Metà maggio 2016: il tempo dei 6 Raduni 2016 dei Soci Seniores del CAI è ormai “a mezzo il corso”.

Positivo il bilancio dei primi raduni territoriali svolti tra fine aprile e la prima metà di maggio 2016. Ecco il lungo resoconto

I Soci seniores siciliani e calabresi

(vedi annuncio su loscarpone.cai.it/news/items/i-6-raduni-2016-dei-soci-seniores-del-cai.html). 

17 maggio 2016 - 7 Regioni CAI su 12 hanno ancora l’“evento Seniores” davanti a loro, tra l’ultima settimana di maggio e la seconda di giugno. Ma ai partecipanti ai primi 2 Raduni su 6 siamo in grado di far rapporto su come è andata. E in vista del 24° LOMbardo, pubblichiamo notizie di notevole interesse culturale sul territorio mantovano del Garda, di cui  ringraziamo il socio Luigi Zamboni, GSS CAI Mantova.

1°Raduno regionale dei Seniores di Liguria Piemonte ValdAosta (LPV)
Andora – Cervo per via di cresta
uno dei tratti più belli dell’Alta Via Ventimiglia - Luni

Giovedì 28 aprile 2016 è stato il giorno del primo e - in quanto tale - storico Raduno dei Gruppi Sezionali Seniores di LPV (Liguria, Piemonte Valle d’Aosta).

Partenza da Andora, traversato il torrente Merula sul celebre ponte medievale di origine romana, toccata quota 400 slm al Colle Mea , picnic lungo il percorso, vista aerea dal Parco del Ciapà sul golfo, atterraggio in quel gioiello che è il centro storico di Cervo.
Per maggiori dettagli, vedi Locandina del 1° Raduno LPV, cliccando qui.

Chi volesse rivivere alcuni momenti del 1° Raduno LPV li trova trasformati in istantanee, grazie alla efficiente copertura assicurata dall’amico AE Beppe Rulfo, GSS CAI Fossano. Cliccare qui.

Oltre a quota 180 i partecipanti: folte le rappresentanze soprattutto da Fossano, Loano e Ligure Genova. Ma si sono aggregati anche Soci Seniores di altri Gruppi non esattamente LPV, c’era chi veniva dalla Lombardia.

Un grazie davvero sentito all’AE Beppe Peretti che ha lanciato l’idea e condotto a buon fine l’impresa, ma anche agli organizzatori di Fossano (Piacenza, Bertolino e Muggiri) e a quelli di Ligure Genova (Cattini e Vianello). Girava insistente tra i Partecipanti la voce, per ora ancora  ufficiosa, che vuole proprio Fossano in pole position per ospitare il Secondo Raduno LPV, ultima settimana di Aprile 2017. Un’occasione di partecipazione da non perdere per i numerosi Gruppi Sezionali Seniores del Piemonte, vedi Vetrina dei GSS LPV.

OTTO-E LPV
Claudia Casoni,
VP e Referente Territoriale Senior

GdL Seniores CCE
Dino Marcandalli,
Coordinatoratore

 

5° Raduno regionale dei Seniores di Sicilia e Calabria
 “Sentiero del grano” -  D 301
Ponte S. Giorgio - Monte Ritagli di Lecca - Rocca Salvatesta

Domenica 8 maggio 2016 si è svolto il 5° Raduno Regionale dei Gruppi Sezionali Seniores del CAI Sicilia e Calabria nel territorio della cittadina peloritana di Novara di Sicilia (ME), annoverata fra i borghi antichi più belli d’Italia, ricca di storia, di tradizioni religiose e popolari, nonché di  note produzioni  di dolci tipici  e di antiche pietanze casarecce.

