Nel cuore dell’Aspromonte…o forse un po’ di più

Escursione da San Luca a Pietra Castello il aprile 2017 per il CAI Catanzaro, lungo i sentieri della Valle delle Grandi Pietre, con davanti un panorama maestoso e selvaggio allo stesso tempo.

Il passaggio più difficile dell'escursione

13 aprile 2017 - San Luca è il paese simbolo del cuore dell’Aspromonte, che istintivamente richiama un senso di mistero e aspra bellezza, quest’ultima protagonista indiscussa dell’escursione che ha portato il CAI di Catanzaro, domenica 9 aprile 2017, a percorrere i sentieri che da San Luca conducono a Pietra Castello.

Dalla centrale Piazza Dante Alighieri abbiamo imboccato la strada che sale sulla montagna, percorrendo ripidi vicoli dove l’idea di vita e di abbandono si intrecciano in un complesso intrico in cui non è semplice distinguerne i delicati e sottili confini. Lasciata la strada asfaltata ci siamo gradualmente immersi nel cuore del Parco, dove querce, lecci, ginestre, cisti, eriche, ferule, peri selvatici hanno fatto da sfondo al nostro avanzare.

A metà percorso, si è dispiegata dinnanzi a noi un’estesa vallata, dove il passo è diventato felpato e la vista ha potuto spaziare tra l’erba fitta e le fioriture primaverili. A fare da contrasto a questo delicato paesaggio… degli enormi monoliti, tra i più grandi d’Europa, che svettano in lontananza, con le loro forme imponenti e misteriose, che contribuiscono a creare un’atmosfera degna di un racconto di H.P. Lovecraft, dove certi particolari della natura lasciano presagire qualcosa di assolutamente inatteso.

Qui sembra proprio che la Natura si sia divertita a modellare la roccia nelle più stravaganti forme che si armonizzano insieme in un paesaggio davvero unico. Eravamo nella Valle delle Grandi Pietre, dove Pietra Cappa, Pietra Lunga e Pietra Castello si innalzano in tutta la loro essenziale grandiosità. Abbiamo continuato il nostro percorso verso quello che C. Alvaro ha definito “Un dito puntato verso il cielo”, si tratta di un monolite vicino al quale era costruito un castello, sembra, di età bizantina, del quale ormai rimangono solo pochi ruderi.

Per accedere alla sommità abbiamo dovuto attraversare con attenzione un passaggio di roccia sul quale terra e altri detriti naturali hanno reso il cammino sdrucciolevole. Così, superando una suggestiva fenditura orizzontale siamo giunti in cima, dove ci si è svelato un panorama maestoso e selvaggio allo stesso tempo. Impossibile non pensare al concetto di “bellezza” che, un po’ come quella umana, è del tutto indipendente dalla cura e dagli orpelli, non ha bisogno di essere valorizzata perché quando è prorompente si disvela a chi la guarda senza troppe ricerche.

Alti costoni di roccia plasmati in forme diverse, resti di frane a testimonianza della complessa storia del territorio, la lingua grigia della fiumara del Bonamico che, con i suoi rivoli apparentemente pacifici sembra sonnecchiare nascondendo la sua straordinaria potenza e, infine, il Mar Jonio all’orizzonte come a dire: “Da queste parti la Natura non ha tralasciato proprio nulla!”.

Gabriella Catroppa

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