La palestra di roccia di Avigliana: tutto quello che c'è da sapere su questo luogo

Due Soci CAI descrivono una falesia con una quarantina di vie, "un luogo ideale per apprendere la tecnica dell’arrampicata perché, tolte le nevicate eccezionali, si può arrampicare tutto l’anno ed è facilmetne raggiungibile".

La palestra di Avigliana

5 febbraio 2018 - La falesia o palestra naturale di roccia ad Avigliana è un luogo ideale per apprendere la tecnica dell’arrampicata perché è un sito in cui (tolte nevicate eccezionali) si può arrampicare tutto l’anno e si arriva praticamente in auto alla falesia in oggetto.

Infatti la quota modesta (380 m circa) e la posizione riparata dai venti ne fanno un luogo ideale, in particolare per le mezze stagioni e per le giornate invernali. Si tratta di un anfiteatro roccioso derivato da una vecchia cava di pietre che è diventata una conosciuta palestra di roccia di “serpentino”. Consta di una quarantina di vie di arrampicata, alte dai 15 ai 30 metri, che hanno rappresentato un campo di attività importantissimo già negli anni '60. Le difficoltà variano dal III° grado della scala UIAA al 7a scala francese, anche  se la maggio­ranza delle vie è sotto il VI grado.

L'attrezzatura è composta da fittoni resinati e catene con moschettoni per le calate. Per sicurezza i moschettoni sono stati bloccati, quindi per ancorarsi alla cima e poter scendere bisogna slegarsi e rilegarsi, facendo passare l’intera corda attorno al moschettone di calata, è quindi d’obbligo avere un cordino di circa 2 metri con moschettone a ghiera per l’autoassicurazione alla catena di calata. La palestra è stata frequentata da figure di primissimo piano dell'alpinismo internazionale quali: Walter Bonatti (1930 - 2011, anche esploratore e giornalista, soprannominato «il re delle Alpi», una delle figure eminenti dell'alpinismo mondiale che aprì su questa parete una breve via sotto gli occhi delle Telecamere del­la RAI), Gianpiero Motti (1946 - 1983, anche scrittore, membro del Club Alpino Accademico Italiano e del "Grou­ pe de Haute Montagne", ispiratore del movimento alpinisti­co filosofico denominato "Nuovo Mattino" e direttore della Rivista della Montagna dal 1975 al 1977), Mike Kosterlitz (classe 1942, fisico scozzese, già allievo del Politecnico di Torino, fortissimo arrampicatore, premio Nobel per la fisica anno 2016) e il valsusino Giancarlo Grassi (1946 - 1991, anche guida alpina, pioniere dell'arrampicata su ghiaccio), che è stato uno dei sostenitori del riutilizzo della palestra rimasta chiusa per più di trent'anni. Le speranze di Grassi si sono realizzate grazie all'impegno del Comune di Avigliana e del C.A.I. locale (che tuttora ne cura la gestione e la manutenzione).

La prestigiosa falesia è stata non solo riaperta ed inaugurata nel novembre 2009, ma anche ri­pulita e riattrezzata per mano delle guide alpine della Valle. L'ex cava è stata una dei primi luoghi del torinese ad essere utilizzato per l'arrampicata grazie alla qualità della roccia, alla vicinanza al capoluogo, all'estrema comodità di accesso e non per ultima la possibilità di arrivarci in treno.

Accesso: in auto si raggiunge via IV Novembre e si parcheggia nel nuovo spazio adibito a parcheggio proprio accanto alla stradina chiusa al traffico che costeggia la recinzione di una casa e si raggiunge la "ex cava". Dalla stazione ferroviaria invece occorre percorrere via Aldo Camino (che inizialmente è parallela alla ferrovia) per raggiungere il par­cheggio sopra citato.. Tempi di percorrenza: 3 minuti da "La Fabrica", poco oltre i piazzali dedicati a Peppino Impastato ed Emanuela Lai limitrofi a "La Fabrica", centro socio - culturale polifunzionale, posto a 1O minuti a piedi dalla stazione.
In questi giorni (vista la grande disponibilità e particolare attenzione che il Comune di Avigliana presta all’escursionismo e alpinismo in tutte le sue forme) abbiamo chiesto quale “chicca finale” all’attuale amministrazione, di valorizzare e attrezzare un sentiero (unica perla mancante, se così la si può definire). Infatti al fine di poter accedere alla cima di tale parete rocciosa più agevolmente si ravvisa l’importanza di aprire (con relativo cartello indicatore) il sentiero di accesso alla cima, ripulendolo anche con l’aiuto di volontari (tra cui i sottoscritti) e attrezzando i punti critici che si superano accanto alla rete divisoria dai terreni presumibilmente privati. Tale nostra richiesta nasce dal fatto che essendo degli assidui frequentatori della palestra abbiamo avuto modo di parlare con diversi alpinisti alle prime armi, che disertano per tali motivi questo luogo di allenamento e approccio alla scalata, dopo averla già conosciuta, in quanto alcuni non sono in grado “da primi in cordata” di salire le sue vie di roccia senza sicurezza dall’alto, anche se conoscono i sistemi di ancoraggio e di progressione in cordata. Presumiamo che se il motivo per cui non è stato ancora ideato tale sentiero è per oggettive responsabilità dovute al fatto che durante l’ancoraggio dall’alto potrebbero succedere eventuali incidenti; questa preoccupazione riteniamo sia però da escludere in quanto l’uso di tale palestra naturale implica ovviamente dei rischi in caso di manovre o assicurazioni sbagliate durante la salita di qualunque via e il cartello posto dal Comune e dal CAI di Avigliana ben specifica che nessuna responsabilità può ricadere su terzi (Comune, proprietari dei terreni, CAI, ecc...) per uso incauto delle attrezzature o incidenti di qualunque genere. Quindi il sentiero servirebbe solo ad agevolare a più persone l’uso di tale parete rocciosa molto apprezzata e frequentata anche da alpinisti non aviglianesi. Al massimo si potrebbe aggiungere sul cartello la scritta: “Questo sentiero conduce alla cima di una parete rocciosa con a lato strapiombi non protetti, da evitare a escursionisti sofferenti di vertigini e minori non accompagnati da persone esperte”.

Per finire uno degli autori di quest’articolo (Alberto) vuole evidenziare con queste significative parole come è addivenuto al mondo dell’arrampicata: “Grazie all’amico coautore Lodovico che mi ha fatto scoprire questo meraviglioso angolo naturale adibito all’arrampicata, ho perso le mie paure causate dalle vertigini che avevo anche su alcune “Vie Ferrate” particolarmente esposte. Il merito di questa mia “miracolosa guarigione” va a Walter Marchisio, figlio d’arte di Lodovico, il quale è riuscito, nei passaggi più difficili di alcune vie da lui scelte con oculata perizia e buon senso, ad auto concentrarmi e coordinarmi nei movimenti atti a farmi perdere le mie più ancestrali paure. Vorrei ringraziare attraverso questa redazione, Walter per avermi dedicato un intero pomeriggio al fine d’impartirmi le nozioni “base” dell’arrampicata su roccia, grazie alla sua preparazione culturale e pratica. Preparazione che a Walter gli è derivata frequentando vie alpinistiche di un certo impegno e lunghezza, già a 8 anni con il papà Lodovico.Tecnica poi affinata grazie alla sorella Stella, “campionessa di free-climbing” che ha primeggiato per anni nell’arrampicata sportiva italiana, attualmente trasferitasi in Canada per continuare questa sua passione anche in ambito lavorativo”.

A cura di Lodovico Marchisio e Alberto Rossignoli

 

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