Tale evento è stato pensato nello spirito de la montagna unisce,  sia sotto l’aspetto della socialità dei partecipanti,  prevalentemente provenienti  da sezioni e sottosezioni CAI della Sicilia Orientale, che sotto l’aspetto della formula  innovativa del programma, dimostratasi vincente. Oltre che delle persone fisiche, raccolte attorno al mitico striscione dei Raduni Territoriali Seniores, si può avere una foto di gruppo dei Gruppi Sezionali Seniores (GSS) di provenienza  Siciliana o Calabrese, cliccando su Vetrine dei GSS di CAI Sicilia e Calabria.

Si è scelto di effettuare  l’escursione del Rduno lungo un antico sentiero, oggetto di recente studio, recuperato e segnato  proprio per l’occasione, dedicando dunque tale giornata anche all’inaugurazione del “Sentiero del grano”. Tale sentiero risulta già inserito nel Catasto Regionale dei Sentieri del CAI Sicilia con la numerazione di area e settore D 301. Il recupero e la percorrenza di tale “antica via” dall’elevata valenza storico – paesaggistica, naturalistica ed antropologica hanno offerto l’opportunità di promuovere la conoscenza e la valorizzazione dei luoghi interessati, storicamente importanti quali coltivi di grano ma anche di collegamento con le frazioni viciniori, rappresentando altresì anche la prima  via di accesso alla Rocca Salvatesta, meta finale del percorso scelto. La storia dell’escursione è narrata da una serie di foto, che accompagnano i Partecipanti dal Ponte San Giorgio a Rocca Salvatesta, visionabili cliccando qui.

Al via, sul Ponte S. Giorgio posto quasi al centro della cittadina, un centinaio di Soci Seniores e non, simpatizzanti e amanti della natura, tutti in posa per la classica foto ricordo con lo striscione del  5° Raduno Regionale dei Seniores 2016. La natura nei colori smaglianti della piena primavera e le condizioni meteo ottimali  hanno creato le premesse per un avvio gioioso fra campi e rocce, boschi e ruscelli, partendo da quota 590 metri e, dopo breve digressione al Monte Ritagli di Lecca (1209 m), via via in rapida ascesa alla Rocca Salvatesta, quota 1340, noto anche come il “Cervino di Sicilia”.

Dalla Rocca lo sguardo spazia  su panorami mare-monti  dal mar Tirreno all’Etna, dallo Stretto di  Messina  alle coste calabre, dalle Isole Eolie ai Nebrodi, dai Laghetti  salmastri di Marinello-Tindari al promontorio di Milazzo.

Qui giunti si consuma la colazione al sacco con scambio di dolci e bibite varie,  a conclusione della quale si ridiscende al punto di partenza con varianti di taglio. L’attività si conclude al Bar S. Nicola con un brindisi conviviale ed un augurio, da tutti condiviso, per il prossimo raduno, sempre ospitato e fatto conoscere a tutti i Partecipanti da una Sezione CAI tramite il suo Gruppo Seniores.

CAI Novara (ME)
Liliana Chillè, Presidente

GdL Seniores CCE
Luccio Russo, Componente

Su organizzazione dell’escursione vedi:    
https://drive.google.com/file/d/0B2s7tRG77rICUWNxbTROMUVLb3c/view?usp=sharing

Sull’antico Sentiero del grano e del sale  
https://drive.google.com/file/d/0B2s7tRG77rICSGFYRUp1RWhnaU0/view?usp=sharing.


24° RADUNO SENIORES LOMBARDIA. 25 maggio 2016
Info su CAVRIANA e sul territorio collinare mantovano
Testo di Luigi Zamboni, GSS CAI Mantova
Bibliografia consultata: Cavriana; edizione a cura del Comune.

Nota introduttiva di Luigi Zamboni
“Ecco qualche informazione di carattere storico-culturale su Cavriana e il territorio delle colline moreniche del “Garda.
“In quanto al paesaggio mi appello a William Shakespeare (è pure il suo 400° anniversario, ndr): < La “bellezza da sola “soddisfa gli occhi degli uomini senza bisogno di un oratore >.

