Medicina di montagna, se ne è parlato in Sudafrica

Il 2 maggio 2016 a Cape Town si è tenuto un workshop nell'ambito del 125° anniversario del Club alpino locale che ha visto come relatori medici e paramedici da Europa, Nord America e Sud Africa. 88 i congressisti che hanno seguito la giornata di lavori.

I partecipanti ai lavori

In occasione del 125° anniversario della sua fondazione (1891), il “Mountain Club of South Africa” (MCSA) in collaborazione con la Commissione Medica della  CISA-IKAR e con il WSAR (“Wilderness Search and Rescue”) ha ospitato  il 2 maggio 2016 un interessante workshop riguardante la medicina di montagna presso la sede del South Africa Mountain Club di Cape Town.

Il convegno, che é durato un’intera giornata, è stato seguito da 88 congressisti provenienti da ogni parte del Sud Africa, comprese le organizzazioni di emergenza, professionisti sanitari, le squadre di soccorso, guide alpine ecc. Nutrito il programma del convegno che ha avuto quali relatori medici e paramedici esperti provenienti dall'Europa, dal Nord America, e dal Sud Africa.

Ha fatto gli onori di casa Rik De Decker, cardiologo pediatra sudafricano, medico del WSAR. Mike Green, medico soccorritore inglese del Lake District, ha parlato dello stato dell’arte della rianimazione cardio-respiratoria intermittente e delle sue possibili applicazioni sulle montagne del Sud Africa, valutando la catena della sopravvivenza, l'evacuazione dei pazienti, la logistica e le caratteristiche dell'ambiente. L'uso della rianimazione cardio-respiratoria intermittente può permettere ai soccorritori di spostare i pazienti in un luogo più sicuro. Occorre effettuare un training idoneo.

Matthew Young ha parlato delle caratteristiche del soccorso in montagna, in particolare dell'attivazione del  soccorso, delle fasi necessarie a raggiungere il luogo dell'incidente e dei vari aspetti delle cure da prestare. L'uso dei telefoni cellulari e l'impiego dell'elicottero hanno decisamente migliorato la qualità dei soccorsi in montagna. Young ha pure parlato di come deve essere il kit di farmaci da usare.

Sean Tromp ha illustrato il trattamento dei traumi cranici in montagna. L’anestesista di Cape Town Ross Hofmeyr ha parlato della gestione delle vie aeree nei luoghi remoti o impervi, accennando a come intubare sul terreno il paziente. Mike Green ha di nuovo preso la parola per parlare del rapporto esistente tra trauma e ipotermia in montagna, descrivendo come un trauma sia in grado di alterare i meccanismi di termoregolazione del corpo umano. Maggiore é  pure il rischio di infezioni e possibili possono essere alterazioni della coagulazione. E' necessario gestire l'ipotermia del paziente traumatizzato in modo aggressivo, somministrando liquidi, isolando il corpo, riducendo l' “after drop”, rimuovendo gli indumenti bagnati o umidi. Spesso i soggetti traumatizzati sono, infatti,  vittime di ipotermia.

Trystan Firman ha parlato della corretta gestione di un soggetto vittima di un incidente in montagna, a come trasportarlo. Hermann Brugger dell’EURAC di Bolzano,  ha dato alcune indicazioni circa eventuali migliorie da apportare nelle varie fasi di un soccorso in montagna, grazie alla creazione del registro internazionale dei traumi e dell'ipotermia. Brugger ha affermato la possibilità futura di creare dei registri degli incidenti da valanga,  degli arresti cardiaci in luoghi remoti, dei congelamenti e, per finire, dell'edema polmonare e cerebrale provocati dall'alta quota, cioè dalla mancanza di ossigeno (ipossia). Brugger ha sottolineato la necessità di protocolli standardizzati, uniformati e  adeguati riguardanti il trattamento dei pazienti in fase pre-ospedaliera e  ospedaliera. Utile pure l'utilizzo di video a scopo preventivo. Importante l'impiego di sudi osservazionali circa l'incidenza dei traumi in montagna.

Rik De Decker del “Red Cross Children's Hospital” di Cape Town,  ha preso di nuovo la parola per illustrare le dinamiche di alcune complesse procedure di soccorso sulle montagne del Sud Africa. Ha parlato di sicurezza e di efficienza dei soccorsi in montagna anche nei confronti dei soccorritori, talvolta pure vittime di importanti incidenti, specie se in luoghi poco sicuri (valanghe).

