Alpinismo giovanile CAI: "Le montagne non tremano, noi non tremiamo, rimettiamoci in cammino!"

Il 7 e 8 ottobre scorsi 120 tra Accompagnatori e ragazzi di 19 sezioni CAI di tutta Italia sono stati ad Amatrice e hanno visitato il borgo, camminato sui sentieri dei Monti della Laga e composto un grande puzzle con la frase scritta sopra.

Il gruppone sui Monti della Laga (foto F. Aniballi)

10 ottobre 2017 - Si è svolta, il 7 e l'8 ottobre scorsi, ad Amatrice, nella splendida cornice dei Monti della Laga, la manifestazione pensata dalla Commissione Centrale di Alpinismo Giovanile, e sostenuta dalla Presidenza Generale, denominata “Vivere la montagna in amicizia. Esperienza vissuta in gruppo per conoscere e condividere ricominciando dalla montagna”.

La scelta del luogo non è stata casuale né tantomeno retorica: è una scelta dettata dallo spirito proprio dell’Alpinismo Giovanile, dall’attuazione pratica del suo Progetto Educativo e dal forte spirito di appartenenza al gruppo che contraddistingue ragazzi ed Accompagnatori.
Alla buona riuscita dell’evento, oltre alla benevolenza del tempo meteorologico, hanno contribuito in modo determinante le Sezioni di Amatrice, di Roma e l’OTTO di AG regione Lazio.

Ovviamente, come in tutte le manifestazioni ufficiali, l’apertura è stata dedicata sia alla spiegazione ai partecipanti di come si sarebbero articolate le attività, sia ai discorsi “ufficiali” tenuti dalla Presidente CCAG, Antonella Bonaldi, che ha precisato che volontà della Commissione Centrale è ripetere periodicamente simili eventi, dislocandoli in altre aree colpite dal sisma del 2016. Questo per dare continuità nel tempo alla vicinanza che l’Alpinismo Giovanile ha voluto dimostrare a questi territori.
Matteo Girotti, vice presidente CCAG, ha insistito, a ragione, sul fatto che presenti ad Amatrice in questa due giorni erano dei ragazzi, delle persone e che non si deve fare di queste manifestazioni una mera questione dei numeri.

Nelle parole della Vice Presidente della locale Sezione del CAI, Katia Clementi, abbiamo potuto cogliere la soddisfazione di adulti e ragazzi per la scelta di portare l’AG in questi luoghi, a toccare con mano cosa significhi subire una simile catastrofe. Nel tenere sempre viva la memoria dei due ragazzi dell’Alpinismo Giovanile periti, oltre che di tutti gli altri concittadini scomparsi, ha pronunciato, al termine del suo intervento, una frase che riassume la storia di Amatrice e degli altri luoghi disastrati, la loro voglia di tornare a vivere: “loro, i due ragazzini, cammineranno sempre con noi, e il nostro impegno è quello di far rivivere la nostra Terra e quindi ripartiamo insieme".

Queste parole, non certo di circostanza sono state ascoltate attentamente da una platea composta da circa 120 persone, tra ragazzi e Accompagnatori, che, a macchia di leopardo, rappresentavano tutto il territorio Nazionale: Melzo, Forlì, Ravenna, Ferrara, Roma, Senigallia, SAT di Fiavè, Ascoli Piceno, San Donà di Piave, Pordenone, Gemona, Perugia, San Benedetto del Tronto, Macerata, Fabriano, Alatri, Palestrina, Piedimonte Matese oltre, ovviamente alla rappresentanza della Sezione di Amatrice, questo l’elenco delle sezioni che hanno aderito all’evento.

Vogliamo anche ricordare che a fine luglio i gruppi di AG delle Sezioni Parma e Reggio Emilia si sono gemellati con il CAI di Amatrice ed hanno trascorso un weekend che a detta loro li ha fatti tornare a casa un po’ cambiati.
Terminate le presentazioni di rito, i ragazzi si sono subito scatenati in giochi di varia natura proposti da alcune Sezioni e qui, come sempre quando la voglia di giocare prende il sopravvento, il tempo a disposizione non avrebbe dovuto avere termine.

L’amicizia, il senso di condivisone che da subito si stabiliscono in questi momenti sono qualcosa di meraviglioso.
Quando ci siamo riuniti sotto il tendone è iniziata la composizione del grande puzzle, simbolo della manifestazione: un grande quadro di 1380 pezzi che tutti, ragazzi e Accompagnatori, hanno contribuito a posizionare in modo da formare una splendida immagine sulla quale campeggia una significativa frase: "Le montagne non tremano, noi non tremiamo, rimettiamoci in cammino!"