Cavriana nella preistoria
L’arco di colline che compongono l’anfiteatro morenico del Garda è formato dall’ammasso di detriti rocciosi trascinati dal ghiacciaio verso la pianura. Con il definitivo ritiro dei ghiacci, compiutosi circa 10.000 anni fa, le colline incominciarono ad assumere gradualmente l’aspetto attuale.
Tra l’VIII e il VI millennio a.C. un notevole miglioramento climatico favorì la frequentazione di questi luoghi da parte di cacciatori. Lentamente acquisite le fondamentali nozioni di agricoltura, l’uomo primitivo abbandonò il nomadismo e, tra la metà del VI e tutto il IV millennio a. C., iniziò ad insediarsi dove era possibile coltivare. Sorsero così i primi villaggi palafitticoli, ma è con l’inizio dell’Età del Bronzo, intorno al 2200/2100 a.C., che si verifica una straordinaria proliferazione di nuovi insediamenti. Uno di questi è stato individuato nella frazione Bande di Cavriana, nella conca che ospitava un lago intermorenico. Il villaggio era abbastanza vasto perché si estendeva su una superficie di 4/5 ettari, venne abbandonato, forse a causa di un incendio, verso la fine del XVII sec. a.C. Poco dopo, sui resti del primo ne venne costruito un secondo sopra un impianto di bonifica stratificata del terreno semipaludoso.
 Quando, verso il XIII sec. a.C., il processo evolutivo determinò per l’uomo la condizione di dover proteggere le proprie attività economico-produttive e comparvero le prime vere armi, la quasi totalità dei villaggi perilacustri venne abbandonata a favore dei meglio difendibili siti in altura. Così anche il villaggio di Bande venne abbandonato. Quasi contemporaneamente sul Monte Lonato e sul vicino Monte della Pieve sorse un agglomerato di capanne. Probabilmente questo è il primo nucleo urbano di Cavriana.
Nel II sec. a.C. anche il territorio di Cavriana subì le invasioni galliche.

La romanizzazione del territorio
I Romani iniziarono la conquista dell’Italia settentrionale nel 225 a. C. con una serie di campagne militari che portarono alla sconfitta delle tribù galliche. La penetrazione romana comportò prima una graduale assimilazione di usanze, normative e culti, e poi la suddivisione agraria del territorio, detta centuriazione. Si realizzarono anche tracciati stradali, uno dei più importanti è la via Postumia. Gli interventi sono riconoscibili ancora oggi, in particolare nell’assetto dei campi, nelle canalizzazioni e nella rete viaria.
In seguito alla vittoria di Filippi del 42 a. C. alcune zone dell’Italia del nord videro l’afflusso di veterani di guerra che, come premio di congedo, ebbero assegnate terre confiscate agli abitanti. Sulle colline a sud del Garda, dove il clima era più salubre, sorsero grandi complessi agricoli. Si ingrandirono ulteriormente nel corso del I e del II sec. d. C. Nel territorio di Cavriana sono state localizzate alcune “ville rustiche”  di vaste dimensioni, avevano la doppia funzione: di centro residenziale e di luogo di produzione agricola. Da una “villa” del II sec. d. C., che si trovava affacciata sul lago di Castellaro Lagusello, quando il lago era più grande, è stato recuperato il mosaico del pavimento, oggi visibile presso il Museo Archeologico di Cavriana.
La strada, oggi denominata Cavallara, presumibilmente faceva da raccordo tra la via Brixia-Mantua e la via Postumia, transitando da Castiglione e passando il Mincio a Valeggio. Lungo il tracciato sono stati rinvenuti i resti di edifici, di fornaci, due necropoli, una edicola votiva e altre strutture. Le necropoli sono state datate dall’età cesariana a quella augustea, e rimasero in uso fino alla prima metà del III sec. d. C.     