Nel primo pomeriggio ancora  Rik De Decker, con  il medico sloveno Iztok Tomazin della Commissione Medica della CISA-IKAR, ha condotto un dibattito riguardante il corretto utilizzo dell’elicottero nel soccorso in montagna. Tomazin ha scritto le linee guida riguardanti le operazioni di elisoccorso in montagna. Ha parlato di “Scoop and run”, piuttosto che di “Stay and treat”, delle due possibilità che si hanno durante un soccorso in montagna, ovvero raccogliere il ferito e portarlo via subito, oppure, fermarsi sul luogo dell’incidente e curarlo sul posto stesso. Si é parlato di sicurezza e di qualità del soccorso in montagna, di cooperazione, delle caratteristiche dei vari elicotteri. Il tempo di intervento dovrebbe essere inferiore ai 20 minuti nella regione, con un tempo di attivazione inferiore ai 5 minuti (dalla chiamata al decollo dell’elicottero). La sopravvivenza è tempo-dipendente. Importanti la comunicazione e la preparazione del team di soccorso, nonché quella dei medici soccorritori. L'equipaggiamento deve essere leggero e manegevole. Nel team di soccorso devono coesistere rispetto, affiatamento e amicizia.

Matthew Young e Mike Greene hanno parlato dei sistemi di immobilizzazione della colonna vertebrale in una vittima di incidente in montagna, utilizzando sistemi che evitino di provocare danni al paziente. La sudafricana Gela Tolken ha parlato della WHO checklist. Justine Cole ha discusso dei miti da sfatare , esistenti nella medicina di montagna, causa spesso di controversie.  Il medico canadese Steve Roy ha voluto, invece, parlare dell’improvvisazione nel soccorso in montagna con particolare riguardo alla dotazione medica (idee, suggerimenti), in particolare   a proposito del kit di farmaci in dotazione a alpinisti o escursionisti, il “perfect medical kit”, con proposte e  suggerimenti. Natalie Holzl, medico soccorritore tedesco, ha mostrato come trattare in modo corretto i traumi della caviglia, facendo anche una dimostrazione. Ross Hofmeyr ha, poi, spiegato come affrontare l’analgesia sulle montagne del Sud Africa nel corso di un soccorso in caso di dolore acuto severo, soffermandosi sull'utilizzo dei principali farmaci analgesici e delle varie vie di somministrazione. Ha voluto fare un distinguo tra  fase pre-ospedaliera e  fase ospedaliera. Il medico francese Xavier Ledoux ha parlato delle principali tecniche utilizzate nell’anestesia loco-regionale, facendo esempi pratici. Infine, Rik De Decker ha chiuso i lavori del convegno.

Dal 4 al 7 maggio 2016 ha avuto luogo presso la sede del  “Mountain Club of South Africa” a Cape Town la riunione semestrale della commissione medica della CISA-IKAR, cui hanno partecipato una quindicina di medici provenienti da Austria, Canada, Francia, Germania, Inghilterra, Italia, Svizzera, Slovenia, Sud Africa. F. Elsensohn, presidente della Commissione Medica della CISA-IKAR, ha preso la parola proponendo nuove linee guida necessarie alla stesura dei vari documenti elaborati dalla Commissione stessa. Si é, poi, parlato di un nuovo documento che riguarda gli incidenti di montagna con più vittime, molto difficili da gestire. Hermann Brugger ha, poi, di nuovo illustrato il  registro internazionale degli incidenti da valanga, che prevede la raccolta  di dati riguardanti la fase pre-ospedaliera e la fase ospedaliera. Attualmente il registro coinvolge Austria, Italia e Svizzera. Il registro prevede una raccolta dati circa alcune informazioni mediche, i criteri di inclusione, gli eventuali traumi o le ferite, se presenti, alcune note anamnestiche riguardanti il paziente, la durata del seppellimento, la data e il luogo dell’incidente, la presenza o meno di “air pocket”, la presenza di segni vitali, la rianimazione cardio-respiratoria., la valutazione clinica al momento del travolgimento, il tipo di trattamento effettuato, la pressione arteriosa, la frequenza cardiaca, la temperatura corporea (transesofagea o epitimpanica). In più deve essere valutato lo stato del paziente dopo un periodo di 30 giorni, quindi l’evoluzione clinica. Vanno presi in considerazione pure il tipo di trasporto effettuato e  le caratteristiche ambientali e della neve. Anche la prevenzione ricopre un ruolo importante per limitare gli incidenti.

Ross Hoffmeyr ha parlato, poi,  del trattamento  farmacologico del dolore durante il soccorso in montagna, accennando anche all’utilizzo dell’anestesia loco-regionale. Rik De Decker ha, in seguito, parlato dell’attività del “South Africa Mountain Rescue Service”, che opera a partire dal 1981, che ha avuto nel corso degli ultimi anni un incremento esponenziale di attività. Nel corso degli ultimi 10 anni, infatti,  il numero di turisti  é triplicato. Anche l’aumentato uso dei telefoni cellulari ha fatto aumentare il numero di soccorsi. Pure l’avvento dell’elicottero ha contribuito a far aumentare gli interventi di soccorso, (50% del numero totale di soccorsi ). Gela Tolken ha, poi, parlato del miglioramento della qualità del soccorso in Sud Africa, grazie a un migliore training dei team e alla maggior efficacia dei protocolli adottati. La dimostrazione di soccorso, che avrebbe dovuto avvenire il venerdì alla Table Mountain, non ha avuto luogo a causa di un vento molto forte.

Gian Celso Agazzi

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