L'Alpinismo Giovanile della Sezione CAI Belluno al Museo civico Vittorino Cazzetta

La 5° uscita del 2° Corso monotematico di Alpinismo Giovanile organizzato dalla Sezione CAI di Belluno, si è svolta al Museo civico Vittorino Cazzetta in Val Fiorentina, dove sono conservati i resti del corpo dell'uomo di Mondeval

I bambini dell'AG al Museo civico

Lo scorso anno la pioggia ha compromesso diverse delle uscite programmate dal corso sull’acqua, quest’anno è la neve caduta in abbondanza che ci pone ostacoli. Il programma prevedeva l’escursione ai piedi del Pelmetto per poter ammirare le orme dei dinosauri, il sentiero non è percorribile al momento per cui siamo costretti a modificare la nostra meta. La scelta non è un ripiego, consente la scoperta di un luogo in cui la passione di alcuni e l’impegno di molti hanno riunito reperti che permettono di “esplorare” , non ostacolati dalla neve, la storia, l’archeologia e la geologia del cuore delle Dolomiti.

Andiamo al Museo civico della Val Fiorentina intitolato alla memoria di Vittorino Cazzetta. Questo ci viene aperto grazie alla disponibilità della segretaria e ci viene messa a disposizione una guida che ci accompagnerà alla scoperta delle sale. E’ stato sufficiente chiedere e il museo ci ha accolto soddisfacendo le nostre esigenze: di questo siamo loro riconoscenti.

Giustamente la guida si sofferma davanti alla gigantografia di Vittorino Cazzetta, originario di Selva di Cadore, che amando la sua terra l’ha esplorata con passione scoprendone i tesori: a lui si devono la scoperta delle orme dei dinosauri nel Pelmetto e l’individuazione del sito preistorico del Neolitico di Mondeval. Non parlerà per anni delle impronte scoperte girovagando ed osservando ogni particolare della sua terra; intuisce, leggendo descrizioni delle popolazioni mesolitiche delle Dolomiti, che quei “sassi lavorati” trovati nella terra espulsa dalla tana di una marmotta appartengono ad uomini che hanno abitato quei luoghi in tempi prestorici.

Offrirà le sue scoperte agli studiosi che dopo la sua scomparsa allestiranno questo museo riconoscendo il valore delle stesse: un bel esempio per i bambini di attaccamento alla terra d’origine e di comportamento civico che offre oggi a tutti la possibilità di comprendere il fascino che questi luoghi hanno sempre esercitato sugli uomini.
La guida sofferma i ragazzi davanti al pannello che permette di individuare dove sono stati effettuati i ritrovamenti in un’area che è giudicata dall’UNESCO come “core zone” cioè zone d’eccellenza.

Entriamo quindi in una sala dove Alberto, il nostro geologo, ripropone ai ragazzi la storia geologica delle Dolomiti durante il Triassico aiutato dai pannelli illustrativi, da rocce e fossili esposti. L’attenzione viene attratta dalla parete che avremmo dovuto vedere dal vivo, che qui è proposta grazie ad un calco della superficie del masso staccatosi dal Monte Pelmetto, sul quale si riconoscono le impronte di almeno tre dinosauri che hanno camminato sul fango 220 milioni di anni fa. I bambini, e con loro anche gli adulti, rimangono a bocca aperta quando, grazie ad una proiezione “olografica”, possono vedere i dinosauri camminare su di esso.

Proseguendo entriamo nel “mondo” dell’uomo prestorico che ha abitato la conca di Mondeval, lì dove i ghiacciai hanno arrotondato la valle e lasciato al loro ritiro un laghetto , utile all’uomo primitivo che qui andava a caccia. Le vetrine ci offrono un’ illustrazione dell’ambiente arricchito da trofei di caccia e dagli strumenti in selce lavorata usati per la cattura degli animali. Quanto mai efficace è la descrizione della vita e dei lavori svolti nella capanna mesolitica qui ricostruita grazie agli studi effettuati del sito scoperto da Vittorino Cazzetta.

Sorprende la bellezza di alcuni reperti lavorati con precisione, come meraviglia il corredo funebre che accompagnava il defunto. La guida precisa che la vita dell’uomo cambia con il passaggio dalla raccolta all’agricoltura stanziale quando avviene la prima “rivoluzione” che ha cambiato la vita dell’umanità. Daniela, l’operatore naturalistico, chiede ai ragazzi se conoscono altre “rivoluzioni” tecnologiche che hanno ridotto le fatiche dell’uomo. Dopo aver rievocato la rivoluzione industriale, insisterà facendoli riflettere sul loro modo di “vivere e divertirsi” scoprendo così che stanno vivendo la terza rivoluzione che l’umanità ha saputo far “scoppiare”: la rivoluzione informatica.

I bambini non hanno difficoltà a rimanere in silenzio nella sala buia che ospita sotto un cielo stellato, quello del momento della morte, l’uomo di Mondeval. Non fa paura lo scheletro straordinariamente ritrovato integro, affettuosamente accompagnato dai suoi strumenti di lavoro e ricoperto da una veste chiusa da spilloni di osso. Si ammira la dentatura sana ma consumata che permette di intuire come i denti fossero utili strumenti di lavoro.
Usciti abbiamo la possibilità di vedere ricostruita la fisionomia di questo uomo vissuto 7500 anni fa che ci conferma come le Dolomiti fossero visitate anche allora dagli uomini.

Le sale all’ultimo piano propongono alcune testimonianze epigrafiche, cioè dei documenti scritti su materiale destinato a durare quale la pietra. Suscita curiosità per le sue dimensioni la stele paleoveneta trovata sul monte Pore ancora non “letta” in modo convincente. Familiare per noi abitanti del Veneto una lapide riproducente il leone di Venezia, era utilizzata per indicare il confine tra la Repubblica e il Tirolo. Documenti scritti testimoniano la storia di Selva e delle sue miniere. Curiosa è la spiegazione dello stemma del Comune, formato da due torri di pietra incatenate tra loro con in mezzo un “pino”, il tutto circondato da due rami legati da un fiocco rosso: un ramo è di alloro con bacche e l’altro di quercia con ghiande. Il primo simboleggia la sapienza, il secondo la forza.

Ma la curiosità nasce quando la guida spiega che il “pino” disegnato in realtà era un olmo, albero nelle piazza sotto il quale la popolazione si riuniva per discutere dei problemi della comunità e per prendere le necessarie decisioni secondo una tradizione che caratterizza anche altri continenti.
La mattina si conclude con la visione di un documentario visivo che racconta il lavoro di studio realizzato dall’Università di Ferrara.
Dopo l’indispensabile spuntino torniamo a casa con la soddisfazione di aver conosciuto, se non proprio esplorato, il sito di Mondeval e le orme del Pelmetto.

Per vedere le foto: https://www.flickr.com/photos/73952229@N07/sets/72157642582785424/

Daniela Mangiola
CAI Belluno

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