La quarta sessione del Congresso CAI

Tema dell'incontro: "Sviluppo della montagna"

Il tavolo della quarta sessione

Ha preso il via intorno alle 12.30 di sabato 21 settembre la quarta sessione del 99° Congresso CAI, preceduta da un breve intervento di Gianni Torrenti, Assessore alla Cultura della Regione Friuli Venezia Giulia, che ha ribadito l'importanza di dare centralità alla montagna nelle politiche economiche e amministrative e di stabilire un rapporto continuo con il CAI per progettare insieme un futuro efficace.

A moderare la sessione Ester Cason Angelini, a Udine in rappresentanza della Fondazione Angelini nonché in qualità di socio fondatore e consigliere delegato di Rete Montagna, associazione internazionale di Centri di studio sulla Montagna, cui afferiscono prestigiosi istituti di ricerca scientifica, culturale e artistica interessati allo studio della montagna e della vita di montagna.

Nel suo intervento introduttivo, Angelini ha preso spunto dal tema della cultura come volano economico, già ampiamente dibattuto nella sessione precedente, per ricordare la necessità per i club alpini di impegnarsi a circoscrivere e mettere in risalto la montagna, muovendosi nell'ambiente circostante "non come corpo estraneo, ma con particolare attenzione alla storia, la natura, la cultura e l'economia del territorio", sottolineando a questo proposito come a fronte della ben nota carenza di risorse delle regioni alpine esista un capitale umano di grande qualità in grado di impegnarsi per promuovere lo sviluppo del territorio montano: come ha ricordato la stessa Angelini, vi sono infatti club alpini che si impegnano ad esempio sul fronte del ripopolamento della montagna o che contribuiscono a forme di turismo sostenibile favorendo percorsi e soggiorni.

Sono seguite quindi due testimonianze volte a fornire esempi concreti delle direzioni da seguire. In primis è intervenuto Cassiano Luminati dell'Associazione Polo Poschiavo, che ha portato come esempio di integrazione tra cultura e sviluppo la testimonianza della Valposchiavo, regione svizzera del Cantone dei Grigioni in cui le politiche agricole, turistiche e energetiche sono improntate a modellare un futuro ecosostenibile.

Una regione, quella della Valposchiavo, che "non vuole essere un museo, ma vivere nella contemporaneità", e che la cui risorsa principale è il paesaggio, per l'80% patrimonio Unesco. Un paesaggio che si vuole mantenere vivo e produttivo, grazie all'applicazione di uno strumento completamente nuovo nella pianificazione territoriale: un concetto di utilizzo dello spazio agricolo dove l'assegnazione di terreno "libero" è sottoposta a procedure per trovare accordi tra tutti gli interessi della regione, dagli imprenditori edili, alle aziende idroelettriche, fino al settore agricolo. A ciò si affiancano l'introduzione di limiti all'espansione dei centri abitati, la particolare attenzione all'aspetto della tutela delle acque, l'importanza dell'agricoltura 100% Bio e l'uso delle nuove tecnologie per la formazione, nonché una serie di interessanti progetti transfrontalieri.

E' stata poi la volta di Stefano Lucchini, sindaco di Sauris, che ha esposto il modello di quella che è considerata a tutti gli effetti una perla della montagna friulana. Il borgo nel cuore della Carnia, isola linguistica germanofona e definito da Ester Cason Angelini "esempio luminoso di albergo diffuso", ha saputo volgere a proprio favore una situazione difficile come il cambiamento radicale nelle condizioni di vita che fece seguito allo spopolamento di massa avvenuto negli anni '60 e '70. L'amministrazione comunale di Sauris ha applicato nel tempo un piano virtuoso di recupero di immobili che sono stati ristrutturati e messi a disposizione della comunità come albergo diffuso, secondo il modello - estremamente flessibile - di una ricettività alberghiera orizzontale in cui l'intera comunità è artefici dello sviluppo del territorio.

A seguire ha portato il suo contributo Edi Sommariva, responsabile del Settore Turismo della Regione Friuli Venezia Giulia, che partendo da considerazioni di carattere locale ha poi ampliato il discorso con un auspicio più ampio. Sommariva ha inizialmente ricordato come il turismo sia l'unica vera chance di sviluppo della regione montana del Friuli, sottolineando però come al momento il turismo montano rappresenti appena il 10% del turismo regionale. Le poche situazioni di "successo" sopravvivono impostando una politica di turismo legato agli eventi, ma il nuovo turismo di montagna, secondo Sommariva, deve garantire piuttosto una sorta di "ritorno alle origini", recuperando la dimensione mitica delle Alpi. Il volano del turismo deve svilupparsi a partire da chi vive la montagna e la conosce meglio degli altri: il cittadino della comunità montana deve aspirare a creare un senso della narrazione per coinvolgere il turista e rendere la sua comunità una destinazione attrattiva, perché nell'economia dell'esperienza ci si fonda su produzione e scambio di ciò che fa battere il cuore, e il turismo - fabbrica di ricordi - non si fa senza cuore.

All'intervento di Sommariva ha fatto seguito una serie di brevi contributi, fra cui ricordiamo l'intervento del sig. Franco Capraro, rappresentante del CAI nel Club Arc Alpin che ha introdotto l'iniziativa - voluta dal Club Alpino Austriaco - dei Bergsteiger Dorfer, i "villaggi alpinistici" che garantiscono un'offerta turistica professionale grazie al giusto equilibrio tra paese, natura che lo circonda e aziende agricole. 

A chiudere la sessione è stato l'Onorevole Enrico Borghi in rappresentanza dell'Intergruppo Parlamentare per la Montagna, cui aderiscono 127 deputati e senatori di differenti schieramenti politici. Borghi ha invitato calorosamente a "rompere le pigrizie mentali", a non pensare in una logica di assistenzialismo e a portare su scala di modello gli esempi virtuosi; serve, ha sottolineato l'Onorevole, un nuovo modello culturale che riconosca il sistema di valori che la montagna garantisce a tutto il territorio e lo sviluppi in una logica di sostenibilità e riproducibilità.

Segnala questo articolo su:


Torna indietro