle pendici del Cervino. Tra le parole si svela un delicato animo da viandante.
«Per migliorare e diventare più forte, un alpinista non ha bisogno di allenamenti duri, o montagne difficili. Ha bisogno di una esperienza particolare che lo costringa a riflettere e a capire quanto la vita è preziosa, e quanto la rinuncia di oggi può regalare a domani». Questa esperienza particolare Barmasse l’ha avuta in una valle pakistana, la Shimshal Valley, quasi sul confine con la Cina, dove ha rischiato di morire travolto da una cascata di ghiaccio. Quella situazione e quella remota località sono legate a uno dei momenti più formativi di Barmasse: la rivelazione della vera ragione, intrinseca, del continuare a scalare.

Barmasse vede l'alpinismo come «emozione di fronte alla meraviglia di un paesaggio, curiosità per il mondo e occasione unica per ritrovare, nella solitudine della montagna, la felicità, il valore di sé e degli altri, il valore dell’amicizia e degli affetti famigliari». Ci ricorda che non occorre viaggiare tanto lontano per apprezzare l'incanto della natura: «Guardate con creatività e fantasia le montagne italiane. Il Cervino, il Monte Rosa, il Monte Bianco, i vostri Appennini. Sono tra le montagne più belle al mondo».

Barmasse continua a parlare col pubblico mentre immagini stupefacenti sono proiettate su uno schermo ipnotizzante. « La prima regola dell’alpinista è sapersi guardare intorno. Alpinista è chi sa osservare toccare ascoltare (assaggiare e annusare). Chi sa attendere. Non importa se lo fa da giù o da su, dalla vetta o dalla valle, da una parete strapiombante o da un accogliente rifugio. Ciò che importa è come lo fa. Se è un fare intenso sentito e affettuoso, coadiuvato da rispetto e scienza, è quello perfetto».
Mentre la serata volge al termine scorrono immagini meravigliose del Cervino, la sua montagna. Sul Cervino Barmasse ha aperto una via nuova, in solitaria. Come lui, molti anni prima, l’ha fatto soltanto Bonatti.
Sempre sul Cervino Barmasse ha aperto altre nuove vie, questa volta col padre, di tipo affettivo, e pertanto eterne.

CAI Novellara

 

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