Non solo salite. Il Cai Bergamo, una cordata lunga 140 anni

Il 14 aprile 1873 la prima riunione dei promotori Erano presenti in 28, il 4 maggio l’assemblea dei soci Presidente l’ing. Curò: scalate e attività scientifica

Le Orobie

Ci sono significative affinità tra la fondazione del Club Alpino Italiano nel 1863 e quella della sezione Cai a Bergamo dieci anni più tardi. Entrambe sono infatti precedute dalla salita di una montagna simbolo: il Monviso e la Presolana.

Fu Quintino Sella, ministro delle Finanze del neonato Regno d'Italia e alpinista, a prendere l'iniziativa di dar vita a una versione italiana del Club Alpine inglese sull'onda dell'entusiasmo suscitato dalla prima salita del Monviso, avvenuta tre mesi prima, da parte di una cordata tutta italiana. La sede fu a Torino che mantenne a lungo il primato di «capitale» dell'alpinismo italiano.

L'ing. Antonio Curò era entrato nel Ghota dell'alpinismo bergamasco con la prima salita della Presolana. L'ascensione della «regina delle Orobie» portata a termine il 3 ottobre 1870 con il cugino Federico Frizzoni e la guida Pietro Medici di Castione, non fu l'unica delle sue imprese. Aveva solo 15 anni quando raggiunse la cima del Piz Rosatsch, in Engadina, accompagnato da un cacciatore di camosci, mentre a 65 anni aprì una nuova via sulla Nord della Presolana.

Alle qualità alpinistiche di Curò è da aggiungere il desiderio di riunire gli appassionati di montagna come lui. Prima ancora di dar vita al Club Alpino di Bergamo, lo troviamo tra i promotori di una «Società montanistica».

La nascita del Cai bergamasco, oltre che a lui, la si deve al conte Giuseppe Caleppio, al conte Nicola Alborghetti, al dott. Matteo Rota, con i quali firma, dopo la riunione costitutiva del 14 aprile 1873, firma la lettera d'invito alla prima assemblea del 4 maggio successivo. Non disponendo ancora di una sede, la riunione si tiene in una delle sale della Società Industriale Bergamasca, nel palazzo della Prefettura: 28 i soci presenti.

Inizia qui il lungo cammino del Cai bergamasco che oggi conta oltre 10.000 iscritti e una sede prestigiosa: il Palamonti, punto di riferimento non solo per alpinisti ma anche per comuni cittadini attirati dal comune interesse per la montagna. Una lunga storia e una bella cordata di appassionati che ha avuto, ed ha ancora, al centro della propria attività e dei propri interessi la catena delle Orobie, ma non solo; l'alpinismo bergamasco guarda a tutto il mondo alpino, con imprese sulle cime più importanti e impegnative, spaziando in tutti i continenti e con risultati straordinari. Grandi traguardi, grande soddisfazioni ma anche, a volte, con dolorosi vuoti tra le fila di personaggi che tutti abbiamo ammirato.

Certo, siamo molto lontani da quei pionieri che salivano in vetta portando con se barometro e altimetro eseguendo accurate misurazioni, e non facendo mancare un bel brindisi per festeggiare l'impresa. La bottiglia, una volta vuota, serviva da ottimo contenitore da lasciare in vetta ben sigillata dopo che vi era stato collocato un messaggio con le firme dei primi salitori.

Un secolo e mezzo fa l'ambiente delle Orobie, difficoltà a parte per mancanza di esperienza e di adeguate attrezzature, appariva ostile. L'alpinista di allora era partecipe di una esplorazione che ha portato alla rete attuale di sentieri e a tutti quei rifugi che hanno perso il loro significato iniziale di riparo rudimentale.
Oggi i rifugi del Cai, come anche quelli che sono sorti su iniziativa di gruppi e associazioni varie, offrono ospitalità e accoglienza un tempo inimmaginabili. Da rifugio a prezioso presidio sulle nostre montagne sulle quali nella bella stagione salgono migliaia di escursionisti. Per non parlare della «rivoluzione bianca» dello sci di massa, che ha cambiato il volto a località dove una volta l'esistenza dei pochi montanari era al limite della sopravvivenza. Una lunga storia.
Non solo di montagne, ma di montagne e di una grande passione, soprattutto.

(Pino Capellini, L’ECO DI BERGAMO, 12 aprile 2013)

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