L’Alpinismo Giovanile del CAI e la sua naturale evoluzione

Un'emozionante notte in tenda nel bosco per i bambini del CAI Melzo, seguita da una domenica che con la presenza dei genitori si è trasformata in un evento Family CAI: 160 persone in due giorni e tante emozioni.

Alcuni protagonisti della due giorni

9 ottobre 2019 - Per coloro che leggono saltuariamente le mie considerazioni in merito alle uscite dei nostri aquilotti (CAI Melzo) può sembrare un titolo inspiegabile e sibillino quello che ho messo all’inizio di questo mio scritto. Vediamo allora di far luce in merito: semplificando di molto la descrizione delle attività di Alpinismo Giovanile, visto che non è questa la sede per una approfondita disamina della struttura di A.G., possiamo dire che “l’Alpinismo Giovanile ha lo scopo di accompagnare il giovane nella sua crescita, sia come alpinista, inteso, il termine, nel suo senso più ampio di frequentatore delle alpi, delle montagne, sia nella sua crescita umana”. Questo è anche uno dei motivi, non l’unico, per il quale ci chiamiamo Accompagnatori e non Istruttori!

Ci sono, a supporto di queste attività una mole non indifferente di regolamenti, di linee guida e di disposizioni atte a far sì che questo “andar per monti” coi bambini non sia una cosa campata per aria oppure, e sarebbe peggio, sia lasciata ai singoli la facoltà di inventarsi cosa, ma soprattutto come, fare montagna con loro, coinvolgendoli magari in attività non adatte alla loro età.
Nelle pieghe di tutte queste “leggi” ve n’è pure una che indica i limiti di età, minima e massima, entro i quali si può parlare propriamente di “Attività di Alpinismo Giovanile”.

Senza entrare nello specifico degli anni posso comunque affermare che l’attività proposta nel fine settimana appena trascorso è, per come è stata strutturata una attività “poliedrica” e, per certi versi, “controcorrente” all’interno del CAI.

Partita, nella giornata e nella serata di sabato, come attività propria di AG, e della quale parlerò più avanti, si è trasformata, domenica, in una attività di quelle che vengono classificate come “Family CAI”; attività cioè rivolte a tutti quei bimbi che non rientrano, anagraficamente, nelle fasce proprie dell’Alpinismo Giovanile ma ai quali il CAI offre l’opportunità di avvicinarsi alla montagna, unitamente ai propri genitori, facendolo logicamente in modo molto giocoso e allegro.

La “naturale evoluzione” di cui parlavo all’inizio è propria questa: portare in montagna sempre più bambini, coinvolgendoli con l’Alpinismo giovanile, ma portare in montagna anche i più piccoli, piccolissimi, coinvolgendo le famiglie in attività strutturate ed organizzate dal CAI attraverso appunto il Family CAI. Pensate che avevamo con noi, ed ha dormito in tenda con il suo papà, un bambino di due anni!  Se vogliamo è una evoluzione anomala in quanto “per andare avanti guarda indietro”.

Nella giornata di domenica abbiamo anche proposto la tradizionale castagnata che la Sezione tutti gli anni organizza e alla quale mole famiglie hanno aderito: quando parlavo di attività poliedrica questo intendevo: in un fine settimana abbiamo sviluppato ben tre attività, ognuna con finalità ben distinte, ma interconnesse tra loro.

Siamo riusciti a coinvolgere oltre 160 persone in due giorni e questo risultato è andato oltre le più rosee aspettative: l’impegno profuso dagli Accompagnatori è stato molto, ma il risultato ripaga dalla fatica.

È una attività, questa coi piccolissimi e le loro famiglie, alla quale il CAI crede molto e per la quale si sta spendendo molto su tutto il territorio, e i riscontri avuti sono molto incoraggianti.
Ma è giunto il momento, credo, di analizzare i risultati del nostro attendamento a misura di Aquilotti.

Innanzitutto una domanda ai genitori, che è una sorta di provocazione: chi di voi ha mai provato a dormire una notte in una radura nel bosco all’età dei vostri figli? E poi, quelli che hanno provato, non vengano a dire che non avevano una certa paura!
I nostri cuccioli già dal sabato mattina, quando siamo partiti, erano ipereccitati, adrenalina a mille ed incontenibili.
Fortunatamente il viaggio in pullman è stato breve e così i timpani, e la pazienza, degli Accompagnatori, hanno retto abbastanza bene!
Ovviamente appena giunti nel meraviglioso luogo destinato al nostro attendamento hanno dato sfogo a tutta la loro esuberanza, piacevolmente stupiti della vastità dello spazio a loro disposizione.

Il momento del pranzo è stato più una pro forma in quanto panini, merendine e spuntini vari hanno cominciato a girare appesa scesi dal pullman.
È chiaro che, oltre al gioco che ben ci sta, ci sono anche dei “lavori” da portare a termine e così, a piccoli gruppetti, hanno partecipato all’allestimento del campo.

Dopo una merenda a base di caldarroste abbiamo avuto modo di partecipare ad una attività che non esito a definire una vera “chicca”: grazie all’interessamento dell’amico Maurizio, il proprietario del bosco e della baita, è venuto a trovarci Alessandro, un grandissimo esperto di cervi e di natura, che ha intrattenuto i bambini con i suoi avvincenti racconti sulla vita e le abitudini di questi animali.

