L’arte che nutre pensiero e umanità: volano i palloncini dei bambini della Gianni Rodari

Le classi 3a e 4a A dela primaria di di Porto Sant’Elpidio si sono recate in viaggio a Castelli, invitate dalla Sezione CAI locale, nei luoghi sorvolati un anno prima dal loro palloncino. Il racconto entusiasta di un'insegnante.

I lavoretti al rifugio del CAI Castelli

8 giugno 2018 - A portarci in quel luogo immerso nel verde del Parco Nazionale d’Abruzzo ai piedi del monte Camicia, un palloncino con bigliettino lanciato all’apertura della nostra festa dell’Intercultura e dell’Unicef del 27 maggio 2017 e posatosi dopo Km e Km di viaggio sul Gran Sasso, precisamente sulla cresta fra il monte Cornacchia e il monte Puzzillo. Qui è stato raccolto da un socio del Cai de L’Aquila, il signor Mario Cimetta il giorno dopo la nostra festa, mentre stava facendo un’escursione. Il nostro palloncino ha viaggiato per quasi 300 km e ha lasciato il suo messaggio di pace e poesia su quelle vette, quasi che così la terra grande sotto e il cielo immenso sopra abbiano potuto raccogliere meglio quella richiesta scritta da una manina ancora incerta, quella di Daniel, un bambino di prima: “Bambini non fate più le guerre”.

Il presidente del Cai della regione Abruzzo, Gaetano Falcone, ha subito scritto un’emozionante lettera alla nostra scuola, i bambini hanno risposto, ognuno di loro una letterina, disegnato e realizzato con il collage un poster, così prima in modo epistolare e poi dal vero ci si è incontrati e conosciuti. Dal giugno dello scorso anno ci siamo tenuti in contatto con il signor Falcone perché è stato naturale per i bambini voler ripercorrere il viaggio del nostro palloncino e voler vedere quelle vette dove ha trovato infine riposo: bisognava organizzare il viaggio.

Lo scorso anno, inoltre, nella nostra classe seconda erano presenti Ilaria e Noemi, erano ospiti nei nostri camping dopo che il terremoto aveva sconvolto la loro vita a Pievebovigliana e Falcone ci scriveva dall’Aquila, da subito dolori che si riconoscono, abbracci che restituiscono fiducia: anche per questa ragione non potevamo non seguire il viaggio del nostro coraggioso palloncino. La giornata di giovedì è iniziata con un’escursione fra gli alti faggi dalla corteccia argentea allietati dalla colonna sonora degli uccelli, al pomeriggio, laboratorio presso il rifugio Cai di argilla (i soci Cai Marino e Vittorino i nostri maestri) e subito dopo la visita alle bottega dei ceramisti, dove la nostra guida Viviana era ad attenderci.

I bambini sono entrati in un laboratorio dove dall’argilla estratta dai calanchi che circondano il paese, si arriva ai vasi, ai piatti, alle anfore finemente decorate. Un laboratorio vero, con artigiani ed artisti veri, non un percorso didattico creato appositamente per le uscite scolastiche dei bambini con l’intenzione di mostrare una sapienza oramai spazzata via dalla società del consumo veloce e del tutto velocemente riproducibile, in una cornice di rimpianto che ti lascia la netta sensazione, appunto perché rappresentazione posticcia, che quelle sapienze, quei saperi, sono oramai irrimediabilmente persi.

“Nulla è più obsoleto di quanto procura nostalgia”, sosteneva Mc Lhuan, stavolta si trattava però di tutt’altro, tutto vero, vero come la roccia sopra il verde generoso, vero come la visione rossastra dei calanchi argillosi a far da cornice all’insediamento urbano. A Castelli le nostre due classi hanno assistito alla lavorazione di vasi ed anfore; Antonio alla tornella, le sue mani si immergevano nella bacinella con l’acqua e poi sul pezzo d’argilla che via via prendeva forma, i bambini a semicerchio su di lui. “Bambini, fatevi dietro, no così appiccicati…” All’improvviso il silenzio, neanche un sospiro, un silenzio così per una ventina di bambini ammucchiati è qualcosa di miracoloso, un silenzio e solo silenzio, gli occhi spalancati quando la forma del vasetto era leggibile, l’incanto assoluto nella scoperta della sapienza che narravano quelle mani. “Maestra guarda, è incredibile…”. Dopo la forgiatura al piano superiore della fabbrica ci attendeva Maurizio, pennello e smalti fra forni e vasi ammucchiati su vasi, piatti su piatti, qualche pennellata precisa ed un galletto variopinto e fiero è velocemente comparso. “Maestra ma allora si può fare, cioè si fa con le mani…”.