È una frase, profonda, densa di significati, nella sua sbalorditiva ingenuità, che dovrebbe far pensare tutti quanti. È, nella sua formulazione, un paradosso se vogliamo in quanto sappiamo bene che le montagne in questi luoghi hanno tremato, eccome.
Però, visto nell’ottica di chi ha scritto questa frase, il significato, quello vero e nascosto tra le righe, emerge in tutta la sua forza e con tutta la vitalità, la voglia di ricominciare che solamente chi è stato colpito da simile tragedie può comprendere appieno: è innegabile che la paura, la sofferenza e i disagi sono stati, e sono tuttora, stati d’animo e situazioni con i quali queste popolazioni hanno dovuto loro malgrado dovuto abituarsi a convivere.

Le montagne non tremano”: quasi come se l’ignoto autore di questa frase volesse mandare un messaggio, chiaro e forte a tutti. Le montagne non tremano, e per questo la nostra Terra, i nostri paesi e i luoghi a noi cari non si rassegnano, dopo un simile evento, a chinare la testa e aspettare passivamente che l’oblio abbia su di noi il sopravvento. Loro, le montagne, non tremano e sono lì, immobili e silenziose che vegliano, come fanno da sempre, sulle nostre terre e che, con la loro presenza rassicurante, ci spronano a fare come loro, a non tremare.

“Noi non tremiamo”, continua il nostro ignoto scrittore, proprio perché da loro, dalle nostre montagne, abbiamo appreso a non mollare, a tener duro e non voltarci indietro: quante volte abbiamo visto le nostre montagne oltraggiate, offese e snaturate dalla mano dell’uomo; eppure loro sempre hanno saputo reagire e risorgere. Questo è il messaggio che ci trasmettono le montagne: noi, come loro, non tremiamo.
Non tremiamo perché il richiamo della Terra, la nostra Terra, è più forte e radicato di qualsiasi evento, di qualunque terremoto. Essa è parte di noi e, come tale, deve continuare a vivere.
Rimettiamoci in cammino, la conclusione della breve considerazione che campeggiava sul grande puzzle che campeggia nel ritrovo ad Amatrice.
"Rimettiamoci in cammino” sembra un’esortazione non solo rivolta agli abitanti di questa martoriata terra, ma a tutti noi che, con la nostra presenza, abbiamo voluto dimostrare agli amici di questi luoghi la nostra vicinanza, l’affetto che nutriamo nei loro confronti e la stima per la forza d’animo che di continuo mostrano.
Rimettiamoci in cammino, ma, fattore non secondario, nei luoghi simbolo di questo infausto evento e con loro, che lo hanno vissuto in prima persona.

A conclusione di questo scritto, e non a caso, ci tengo a precisare che la magnifica frase che abbiamo usato come “fil rouge” per questo incontro non è stata “pensata” da me, ma è la considerazione di un ragazzo dell’Alpinismo Giovanile che abita nella zona. Questo la dice lunga sulla sensibilità che questi ragazzi dimostrano nei confronti della loro Terra.

E così, tra una tessera del puzzle e l’altra, la prima giornata è trascorsa e, a conclusione, una ottima cena sotto il tendone del campeggio è servita, ancor più, a consolidare le nuove amicizie.
Durante la cena graditissima è stata la telefonata del Presidente Genarle Vincenzo Torti, che ha voluto così confermare l’attenzione, il sostengo e la vicinanza all’alpinismo giovanile e agli amici di Amatrice.

La domenica mattina, ci ha raggiunto anche il Presidente del Gruppo Regionale Lazio Fabio Desideri ed una volta pronti, siamo passati, sempre accompagnati dagli amici di Amatrice, all’interno del paese per renderci conto di persona della realtà.
Momento di raccoglimento davanti al monumento che ricorda le vittime del sisma e poi la sosta davanti alle scuole ricostruite: fulcro della rinascita di Amatrice.
Come ci hanno illustrato gli amici di Amatrice, queste scuole sono state costruite, e donate, dalla Protezione Civile del Trentino e sono praticamente l’unico motivo che ha fatto si che molte famiglie non si siano trasferite altrove dopo il sisma. Il fatto che per i propri figli ci sia la possibilità di tornare a scuola li, dove sono nati loro, i loro padri e i padri dei loro padri, ha spronato la gente a non abbandonare la propria terra e a impegnarsi nel difficilissimo lavoro di ricostruzione.

Usciti dal paese ci siamo incamminati sui sentieri che percorrono queste meravigliose montagne: ovviamente la nostra escursione è stata breve e non ha consentito di esplorare a fondo la zona, ma è stato in ogni modo un input, uno sprone a voler tornare in questi luoghi, magari per un trekking coi nostri ragazzi, sempre piacevolmente accolti dagli amici di Amatrice.
Anche questo è un modo per far sì che questi luoghi non muoiano, non facciano la fine di tantissimi altri borghi sparsi sui nostri monti e di molti dei quali ormai non rimane nemmeno la memoria.

Antonella Bonaldi
Presidente CCAG del CAI

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