Montagne della Duchessa e Cicolano: tra natura e storia

Escursione naturalistico-culturale del CAI Roma in occasione della giornata del solstizio d’estate nella Riserva delle Montagne della Duchessa e nel Cicolano: tra glacialismo, carsismo e biodiversità.

La Valle di Teve (foto A. Lucarelli)

26 giugno 2019 - Celebrare la giornata del solstizio d’estate non con una semplice escursione, ma con una “camminata” nel tempo tra le Montagne della Riserva della Duchessa, nella Valle di Teve, al confine tra le Province di Rieti e L’Aquila: questa la giornata organizzata dal CAI Roma.

I 30 soci hanno affrontato una vera e propria camminata nel tempo per ammirare la bellezza mozzafiato ed il continuo succedersi di aspri rilievi montuosi, ma anche di dolci valli, frutto del modellamento operato dalle glaciazioni e dal carsismo e per poter apprezzare le difficoltà che un ambiente per certi versi ostile ha rappresentato per l’insediamento umano.

Il toponimo Duchessa si deve al cartografo bolognese Francesco De Marchi che, nel XVI secolo, redasse le carte della zona e decise di denominare questi rilievi Montagne della Duchessa in omaggio a Margherita d’Austria, Duchessa di Parma e Piacenza, ma anche Duchessa di Leonessa e Città Ducale, nel cui territorio si trovava tale zona montuosa. 

Il Gruppo montuoso della Duchessa deve la sua conformazione geomorfologica al fatto che le rocce che lo costituiscono sono per la maggior parte calcari di origine organica depositatisi durante il periodo Cretacico (tra 150 e 65 milioni di anni fa)  dell’era Mesozoica in quello che un tempo era il Mar della Tetide. I calcari sono rocce carbonatiche, cioè composte da carbonato di calcio. Successivamente alla deposizione marina, le forze tettoniche interne al mantello terrestre, che agivano sulle placche continentali, hanno determinato l’avvio del processo di orogenesi appenninica, vale a dire l’emersione e l’innalzamento della catena montuosa, circa 30 milioni di anni fa. Il processo evolutivo che ha portato alla forma attuale della catena montuosa è stato poi il frutto di due ulteriori e successivi processi: il glacialismo ed il carsismo. Il glacialismo consiste nel modellamento delle montagne ad opera dell’erosione, del trasporto e della deposizione di materiale detritico da parte dei ghiacciai. Questo processo è particolarmente visibile proprio nella Valle di Teve le cui inconfondibili e suggestive forme si sono modellate durante la glaciazione Würm, che si estese nel periodo compreso tra 110.000 e 12.000 anni fa; alla testa della Valle è inconfondibile la presenza di alcuni circhi glaciali, tra i quali quello del Sevice mentre la grande conca di Capo Teve doveva essere la zona di accumulo del ghiaccio proveniente dai circhi sovrastanti. A quote più basse sono, invece, presenti delle morene (accumoli di materiale detritico non consolidato). Scendendo ancora più a valle verso l’abitato di Cartore (RI) la Valle di Teve ha una forma ad U, con pareti molto scoscese e fondo più o meno piatto, forma dovuta al modellamento da parte della lingua glaciale mentre nel tratto terminale più in basso sono più evidenti le forme di erosione fluvio-glaciale. Il carsismo è invece quel fenomeno che spiega la pressoché totale assenza di acqua perenne in questo gruppo montuoso. È un processo di dissoluzione chimica delle rocce carbonatiche dovuto alla reazione del carbonato di calcio con l’acqua piovana e l’anidride carbonica in essa contenuta che provoca la trasformazione della roccia carbonica in ioni di calcio che vengono dilavati dall’acqua comportando la dissoluzione della roccia. Tale solubilità delle rocce comporta la permeabilità del substrato che quindi è la causa della mancanza di corpi idrici perenni, eccezion fatta per il Lago della Duchessa ed il Cau di Cartore.

La zona delle Montagne della Duchessa è particolarmente importante e ricca anche in termini di biodiversità, conseguenza anche dell’elevato dislivello (quasi 1.500 metri) che caratterizza l’estensione della zona: dai 795 metri sul livello del mare del Cau di Cartore fino ai 2.239 metri della Cima del Costone. Questo determina l’esistenza di vari piani altitudinali, cioè a dire sorta di fasce orizzontali dove insistono diverse tipologie di vegetazione, la cui presenza è, però, anche influenzata da altri fattori quali l’esposizione, la pendenza e le geoforme. Tra le specie vegetali presenti, si notano il prugnolo, la rosa selvatica, timo, genziana, il ginepro comune, il carpino nero, l’acero campestre, lecci, querce, faggi. Dal punto di vista faunistico, le Montagne della Duchessa ospitano passeri (con ben tre specie diverse), quaglie, cervi, cinghiali, picchi, pipistrelli, gufi, civette, ma anche poiane, volpi e lupi, per non parlare di qualche esemplare di orso marsicano che si spinge nel Massiccio della Duchessa dal non lontano Parco Nazionale d’Abruzzo.

L’opera di conservazione e valorizzazione di tanta biodiversità è affidata — nel quadro della tutela dell’Unione Europea attraverso la Rete Natura 2000, che comprende Siti di Interesse Comunitario (SIC) e Zone di protezione Speciale (ZPS) — alla Riserva Naturale della Duchessa, costituita nel 1990 con una legge regionale del Lazio, che occupa un territorio di quasi 3.500 ettari. Nella Riserva è presente una ZPS con due Zone Speciali di Conservazione (ZSC). 

A chiudere la giornata un’interessante visita al Museo Archeologico del Cicolano a Corvaro (RI), aperto nel 2016, dove sono conservati ed esposti al pubblico numerosi reperti archeologici che, suddivisi in dieci sale, testimoniano l’antica storia di questo luogo, il Cicolano, dall’età del bronzo sino alla tarda età imperiale.

La zona della Provincia di Rieti, denominata Cicolano, rappresentava la propaggine nordoccidentale del territorio degli Equi. Si ritiene, infatti, che il nome Cicolano derivi da quello di Equicolano, cioè terra degli Equicoli, termine, quest’ultimo utilizzato come sinonimo di Equi successivamente al loro assoggettamento ai romani. Il territorio del Cicolano corrisponde all’alta e media valle del fiume Salto. Virgilio, nell’Eneide, descrive gli Equi come un popolo rozzo e fiero, che non si separava mai dalle armi, neanche quando coltivava la terra. Eppure non dovevano essere così primitivi se da loro i Romani mutueranno il jus fetiale, sorta di diritto internazionale affidato al collegio sacerdotale dei fetiales che sovrintendeva a guerre e trattati. La testimonianza pin rilevante del popolo degli Equicoli in questo territorio sono il Tumulo di Corvaro e la Necropoli di Cartore. In epoca medioevale si assiste all’insediamento di chiese, eremi o romitori, e monasteri benedettini dipendenti dall’Abbazia di Farfa (RI) ed al fenomeno dell’incastellamento, cioè alla nascita di centri urbani fortificati, quali ad esempio quello di Corvaro, nel quale sono tuttora presenti le rovine di una Rocca.   

Per approfondire:
Riserva Naturale delle Montagne della Duchessa (Corvaro - Rieti)
Museo Archeologico del Cicolano - MAC (Corvaro - Rieti)
aperto venerdì, sabato e domenica

Alberto Lucarelli
ONC CAI Roma

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