Madonna di Campiglio, inaugurata la mostra della SAT “Bruno Detassis una vita libera in montagna”

Esposti 16 pannelli, foto d'epoca, 4 vetrine di oggetti e il filmato “Direttissima Paganella” del 1933, che raccontano la vita di uno dei più autorevoli interpreti dello "stile alpino" (autori Adriano Dalpez e Riccardo Decarli).

Il giorno dell'inaugurazione

21 agosto 2018 - La prima tappa della mostra su Bruno Detassis, organizzata lo scorso aprile dalla SAT sede centrale in collaborazione con il Trento Film Festival (autori Adriano Dalpez e Riccardo Decarli, allestimento a cura di Roberto Festi) è Madonna di Campiglio.

E non poteva essere altrimenti, dato che le Dolomiti di Brenta e la località turistica del Trentino occidentale, sono il luogo che il grande alpinista scelse per la propria famiglia, l’attività di Guida Alpina, maestro di sci, direttore della prima scuola di sci e di gestore per una vita del rifugio Alberto e Maria ai Brentei.

Nato a Trento nel 1910, Bruno scoprì l’alpinismo a soli 16 anni e dopo aver aperto oltre duecento vie sulle montagne più importanti dell’arco alpino, negli occhi rimase indelebile l’immagine delle guglie del Brenta, il Campanil Basso, il Crozzon di Brenta, la Cima Tosa. Ed è proprio là che volle tornare dopo l’internamento nel campo di concentramento di Oerbke vicino ad Hannover, dove fu detenuto dopo l'8 settembre fino all'arrivo degli americani nell'aprile del'45.

A dieci anni dalla scomparsa di uno dei più autorevoli interpreti di quella filosofia e pratica alpinistica passata alla storia con il nome di “stile alpino”, a raccontare il suo passaggio terreno sono stari elegantemente allestiti alla Sala della Cultura di Madonna di Campiglio 16 splendidi pannelli, oltre alle foto d’epoca, quattro vetrine di oggetti ed il filmato “Direttissima Paganella” del 1933. L’esposizione è e curata in loco dalla sezione SAT di Madonna di Campiglio, con il presidente Silvestro Franchini ed il suo vice Alberto Angeli.

Ma a tracciare un profilo inedito di Detassis è stata proprio la figlia Jalla domenica scorsa: “Mio padre fu un ambientalista consapevole – racconta con dovizia di particolari – aveva grande rispetto per l’ambiente, ma anche del lavoro delle popolazioni che in montagna devono poter vivere e lavorare. Venne insignito dalla Provincia di Trento e dalla Camera di Commercio del premio per il “Patrimonio del Trentino”. Inventò il primo impianto per lo smaltimento dei rifiuti nei rifugi”.

La cosa che però è più di conforto ai suoi figli Jalla e Claudio e ai i nipoti resta il fatto che il messaggio di Bruno è passato alle giovani generazioni. Tomas Franchini, fratello e compagno di cordata di Silvestro, sono oggi i più giovani eredi dello stile alpino e infatti Tomas insieme a Matteo Faletti ha conseguito una menzione speciale per le ascese più significative del 2017 al Piolet d’Or, considerato il massimo riconoscimento alpinistico a livello mondiale.

“Ora il rifugio Brentei verrà rimodernato e ristrutturato - osserva Jalla Detassis – come è giusto che sia, a tal proposito abbiamo un unico desiderio che il piccolo rifugio invernale realizzato da nostro padre in memoria del fratello Catullo non venisse demolito. Sarebbe un gesto di riguardo nei suoi confronti ed al contempo un piccolo presidio della memoria importante per tutto l’alpinismo delle Dolomiti di Brenta”.

Comunicato Società degli Alpinisti Tridentini

 

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