L’Europa delle montagne e il Club alpini nel XXI secolo protagonisti della seconda sessione del Congresso Nazionale CAI

A Udine il rappresentante CAI nell’UIAA Piergiorgio Oliveti ha sottolineato l’importanza per i sodalizi europei di affrontare insieme le nuove sfide, ponendosi come stakeholder del mondo politico

Oliveti al tavolo dei relatori

Questa mattina, sabato 21 settembre, la seconda  sessione in programma nell’ambito dei lavori del 99° Congresso nazionale del CAI, riguardava la forma istituzionale e le modalità operative dei Club alpini europei.

“Oggi la prospettiva europea è all’ordine del giorno, per questo motivo il CAI ha voluto dedicare questo congresso ai Club alpini nel XXI secolo”. Con queste parole ha introdotto gli interventi il rappresentante del CAI all’interno dell’UIAA Piergiorgio Oliveti. “I Club alpini europei sono nati e cresciuti nei contesti dei singoli Paesi, quindi ora è naturale aprirsi a una prospettiva maggiormente internazionale ed europea”.

Oliveti ha poi approfondito il ruolo che devono ricoprire i Sodalizi europei nel XXI secolo, “un ruolo che deve essere anche politico, in quanto i Club si impegnano attivamente per la difesa e la tutela delle montagne e dei popoli che le abitano. Di conseguenza devono essere stakeholder importanti da interpellare prima di prendere iniziative di carattere politico”.

Il rappresentante del CAI nell’UIAA ha evidenziato che attualmente è ancora carente lo scambio di info e buone pratiche tra i Sodalizi europei. “Noto miglioramenti in questo senso, ma è un’attività ancora insufficiente e da migliorare”.

Oliveti ha sottolineato che per l’Europa in generale e per i Club alpini in particolare “è il momento della verità, anche i Club alpini devono dare il proprio contributo per rilanciare il continente, allargando le prospettive e condividere un modello di sviluppo delle valli alpine. Ci sono temi importanti comuni a tutti come ambiente, storia, paesaggio rifugi sentieri e soprattutto educazione, in primis nei confronti delle nuove generazioni”.

Sono seguiti gli interventi dei rappresentanti dei sodalizi europei, tra i quali particolarmente apprezzato è stato quello di Urska Trcek del Club alpino sloveno. La Trcek ha sottolineato l’importante attività dell’alpinismo giovanile sloveno nei confronti dei bambini in età scolare, ma anche pre scolare, che mette in primo piano il contatto reale con la natura.

Ha chiuso la sessione il Presidente dell’UIAA Frits Vrijland che ha salutato i presenti evidenziando il ruolo ricoperto dagli italiani nella storia dell’alpinismo mondiale. Frtis si è soffermato sulla “naturalezza della pratica di scalare e arrampicare. “I bambini piccoli provano prima ad arrampicarsi che a camminare. Poi, quando sono più grandi, la tentazione di salire in alto, sopra alle cose, resiste, lo fanno solo per vedere se ci riescono, se ne sono capaci”.

Per vedere le foto http://www.flickr.com/photos/loscarponecai150/sets/72157635713494904/

Lorenzo Arduini

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