Il medioevo di Cavriana
È più conosciuta la preistoria del territorio collinare che il periodo altomedievale. Si presume che anche da qui siano passati Goti, Bizantini, Longobardi e Franchi.
Risulta da un documento che, attorno all’anno 1000, la Corte de Cavriana era di proprietà del vescovo di Mantova. È probabile che risalgano a questo periodo le prime costruzione difensive. Nei secoli successivi si contesero il territorio le famiglie Canossa, Riva, Bonacolsi. Poi, nel 1328, i Gonzaga conquistarono Mantova e, di seguito, il contado.
Il lungo conflitto con i Visconti di Milano indusse i Gonzaga, alleati di Venezia, a rafforzare i confini del contado. Il castello di Cavriana venne ampliato e circondato da una robusta cinta muraria, tanto da diventare una vera e propria rocca. È questo il periodo in cui la popolazione si sposta dal colle della Pieve di S. Maria e dal Monte Lonato all’interno della fortificazione creata attorno al castello (fine sec. XIV).
Con Ludovico II Gonzaga – marchese di Mantova dal 1448 al 1478 – il castello si trasforma in una fastosa residenza estiva. Qui lavorano architetti famosi, come Giovanni da Padova e Luca Fancelli. I saloni, i loggiati e gli spazi di rappresentanza vengono affrescati da allievi di Andrea Mantegna.
I Gonzaga introdussero nella campagna cavrianese nuove coltivazioni, favorendo quella della vite e degli alberi da frutto, specie il mandorlo, tanto che l’economia del territorio ne beneficiò.

La dominazione austriaca
Nella guerra di Successione spagnola il duca Ferdinando Carlo Gonzaga tradì il tradizionale alleato asburgico per vendersi alla Francia. Quando il principe Eugenio di Savoia nella battaglia di Torino scaccia i francesi dall’Italia, il duca, accusato di fellonia, fugge a Padova portando con sé 50 cavalli e oltre 900 opere d’arte (non le più pregiate che erano già state vendute). E’ la fine del Ducato di Mantova, che venne annesso all’Impero asburgico nel 1707.
La dominazione austriaca nel territorio di Cavriana dura fino al 1859, con l’intervallo del periodo napoleonico. Il castello-rocca, dopo un lungo periodo di abbandono, nel 1771 viene demolito in quanto marginale al sistema difensivo dell’impero.
Durante la dominazione austriaca le condizioni della zona rimasero di grave arretratezza. Tuttavia nel periodo dell’imperatrice Maria Teresa e del figlio Giuseppe II fu compilato il catasto teresiano e si diede avvio a un processo di modernizzazione dell’economia: furono abbattuti i privilegi fiscali della nobiltà e del clero e organizzata la rete amministrativa. Il territorio mantovano venne diviso in 16 distretti; Cavriana era parte del 4° distretto , con Castiglione, Medole, Solferino, Guidizzolo (è ancora visibile la scritta su una casa).  

Le guerre risorgimentali
Su queste colline , il 24 giugno 1859, un venerdì, si svolse la più grande battaglia del Risorgimento, passata alla storia come la battaglia di Solferino e San Martino. Dalla mattina alle tre alla sera alle ventuno, poco meno di 250.000 uomini, al comando di due imperatori e di un re, si scontrarono determinando un vero e proprio bagno di sangue. Nel suo genere è una delle più grandi battaglie di sempre.
A Cavriana ci fu l’ultimo scontro tra francesi e austriaci. Alle ore diciassette, Francesco Giuseppe, che comandava dal colle della Pieve, ordinò la ritirata. Si trasferì poi a Volta Mantovana.
Il vincitore Luigi Napoleone III entrò a piedi in Cavriana semidistrutta dal bombardamento; da qui inviò alla moglie Eugenia il famoso dispaccio: < Grande battaglia e grande vittoria…>. La domenica celebrò la vittoria nella Chiesa parrocchiale di Santa Maria Nova: < In questa chiesa, liberata dai feriti dell’ancor fumante battaglia, Napoleone, imperatore dei francesi, circondato da tutti i capi della vittoriosa armata alleata, assistette alla messa celebrata dal suo Cappellano >. L’imperatore francese soggiornò a Villa Mirra, che era stata il quartier generale dell’imperatore austriaco, fino al 28 giugno.
Figlia della battaglia di Solferino e San Martino è la Croce Rossa, nata nel 1863 dalle idee e proposte di Henry Dunant. Il funzionario di banca ginevrino, giunse a Castiglione il giorno seguente la battaglia; si prodigò nella cura dei feriti ricoverati nella Chiesa Maggiore. Raccontò la sua esperienza nel libro < Un Ricordo di Solferino> pubblicato alla fine del 1862.


