Nardi disperso: trovato il campo III invaso dalla neve

Sul Diamir del Nanga Parbat. Con lui, l'alpinista britannico Ballard. Non si hanno notizie da domenica. Gli aggiornamenti

Il Nanga Parbat sul versante Diamir (foto R. Mantovani)

Daniele Nardi e il britannico Tom Ballard risultano dispersi sul versante Diamir del Nanga Parbat. Le speranze di ritrovare in vita i due alpinisti, di cui mancano tracce da domenica 24 febbraio, si affievoliscono di ora in ora.

Secondo una notizia dell'ultima ora, dal campo base del Nanga Parbt, l’alpinista pakistano Ali Sadpara ha comunicato che, nel corso della seconda rotazione dell’elicottero militare pakistano sullo Sperone Mummery, è stata avvistata la tenda del campo III di Nardi e Ballard. La tenda appariva invasa
dalla neve e, sul pendio, c’erano evidenti tracce di valanga. Nulla al momento è dato di sapere,
forse a causa della scarsa visibilità, delle condizioni del campo IV, a 6000 metri di altitudine.
Anche nel secondo volo, l’elicottero non ha avvistato tracce dei due alpinisti.

Già in precedenza, un elicottero dell’esercito pakistano, con  bordo tre forti alpinisti pakistani – tra i quali Ali Sadpara, l’alpinista baltì che è considerato da tutti un veterano della “Montagna nuda” (l’ha salita quattro volte, una delle quali in inverno, nel 2016 con Simone Moro e Alex Txikon) –  si era alzato in volo da Skardu grazie all’accorata richiesta dell’ambasciatore italiano a Islamabad, Stefano Pontecorvo, e del suo collega britannico. Un’eccezione in questi giorni di chiusura dello spazio aereo, a causa delle tensioni di guerra tra Pakistan e India.
Il velivolo ha sorvolato la parte più elevata dello Sperone Mummery e il bacino che ospita il ghiacciaio Bazhin, oltre il quale s’innalza la piramide sommitale del mastodonte himalayano. La speranza era quella di localizzare subito i due alpinisti, perché nelle prossime ore si attende un peggioramento del tempo. Nel corso della prima rotazione, l’elicottero non ha rinvenuto traccia dei due alpinisti.

Lo Sperone Mummery, un migliaio di metri dalla base alla sommità, è stato percorso finora solo dai fratelli Messner durante la terribile discesa dalla vetta del Nanga Parbat nel 1970 (e mai salito). Dal punto di vista teorico costituisce una via di salita molto logica (è probabile che sia stato tentato già nell’estate 1895 dall’alpinista Frederick Mummery, antesignano delle scalate in Karakorum). Dal punto di vista tecnico, costituisce una linea di salita difficile. Più che estremo, però, il costolone roccioso è pericoloso. In estate è battuto dalle valanghe. Nella stagione fredda risulta un pochino più sicuro, ma al suo termine, a sinistra e a destra, è sovrastato da due imponenti seraccata che sono una fonte di possibili scariche di blocchi di ghiaccio; soprattutto nella parte superiore destra dello sperone.

Domenica pomeriggio (alle 14.30, ora italiana), Nardi ha chiamato casa. Ha parlato con la moglie e le ha spiegato di essere arrivato a quota 6350 e di essere ridisceso per la notte al campo IV, a circa 6000 metri. Poi le comunicazioni si sono interrotte ed è calato il silenzio. Da quattro giorni il satellitare dei due alpinisti non dà segni di vita. Dal campo base, dove in attesa della cordata ci sono solo due ufficiali pakistani di collegamento e il cuoco, non si è visto nulla. Tutte le ricerche effettuate con l’aiuto del binocolo mostrano deserto l’intero versante del Nanga Parbat. Sono ore cruciali, che decideranno della sorte dei due alpinisti.

Nardi, classe 1976, originario di Sezze, in provincia di Latina, ama definirsi “il primo alpinista italiano, nato sotto il Po, ad aver scalato cinque 8000, tra cui l’Everest, il K2 e lo stesso Nanga Parbat" (per la via Kinshofer). È al suo quinto tentativo sullo Sperone Mummery (nel corso del primo, con la francese Eisabeth Revol, giunse a 6450 m). Nel 2012, assieme a Roberto Delle Monache, è stato insignito dal Club Alpino Accademico il Premio Paolo Consiglio per l’apertura di una via nuova tra i Baghirathi III e IV nel Garhwal indiano 

Tom Ballard, 29 anni, è un giovane scalatore, tecnicamente molto forte e preparato, noto alle cronache per aver scalato da solo tutte le sei classiche pareti nord delle Alpi nel corso dell’inverno 2014-’15. Ed è un figlio d’arte: sua madre era Alison Hargreaves, la nota himalaysta inglese scomparsa nel 1995 precipitando dal K2.

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