Liguria: dal CAI no alla riduzione delle aree dei parchi

Critiche, condivise da Federparchi, al disegno di legge regionale che modifica la legge sulle aree protette e la legge sulla tutela e valorizzazione della biodiversità. Chiesta l'istituzione dell'area protetta del Finalese e più guardie ambientali.

Le Alpi Marittime

11 marzo 2019 - Le Sezioni liguri, piemontesi e valdostane del Club Alpino Italiano, insieme a Federparchi, hanno esaminato il disegno di legge regionale ligure che intende modificare la legge sulle aree protette e la legge sulla tutela e valorizzazione della biodiversità.

Le due associazioni chiedono modifiche al testo non condividendo la riduzione della superficie delle aree protette, il frazionamento delle gestioni territoriali e la mancata istituzione dell'area protetta del Finalese. Rimarcano inoltre la carenza di guardie ecologiche e la trasformazione delle "Aree Contigue" in zona di libera caccia, prima riservata ai soli residenti.

Cai e Federparchi ricordano che le aree protette rappresentano un grande valore ambientale, culturale e territoriale da portare a sistema evitando l'attuale parcellizzazione e reclamano omogeneità gestionale e programmatoria anche a livello interregionale. Le associazioni denunciano che ad oggi i Parchi non sono dotati di personale proprio di vigilanza e chiedono l'istituzione di appositi corsi e concorsi.

Per quanto riguarda la mancata creazione dell'area protetta del Finalese, Cai e Federparchi ricordano che rivestirebbe grande importanza ambientale e turistica incidendo in maniera modesta sul bilancio regionale. Critiche suscita anche l'abolizione "tout court" del cosiddetto "paesaggio protetto" (una tutela istituita a suo tempo dalla Giunta di centrodestra Biasotti) che poteva essere trasformato in area contigua.

Forti preoccupazioni vengono espresse per il fatto che in più casi i confini delle aree protette, invece di avere localizzazioni precise come rivi, crinali, sentieri ecc, vengono ulteriormente ridotti e resi scarsamente riconoscibili con la "insidiosa e immotivata" presenza di alcuni corridoi privi di tutela lungo i confini regionali delle aree parco, di fatto utili solo a scopi venatori.

Red

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