Il bambino mentre parlava ha naturalmente alzato le sue manine, aperto i palmi, spostato lo sguardo, dalla ceramica dipinta alle sue dita e io credo di aver letto il suo pensiero: “Allora anche le mie mani se qualcuno mi insegnasse saprebbero fare vasi, da grande, certo”.

Dopo la bottega abbiamo visitato il museo della ceramica, Raffaello la guida, puntuale a informarci, gioielli d’argilla con immagini minuziose che parlavano di mondi sconosciuti, testimonianze di civiltà lontane che ancora sanno stupirci, incantarci: l’arte sa dare questo.

“Maestra, ci torniamo ancora a camminar fra le montagne del nostro palloncino e a vedere come si fanno i vasi?”. Così una bambina chiedeva dal pullman mentre un’acquazzone inclemente ci riportava verso l’Adriatico.

Guardavo la vetta del monte Camicia, lo salutavo e pensavo: “Che bello sarebbe se le nostre scuole potessero far fare ai nostri bambini, non solo lavoro di banco, ma coltivare un orto, magari questo si fa, il tempo è poco ma ci si prova, curare un giardino (anni fa abbiamo anche allevato oche, vallo a proporre ora), modellare argilla e con la tecnica della forgiatura a Lucignolo, così come abbiam fatto a Castelli , realizzar vasi, certo ci vorrebbe un forno…”.

La scuola dovrebbe ricordare che anche le mani hanno intelligenza e che la vicinanza con l’arte è nutrimento del pensiero e dell’umanità che si svela; i bambini devono essere in contatto con la natura, sgranare gli occhi e provar timore e stupore davanti alla maestà dei monti, arrampicarsi come da sempre si è fatto sugli alberi, rotolare fra l’erba…Bisognerebbe ripartire anche da questo per immaginare un mondo migliore, questo io penso da sempre e questo Castelli con generosità e gentilezza mi ha confermato.

Chissà se quel palloncino da quella cresta di roccia sopra al paese dei ceramisti, avendoci fatto ripercorrere il suo viaggio leggero oltre al no alle guerre non abbia anche voluto dirci questo, chissà…

Maria Pina Cipolletta (insegnante)

LA LETTERA APERTA DI GAETANO FALCONE (PRESIDENTE DEL CAI ABRUZZO) AI BAMBINI DELLA SCUOLA PRIMARIA RODARI DI PORTO SANT’ELPIDIO)
Cari bambini, il vostro palloncino è arrivato nella Regione Abruzzo, confinante con la vostra e sicuramente vicina geograficamente, ma difficile soprattutto per un palloncino da raggiungere per la sua armonica asprezza, dove la catena appenninica del Gran Sasso d’Italia domina con l’imponente mole del Corno Grande “il più alto che sia degli Appennini, posto nella provincia d’Abruzzo”.
Ma il nostro/vostro palloncino con la tenacia tipica delle nostre rispettive popolazioni, ha superato impavido i corsi d’acqua, le catene rocciose, , ha sorvolato gli ampi piani delle conche appenniniche, ha ammirato dall’alto le testimonianze del pascolo e della antica transumanza, sorvolando triste i luoghi colpiti dal terremoto e dalle terribili valanghe per approdare, infine, nel Parco Sirente Velino in provincia de L’Aquila, dove da alcuni ricercatori è stata rinvenuta la traccia dell’orma di un dinosauro che ha atteso che un palloncino venuto dall’Adriatico venisse a svegliarlo.
Grazie a voi, ai vostri insegnanti a cui va il mio gradito saluto e l’invito a visitare l’Abruzzo ed incontrare tra i suoi monti l’orso, il lupo, il camoscio e…. noi del Cai che vi accoglieremo tutti con un abbraccio.

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