Monte Ararat, conclusa la seconda missione scientifica promossa dall'Università di Firenze e dal CSC del CAI

Dopo il primo viaggio di luglio 2014, la campagna d’indagine si è concentrata sul rilievo geomorfologico e geo-ambientale della grotta del ghiaccio, Halac Buz Magara in condotto lavico.

Particolari delle formazioni di ghiacchio nella grotta

Conclusa la seconda spedizione geologica promossa dall’Università di Firenze e dal Club Alpino Italiano (CAI) sul Monte Ararat nel Kurdistan turco.
Responsabile della missione Carlo Alberto Garzonio del Dipartimento di Scienze della Terra dell'Ateneo fiorentino - che presiede anche il Comitato scientifico centrale del CAI - accompagnato da Gianluca Ferrini dell’Università dell’Aquila, speleologo CAI.

Nel luglio del 2014 la spedizione, organizzata insieme a un gruppo di cinque università, aveva effettuato campionamenti del ghiacciaio sommitale, delle lave su gran parte dell’apparato vulcanico, analisi geomorfologiche e ricerche di medicina ad alta quota.

Questa volta la campagna d’indagine si è concentrata sul rilievo geomorfologico e geo-ambientale della grotta del ghiaccio, Halac Buz Magara in condotto lavico.

La grotta (a circa 1500 m.s.l.) corrisponde ad un ipogeo, fortemente inclinato, lungo oltre 70 metri e raggiunge più di 30 metri di profondità dalla base dell’arco di entrata, con una morfologia a cupola tale da imprigionare l’aria fredda. In particolari condizioni di temperatura e di umidità in alcuni mesi dell’anno si generano caratteristiche morfologie di ghiaccio, spesso delle sfere o dei grandi seni, a causa della solidificazione delle gocce d’acqua generate dalla condensazione e precipitazione dal tetto della grotta.

La temperatura media all’interno lungo la superficie inferiore in estate oscilla da -4° a 0°, con variazione della posizione dei punti o della fascia a 0° termico di quota e dello spessore della massa fredda durante l’anno. Al livello del tetto della grotta, da maggio a fine ottobre circa, le temperature salgono sopra lo zero.

“Abbiamo eseguito misure regolari di temperatura ed umidità e ne abbiamo programmate altre, con l’aiuto di un collaboratore locale – spiega Garzonio -. E già quest’anno sono state rilevate condizioni differenti sia di temperatura, più elevata, e conseguentemente di densità della distribuzione delle forme del ghiaccio, che a fine settembre sono ubicate nella porzione inferiore della grotta”.

La presenza di ghiaccio è risultata notevolmente ridotta rispetto al precedente sopralluogo del 2014 – che si era svolto però in diverso periodo dell’anno – per effetto delle condizioni climatiche esterne.

La missione 2015 ha dovuto fare i conti anche con la difficile situazione politica del Paese. “A causa della forte tensione tra l’esercito turco e i Curdi, con attentati e sparatorie in più punti anche sui versanti dell’Ararat – sottolinea Garzonio – non abbiamo potuto completare il campionamento del Piccolo Ararat e del versante dell’Ararat esposto a E-NE verso l’Armenia”.

Università di Firenze

Segnala questo articolo su:


Torna indietro