La Pieve di S. Maria
Un lungo viale alberato unisce il paese di Cavriana alla collina sulla quale si erge la Pieve di S. Maria. Costruita nei sec. XI e XII in stile romanico-lombardo, svolse funzioni di chiesa parrocchiale fino alla metà del XV sec., quando la popolazione, per ragioni di sicurezza, si spostò all’interno delle mura.
Nei secoli successivi la Pieve subì l’ingiuria del tempo e degli uomini. Negli anni 1952-55, un complesso restauro la riportò alla struttura originaria. Nel 1954 nel vano absidale di centro è stata collocata la statua marmorea della Madonna della Misericordia, particolarmente venerata dai cavrianesi.

Villa Mirra
Risalente al XV sec., è una fastosa residenza rinascimentale. Sorge al centro del paese ed è circondata da un parco collinare con varie essenze arboree e una ricca varietà di fiori spontanei, tra cui anche diverse specie di orchidee. Porta il nome di Mirra, figlia di Giuseppe Ignazio Pastore che comprò la villa nel 1857. Una banca romana, divenuta proprietaria nel 1974, l’ha spogliata di tutti gli arredi. Sono stati recuperati solo quelli della camera degli Imperatori, accessibile ai visitatori del Museo Archeologico. Pier Paolo Pasolini, nel 1975, all’interno girò il film <Salò e le 120 giornate di Sodoma >. Villa Mirra, rilevata dal Comune, è oggi il polo culturale di Cavriana.   

Museo Archeologico dell’Alto Mantovano
Ha sede nell’ala più antica di Villa Mirra. Nelle sue nove sale sono esposti secondo un facile percorso cronologico i reperti più significativi provenienti dalle prospezioni e dagli scavi eseguiti nell’ambito del Comprensorio Archeologico dell’Alto  Mantovano. Alcuni plastici riproducono antichi insediamenti; nel cortile è stata ricostruita una palafitta. Vi sono documentati anche i periodi del Medioevo e Rinascimento.
Il percorso di visita si conclude con la stanza, recentemente restaurata e ricomposta negli arredi originali, nella quale soggiornò Napoleone III.
Il Museo il 25 maggio rimarrà aperto dalle ore 9 alle 17. L’entrata è libera.   

Museo degli antichi mestieri
Al n.12 di via Pozzone, la famiglia Darra, muliner da generazioni, espone nei locali del mulino a pietra funzionante fino al 1998 gli attrezzi usati dagli artigiani e dai contadini nel periodo dal 1800 agli anni 60 del secolo scorso.

Il Borgo di Castellaro Lagusello
Il primo nucleo abitativo sorse all’interno delle mura del castello, su un’altura affacciata sul piccolo lago intermorenico a forma di cuore. Castellaro Lagusello fa parte dei Borghi più belli d’Italia. Il castello, edificato dagli Scaligeri attorno al 1100-1200, fu conteso da Visconti e Gonzaga fino al 1441, quando passò sotto la Repubblica di Venezia. Perso il suo ruolo strategico, nel 1637 Venezia lo pose all’asta. Venne acquistato dai conti Arrighi che lo trasformarono in residenza gentilizia, senza alterare eccessivamente la struttura medievale.

Nella mattinata del 25 maggio i seniores potranno liberamente accedere ai giardini di Villa Arrighi per ammirare il lago e la cinta muraria del castello, ancora pressoché intatta.

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