Mulini rupestri e sorgente sul Torrente Foro

Con un Socio CAI nel Parco Nazionale della Majella, alla scoperta delle rovine di due mulini, abbandonati a causa della riduzione della portata del torrente, e della grotta che ospita la sua sorgente.

Il Mulino rupestre comunale

17 luglio 2019 - La farina di frumento è l’alimento principale per l’alimentazione umana. Anticamente la macinazione era fatta con le mole in pietra, nei mulini alimentati ad acqua. La forza motrice dell'acqua cadeva sulle pale di una ruota idraulica ad asse verticale, sistemata nella parte bassa del mulino e collegata direttamente al piano superiore, dove c’era la macina rotante.

Questo tipo di mulino era il più diffuso, funzionava con l’acqua dei fiumi e dei torrenti di montagna, l’impianto era semplice ed economico, sia per la costruzione che per l’uso. Cosa c’è di diverso in un Mulino Rupestre? Che è costruito in una grotta. A Pretoro CH, nella Valle del torrente Foro, nel Parco Nazionale della Maiella, ci sono i resti di due mulini rupestri. Per poterli vedere bisogna seguire la SP 539 e al Bivio per la località Crocifisso, (434 m), parcheggiare.

Qui inizia la carrareccia che porta a questi mulini. Nell'ultimo secolo, il torrente Foro ha ridotto notevolmente la sua portata, causando la chiusura di questi mulini, di cui rimangono solo i resti. Il mulino Taddei è il primo che si incontra e fu costruito nell’anno 1887, da due fratelli appartenenti ad una famiglia ricca del posto. L’ingresso a forma rettangolare, è costruito con due colonne e una traversa di mattoni. Sulla colonna di destra c’è una incisione rupestre che rappresenta il volto di una donna, con la corona e le ali. Si entra in un ampio locale con diversi fori, dove appoggiavano gli assi della macina. È visibile una croce scolpita sulla roccia. Il crollo di una parte del pavimento, fa vedere la canalizzazione dell’acqua che usciva da un tunnel a volta. Interessante la finestra panoramica, anche questa in parte crollata. Le pareti umide sono ricoperte dal muschio e sembrano dei merletti.

Il secondo mulino rupestre, costruito nei primi anni del 1800, è quello comunale che lavorò continuamente sino al 1935-36, con l'ultimo mugnaio pretorese, Pietro Colasante. In questo mulino ci sono molte incisioni rupestri: ANTONIO DE CRESCENZO LI 24 DI APRILE 1867 – M.A.1943 – COLASANTe PieTRo – una figura femminile con il corpo di una spiga di grano – segni verticali, probabilmente per registrare i sacchi di farina.

La seconda idea programmata, è stata quella di andare a visitare la sorgente del torrente Foro. Inutile fare il sentiero in una giornata afosa e torrida. La scelta è stata di avvicinarsi con la macchina al sentiero alto, (seguendo la strada per Passo Lanciano SS614) e parcheggiarla dopo un tornate, in località Colle dell’Angelo (1044 m), dove c’è una cabina dell'acquedotto. Si prende il sentiero E3 “Della faggeta” per la cascata dell’Asinara, che si sviluppa lungo la traccia dell’acquedotto.

Ci sono diversi interessi, sia per la flora (l’attraversamento di una faggeta di alto fusto, le felci - i cespugli di agrifoglio – piante acquatiche e il bellissimo giglio di san Giovanni, un fiore raro e protetto che per il suo colore arancio, si distingue facilmente in mezzo al prato verde e i resti di una carbonaia didattica), sia per la fauna, per la presenza della Salamandra pezzata e la Salamandrina dagli occhiali (Savi), oltre alla Rana italica e dalmatina. Sul percorso si incontrano un paio di casette dell’acquedotto, ma la più caratteristica è quella sospesa su un arco, che collega due pareti rocciose. Fu utilizzata durante la messa in opera dell’acquedotto, all’inizio del XX secolo.

Si prosegue sul sentiero per arrivare ad un canalone roccioso. In alto, si nota una grotta dove c’è la sorgente del torrente Foro. Ho iniziato a risalire questo fondo asciutto del torrente, ma il ghiaccio coperto dalle foglie, mi ha convinto a rinunciare. Ci potrebbe essere qualche crepa… Qui c’è la captazione dell’acqua sorgiva che disseta migliaia di cittadini. L’acqua è fresca e limpida. Questo torrente è lungo 38 km e sfocia in località Foro di Ortona CH.

Pur percorrendo un breve percorso, spesso arriva al mare inquinato, con il conseguente divieto di balneazione, stabilite dalle analisi. La prima prova sicura è proprio vicino la captazione, con l’abbandono delle bottiglie, buste di plastica e un copertone di ruota (chissà come ci è arrivato).

La speranza è, che il progetto Evviva la Borraccia, una campagna promossa e sostenuta dal CAI (la prima associazione ambientalista in Italia) con la sua Commissione centrale TAM (Tutela Ambiente Montano), per la riduzione della plastica, convinca i soci a portare nello zaino la borraccia per l’acqua. Questo esempio dei 320mila soci, deve essere una esortazione per tutte le persone, le scuole e le famiglie.  

Luciano Pellegrini
CAI Chieti

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