Avrei voluto, in quel lasso di tempo, fare in modo che i genitori fossero stati lì, ovviamente nascosti, per assistere al comportamento del gruppo: al termine dell’attività sia Alessandro che Maurizio hanno fatto loro i complimenti per l’interessamento dimostrato e le molte domande che sono uscite. Una grande soddisfazione per tutti noi.

Altro gioco in attesa della cena e qui magari qualcuno ha cominciato a rendersi conto che, nel posto dove eravamo, non c’era la mamma a preparare la cena e, cosa ovvia, a chiederci se volevamo i fusilli arrotolati verso destra oppure quelli arrotolati verso sinistra.
Alcuni miti legati alla bellezza della vita in tenda al di fuori dei campeggi organizzati e gestiti, sono così crollati. Dove eravamo noi non c’era la pizzeria e neanche il ristorante; e non c’era nemmeno la coca cola! Sembra incredibile ma nel 2019 esistono ancora delle realtà simili. Poveri bambini in che mani son finiti.
Dopo cena, una cena quasi “intima” dato che si è svolta al lume di…frontale, i bambini hanno dato prova della loro immensa curiosità quando siamo andati nel bosco, al buio e in silenzio, a sentire il bramito dei cervi.
Io riesco a immaginarmi cosa provassero a trovarsi in quel luogo dove, tolta quella della luna, non c’era altra luce a rischiarare la scena.

Provate anche voi genitori a fare mente locale a come cambia la percezione di un ambiente vissuto di giorno, con la luce del sole e i rumori che, ormai, fanno parte della nostra vita di tutti i giorni, e lo stesso ambiente vissuto di notte, al buio e con un sottofondo che, svaniti ormai i rumori che sono parte integrante di noi: le campane in lontananza; una macchina che passa sulla strada più in alto oppure un clacson che suona, ci propone tutti dei rumori, ma questi forse sarebbe meglio chiamarli “suoni”, ai quali, purtroppo quasi più nessuno di noi è abituato: il bramito del cervo in amore, molto simile al ruggito di un leone; il verso della civetta appollaiata sull’albero che sta curiosando su cosa mai ci fanno tutti quei bambini nel bosco di notte. Forse che con il suo verso stia avvisando gli abitanti della foresta che non ci sono pericoli? E poi il rumore delle zampette che si muovono agili e veloci sulle foglie secche, forse un ghiro? Oppure un tasso, chissà! Ognuno di questi “suoni” procura emozioni forti e, perché no, anche attimi di paura.
Ma i nostri aquilotti sono stati veramente bravi e ancora una volta hanno ricevuto i complimenti da coloro che ci accompagnavano.

E poi, ovviamente, arriva il momento di andare a dormire e qui torniamo alla provocazione iniziale: provate voi ad andare a dormire in tenda, in un bosco buio e con i cervi che sembrano nella tenda di fianco tanto fanno casino.

I bambini ci sanno sempre stupire e anche in questo caso ci sono riusciti: non ci sono state difficoltà di sorta e, nel limite del possibile, la notte è trascorsa in modo tranquillo.
La mattina, dopo il crollo di un altro mito che prevede, a casa, la colazione con la tal tortina, molto reclamizzata e alla quale è abbinato il giochino del momento, piuttosto che con i biscotti a forma di chissà cosa, colazione che ovviamente non è stata così, ci siamo rimessi giocare in attesa dell’arrivo dei genitori e degli altri partecipanti alla castagnata.
Il resto è cosa nota e non degna di commenti da parte mia.

Mi auguro, ma certamente è stato così, che i vostri bambini vi abbiano raccontato tutto quello che in questi due giorni hanno vissuto. Da parte nostra, noi Accompagnatori non possiamo che essere molto soddisfatti del risultato ottenuto: avevamo delle aspettative, delle situazioni da verificare “sul campo” e, molto discretamente, le abbiamo monitorate e siamo rimasti piacevolmente sorpresi dei risultati.

Forse l’ho già scritto in altre occasioni, non ricordo bene, (forse la memoria che, correlata all’età comincia a cedere), ma a me questo gruppo piace, mi piace molto perché è assai eterogeneo e tutti dimostrano interesse e curiosità, caratteristiche fondamentali in bambini della loro età.
È un gruppo che, chiaramente con i tempi dovuti e le modifiche che sicuramente interverranno, può andare lontano.

Concludo ringraziando ovviamente in primis i bambini che ci seguono in tutte le avventure che proponiamo loro; un grazie anche a voi genitori che, affidandoci il bene più prezioso che avete, dimostrate di avere fiducia in noi e di credere nella nostra proposta educativa.
Un grazie particolare allo zio Pino, forse non tutti i genitori lo conoscono ma i bambini si, lo conoscono ed è veramente insostituibile. Grazie alla Giusy, che ci segue sempre e si accolla i lavori che man mano si presentano.

E per finire un grazie ai miei colleghi Accompagnatori, sempre presenti nel momento del bisogno e sempre molto professionali. Grazie anche ai nostri nuovi “futuri accompagnatori” che stanno iniziando in questo periodo il percorso che li porterà un giorno a prendere il nostro posto nell’Alpinismo Giovanile del CAI di Melzo, e a far ri-partire quello del CAI di Cassano d’Adda.
Anche per loro è stata la prima esperienza di una due giorni in tenda nello stile Alpinismo Giovanile, e delle impressioni che ne hanno ricevuto, e delle loro considerazioni, ne farò tesoro.
   
ANAG Valerio Grigis
CAI Melzo

L’Alpinismo Giovanile del CAI e la sua naturale evoluzione

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